lunedì 25 maggio 2015

Renzi: è vittoria pure un 4-3 In bilico Liguria e Campania Salvini: sarò io l’anti-premier

Renzi: è vittoria pure un 4-3 In bilico Liguria e Campania Salvini: sarò io l’anti-premier (CARMELO LOPAPA)

RenziIl leader del Pd corregge il precedente pronostico del 6-1 Alfano attacca il capo della Lega: inadatto a guidare il Paese.

ROMA – Sei giorni al voto e la strategia del rush finale si gioca anche sul filo della prudenza. Matteo Renzi che l’altro giorno in Veneto aveva parlato di un rotondo 6-1 da quasi cappotto nelle sette regioni, ora ridimensiona le previsioni. Forse per scaramanzia, ma parla di un 4-3 che presupporrebbe la temuta sconfitta del Pd in Liguria, in cui la renziana Paita è alle prese con il candidato civatiano Pastorino: derby a sinistra che potrebbe beneficiare il forzista Toti. Quel ko è proprio il risultato che il premier vuole scongiurare a tutti i costi. L’altro fronte che preoccupa è la Campania, mentre vengono ritenute più probabili le vittorie in Toscana, Umbria, Puglia e Marche.
«Per noi amanti del calcio il 4-3 evoca ricordi fantastici, con il piattone di Rivera e la Germania eliminata — la prende alla larga con metafora calcistica Renzi in un’intervista al Secolo X-IX —. Da quando sono segretario abbiamo recuperato quattro regioni alla destra, superato il 40 per cento alle Europee, recuperato molte città. Fosse un 4-3 sarebbe comunque una vittoria per il Pd. Ma credo che andrà meglio». Allarme Liguria? Il segretario Pd più volte in questi giorni ha stigmatizzato il rischio che la sinistra consegni un’insperata vittoria in quella regione a Berlusconi. Non a caso sarà ancora in Liguria oggi, a La Spezia, al fianco della Paita. Il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, frena sul peso delle regionali: «Penso che in ogni caso l’esito del voto non influenzerà il futuro del governo ». Prima di raggiungere la Liguria il premier andrà al cimitero militare americano di Impruneta, a San Casciano Val di Pesa in provincia di Firenze, per chiudere quel che Renzi chiama il mese della memoria e partito con la visita a Marzabotto alla vigilia del 25 aprile.
Sul fronte opposto, Matteo Salvini pregusta il sorpasso e la leadership della coalizione. Nulla sarà più come prima da lunedì prossimo, lascia intendere. Intervistato dalla Annunziata a “In 1/2”, si dice pronto a sfidare Renzi. «Se gli elettori andassero a votare e noi fossimo i secondi, io ci sono, non mi tiro indietro». Berlusconi da rottamare? «Io non rottamo nessuno, ma se la Lega sarà il primo partito politico alternativo a Renzi — risponde il capo del Carroccio — tutti, Berlusconi compreso, ne prenderanno atto». E assicura che la Lega non è solo il partito del “no”, garantisce al governo sostegno se rimetterà mano alla riforma delle pensioni, per esempio ripescando il ddl del pd Damiano, e perfino sull’eventuale intervento italiano in Libia. Ma Salvini da Fi è percepito come il pericolo numero uno, la sua ascesa ormai ostile al progetto che ancora ieri sera da Fazio Berlusconi ha tentato di illustrare: un rassemblement dei moderati ma senza primarie. Le primarie invece il leader leghista le vuole eccome. Il capogruppo al Senato Paolo Romani attacca a nome dei forzisti: «Salvini è la protesta, non le soluzioni». Angelino Alfano rincara: «Nessun grande Paese occidentale affiderebbe a uno come Salvini il proprio destino».
Da La Repubblica del 25/05/2015.

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