sabato 2 maggio 2015

Renzi mattatore, Francesco leader

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COMMENTO

Renzi mattatore, Francesco leader

Il premier ha vinto la sua sfida dell'ottimismo, ispirata allo slogan "l'Italia può farcela". Ma il discorso politico più profondo è - di nuovo - quello arrivato dal Papa 

DI LUIGI VICINANZA
Renzi mattatore, Francesco leader

L' Expottimismo di Matteo Renzi rischiara una giornata altrimenti umida e grigia. Pazza primavera: il Primo Maggio ha i colori dell'autunno. Caldo. Le Frecce Tricolori, appena il premier ha finito di annunciare «l'Expo 2015 è ufficialmente aperta», stampano su un cielo opaco un'allegra scia colorata bianco rosso e verde. Applausi e orgoglio nazionale. «Oggi inizia il domani dell'Italia», scandisce Renzi. E sulle note di "Fratelli d'Italia" corregge, insieme al coro di voci bianche, l'ultima strofa dell'inno di Mameli «Siam pronti alla vita».

Effetto da ingresso trionfale davanti a un parterre affollato per l'eccezionalità dell'evento. Ci sono gli ex di rango: Napolitano, Prodi, Monti, D'Alema. Manca Letta, ma un bel pezzo di governo in carica si gode la giornata, con il ministro Maurizio Martina - un tempo bersaniano fedele - alla destra di Renzi per tutto il tempo. In fondo, lui lombardo e titolare dell'Agricoltura, si considera il depositario delle tematiche politiche condensate in questa esposizione universale: come sfamare i poveri della terra nel rispetto della natura e dell'ambiente.

Ma Renzi dosa con sapienza i ringraziamenti. Napolitano, ovviamente, che tanto si è speso affinché rispettassimo l'impegno internazionale. E, sparigliando le appartenenze, loda Letizia Moratti la quale da sindaco si è battuta per la candidatura di Milano. Prima di questi due nomi un confidenziale «Grazie Beppe», rivolto a Giuseppe Sala, il commissario chiamato per salvare l'esposizione da scandali e brutte figure. Commenta in diretta un navigato esponente del Pd: «È un'investitura. Sala sarà il candidato di Renzi ala poltrona di sindaco...».

Nel centro di Milano, mai così distante dall'area della Fiera di Rho, la contestazione tracima nella violenza di piazza. Insulsa, cieca, fascistizzante .
All'Expo, appena terminata la cerimonia ufficiale, il grande evento si colora di stupefacente originalità: un misto tra un'allegra Disneyland è un sofisticato outlet. Il successo del primo giorno è innegabile. Renzi si toglie subito la soddisfazione di ridicolizzare «i professionisti del non-ce-la-faremo-mai». Guardate un po', sottintende il premier, di che cosa siamo capaci. Di che cosa è capace il suo governo. Lo stellone italico da Milano risplende su tutto il Belpaese. Congiure, risse e voti di fiducia sono lontani. I 38 dissidenti della fronda Pd alla Camera finiscono annacquati nel bagno di folla del premier.

Dove vedi una carovana di fotografi, cineoperatori e curiosi a caccia di selfie, lì c'è Renzi: «Matteo, dai, sali sul palco e pedala con noi», gli grida un entusiasta animatore di un giro d'Italia in cyclette per salutisti in visita all'Expo. Ma Renzi è più veloce, tira diritto, saluta e continua spedito il suo giro del mondo in un solo giorno. Da un padiglione all'altro, da una nazione europea a una asiatica, passando per le Americhe, il presidente stringe mani, intreccia relazioni, si fa ambasciatore dell'Italia e di se stesso. È il giorno del successo. Atteso. Temuto. Finalmente goduto.

I ritardi sono un ricordo archiviato tra le polemiche. Anche se i dettagli tradiscono l'ansia da prestazione. Indicazioni sballate, calcinacci non ancora rimossi, attrezzi di lavoro dimenticati o forse solo dismessi nell'ora dell'ufficialità per poi tornare utili con l'inizio della settimana. Chissà. Osservazioni da pignoli. Roba da gufi. Il colpo d'occhio impressiona. C'è da perderci la testa.

Le architetture affascinano quanto l'esotismo di paesi lontani. Un folksinger kazako suona una tarantella napoletana: effetto globalizzazione. Cibo e tradizioni. Ecosostenibilità e innovazione. Ė venuto il momento di entrare in profondità nelle questioni. Eccole. Pane e dignità; lavoro e solidarietà: il discorso più forte, a sorpresa, lo pronuncia in diretta video dal Vaticano Papa Francesco.
"Che Dio ci doni l'amore per condividere il pane, il nostro pane quotidiano e la dignità del lavoro ad ogni uomo e ad ogni donna". E' l'auspicio che Papa Francesco ha trasmesso in collegamento alla platea presente all'inaugurazione di Expo 2015. Il Pontefice ha voluto ricordare, in particolare, "tutti quelli che hanno lavorato per l'Esposizione Universale, i più nascosti, i più anonimi, che grazie a questo evento hanno guadagnato il pane da portare a casa"

È il più politico tra i discorsi politici. Ricorda il paradosso dell'abbondanza: mai tanto cibo sulla terra, ma non per tutti. Anzi. E si augura che i visitatori dell'Expo trovino un attimo per ricordare i volti di chi ha fame. E già, perché oltre l'eleganza dei padiglioni e delle merci esposte, questo è lo scopo ultimo dell'Expo. Ancora una volta i leader dell'Occidente si ritrovano scavalcati - “a sinistra”, si sarebbe detto un tempo - da un pontefice giunto dalla fine del mondo. Il più leader tra i leader della Terra.

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