domenica 24 maggio 2015

Renzi sogna il sindacato unico rivolta di Cgil, Cisl e Uil “Come nei regimi totalitari”

Renzi sogna il sindacato unico rivolta di Cgil, Cisl e Uil “Come nei regimi totalitari” (Paolo Griseri)

RenziCamusso: un pensiero che non fa parte della modernità Scontro sui contratti. Draghi: Bce non dice ai governi cosa fare.

ROMA -Matteo Renzi infiamma il dibattito sul lavoro. Venerdì sera, intervistato da La7, il premier aveva attaccato: «Spero che tra i sindacati si possa tornare a discutere e che prima o poi si arrivi a un sindacato unico e a una legge sulla rappresentanza senza sigle su sigle, su sigle». Poi un frontale con il leader della Fiom, Maurizio Landini: «Marchionne dimostra che la scommessa della Fiom è una sconfitta. Ha riaperto le fabbriche e batte Landini 3 a 0». Frasi destinate a far divampare la polemica alla vigilia del nuovo incontro tra il ministro del lavoro, Giuliano Poletti, che mercoledì ha convocato le parti sociali per discutere sui decreti attuativi del jobs act. Nella stessa giornata è prevista la visita dello stesso Renzi a Melfi, accompagnato dall’ad di Fca, Sergio Marchionne.
Una scelta di campo, alla luce delle ultime dichiarazioni del premier.
L’idea del sindacato unico provoca reazioni durissime nei tre sindacati confederali: «Cose che si vedono nei regimi totalitari», commenta il leader della Uil, Carmelo Barbagallo. Altrettanto dura Susanna Camusso: «La concezione del sindacato unico è tipica dei regimi totalitari, è concettualmente sbagliata perché presuppone che i diversi soggetti del mondo del lavoro siano ridotti a un pensiero unico che non è certo indice di modernità. Al contrario – conclude il segretario della Cgil – il tema da affrontare è quello di un sindacato unitario», in sostanza un sistema in cui le differenti sigle trovino una linea di azione comune.
Polemico Barbagallo: «Anche nel fronte imprenditoriale, dove c’è una pletora di associazioni, Renzi pensa a un unico sindacato.
Sembra che il premier voglia far prevalere anche nel sindacato l’idea dell’uomo solo al comando».
Più cauta ma non meno critica la posizione della Cisl. Anna Maria Furlan risponde a Renzi che «non serve alzare polveroni o gettare benzina sul fuoco. Piuttosto il governo si occupi dei problemi veri, a partire da crescita e lavoro».
Nel mirino delle polemiche anche le dichiarazioni del presidente della Bce, mario Draghi, che da Sintra aveva invitato i Paesi europei a spingere sulla contrattazione aziendale: «La contrattazione in fabbrica – aveva detto Draghi – garantisce l’occupazione di più di quanto non abbia fatto il contratto nazionale». Frase che aveva provocato reazioni anche perché in Italia molto spesso è solo il contratto nazionale a tutelare i lavoratori. La Cgil ha giudicato la ricetta «una soluzione arretrata».
Ieri Draghi ha precisato che «la Bce non intende dire ai governi che cosa devono fare».
Da La Repubblica del 24/05/2015.

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