venerdì 8 maggio 2015

Rischio illegalità per migliaia di richiedenti asilo

da il manifesto
POLITICA

Rischio illegalità per migliaia di richiedenti asilo

La cro­naca dei nau­fragi di chi tenta di attra­ver­sare il Medi­ter­ra­neo per chie­dere asilo nei paesi euro­pei ci ha abi­tuati all’idea che, una volta rag­giunta l’Italia, tutte le dif­fi­coltà sva­ni­scano. Ma non è così. Per dimo­strarlo baste­rebbe visi­tare anche solo uno dei Cas (cen­tri di acco­glienza straor­di­na­ria) o un qua­lun­que Cara (cen­tro di acco­glienza richie­denti asilo e rifu­giati) per ren­dersi conto delle con­di­zioni dif­fi­cili in cui sono costrette a vivere cen­ti­naia di per­sone in attesa di com­ple­tare l’iter per la richie­sta di asilo. Tra­la­sciando però que­sto aspetto dell’accoglienza, ci sono altri fatti che stanno acca­dendo in alcune città ita­liane che ben rap­pre­sen­tano il per­corso a osta­coli (a volte insu­pe­ra­bili) che carat­te­rizza la vita dei pro­fu­ghi in Ita­lia. Uno di que­sti riguarda Roma, dove da qual­che mese i tito­lari di per­messi di sog­giorno in sca­denza stanno riscon­trando dif­fi­coltà nel rin­novo se si tro­vano sprov­vi­sti del cer­ti­fi­cato di resi­denza. Per com­ple­tare quella pra­tica, infatti, è neces­sa­rio comu­ni­care agli uffici della que­stura un indi­rizzo a cui far per­ve­nire le comu­ni­ca­zioni. Un pas­sag­gio che, fino a ora, quando non poteva essere com­piuto auto­no­ma­mente, veniva risolto gra­zie ad alcune orga­niz­za­zioni auto­riz­zate che cor­re­vano in soc­corso rila­sciando un cer­ti­fi­cato di resi­denza.
Per una dispo­si­zione della Que­stura di Roma quelle resi­denze, con­si­de­rate <TB>«virtuali», non sono più valide per il rin­novo del per­messo di sog­giorno, ai sensi dell’art. 10bis della legge 07/08/1990 n. 241, come ripor­tato nelle let­tere rila­sciate dall’Ufficio immi­gra­zione in rispo­sta alla richie­sta di rin­novo. La moti­va­zione è legata al fatto che quell’indirizzo non cor­ri­spon­de­rebbe alla dimora abi­tuale del richie­dente che dun­que risul­te­rebbe irre­pe­ri­bile qua­lora lo si cer­casse. Le nuove dispo­si­zioni pre­ve­dono che l’indirizzo for­nito nella richie­sta di rin­novo cor­ri­sponda a un domi­ci­lio effet­tivo, ma in molti casi, anche se il tito­lare del per­messo di sog­giorno ha un allog­gio, dif­fi­cil­mente è in grado di dimo­strarlo con la docu­men­ta­zione neces­sa­ria (con­tratto di affitto o ces­sione di fab­bri­cato o con la dichia­ra­zione di ospi­ta­lità).
L’effetto di tutto ciò è che diven­te­ranno pre­sto irre­go­lari migliaia di per­sone e tra que­ste anche molti tito­lari dello sta­tus di rifu­giati, in pos­sesso di un titolo per­ma­nente e la cui con­di­zione è para­go­na­bile a quella dei cit­ta­dini ita­liani. Ma l’aspetto che più pre­oc­cupa è che si creerà un vero e pro­prio com­mer­cio ille­gale di indi­rizzi di resi­denza falsi, con con­se­guente sfrut­ta­mento eco­no­mico di chi deve rin­no­vare il titolo di sog­giorno.
Arri­vati a que­sto punto il mini­stero dell’Interno dovrebbe chia­rire agli Uffici immi­gra­zione delle que­sture ita­liane come sia da inten­dere il signi­fi­cato di «dimora abi­tuale». Baste­rebbe una nota per affron­tare e sanare una situa­zione che rischia di esplo­dere. È giunta infatti l’ora di cor­rere ai ripari se non si vuole far pre­ci­pi­tare migliaia di per­sone nella irregolarità.

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