venerdì 8 maggio 2015

Ritrovato il barcone della strage

da il manifesto
POLITICA

Ritrovato il barcone della strage

Tripoli. La Marina ritrova il relitto della tragedia del Canale di Sicilia. In Libia ondata repressiva e pattugliamenti per allontanare un intervento armato. Per accreditarsi con l’Ue Tripoli arresta 600 migranti ma lascia liberi gli scafisti

Profughi arrestati a decine nei centri libici di Misurata 
Il relitto del bar­cone della morte che por­tava cen­ti­naia di pro­fu­ghi affon­dato nel Canale di Sici­lia il 18 aprile scorso è stato ritro­vato ieri 85 miglia a Nord-est dalle coste libi­che dalla marina mili­tare ita­liana. L’imbarcazione si tro­ve­rebbe a una pro­fon­dità di circa 375 metri. Una volta rile­vato il moto-pesca affon­dato, i cac­cia­mine Gaeta e Vie­ste sta­reb­bero pro­ce­dendo al suo recu­pero. È pos­si­bile che nella zona ci siano anche cen­ti­naia di cada­veri dei dispersi nel naufragio.
Il bar­cone, forse spe­ro­nato da una nave bat­tente ban­diera por­to­ghese e rove­scia­tosi durante il ten­ta­tivo di pre­stare un primo soc­corso ai migranti, avrebbe la lun­ghezza di appena 21 metri. Secondo la testi­mo­nianza dei 28 super­stiti del nau­fra­gio ai magi­strati cata­nesi che si occu­pano del caso, le vit­time sareb­bero state sti­pate nella stiva per mano dei con­trab­ban­dieri, sal­pati dal porto libico di Sabrata. La pro­cura di Cata­nia ha secre­tato imma­gini e risul­tanze sottomarine.
Ma ora pro­prio sul busi­ness dei migranti è par­tita l’offensiva di Tri­poli. Sono arri­vati prov­ve­di­menti senza pre­ce­denti per dimo­strare alla comu­nità inter­na­zio­nale chi comanda in Libia. Come al solito, tutto sulle spalle di poveri dispe­rati che scap­pano da gravi con­flitti già costretti a stare agli arre­sti per mesi nei fati­scenti bun­ker libici.
Inca­pace di pat­tu­gliare le coste occi­den­tali di Tri­poli, la Guarda costiera che risponde al par­la­mento deca­duto ma com­bat­tivo di Tri­poli ha dispo­sto ieri l’arresto di 600 migranti, anche donne e bam­bini, pro­prio nel porto di Sabrata, città a ovest della capi­tale libica. È para­dos­sale che ven­gano arre­stati i migranti e si lascino a piede libero sca­fi­sti, con­trab­ban­dieri e uomini senza scru­poli della mafia locale che fanno affari con il busi­ness delle migra­zioni, molto spesso per conto del gol­pi­sta Kha­lifa Haf­tar, epi­gono del pre­si­dente egi­ziano al-Sisi, appog­giato dal par­la­mento di Tobruk, che sta facendo di tutto per inne­scare un inter­vento armato in Libia. Che la noti­zia fac­cia comodo alla pro­pa­ganda tri­po­lina lo con­ferma anche la fonte citata dai media locali, il por­ta­voce del Dipar­ti­mento per l’immigrazione della poli­zia, Moha­med Al-Ghawail.
Ancora più insen­sato del gra­vis­simo arre­sto di migranti, appare l’altro prov­ve­di­mento che cor­ro­bora la sen­sa­zione che l’offensiva di Tri­poli serva solo agli isla­mi­sti mode­rati, appog­giati dalle mili­zie di Misu­rata e da una parte con­si­stente dell’esercito libico, per accre­di­tarsi agli occhi della comu­nità inter­na­zio­nale, rilut­tante a rico­no­scere il par­la­mento tar­gato Fra­tel­lanza musul­mana libica. Eppure anche il mini­stro degli Esteri ita­liano, Paolo Gen­ti­loni sem­bra cre­dere alle inten­zioni di Tri­poli auspi­cando «un coin­vol­gi­mento delle diverse auto­rità libi­che» (inclusi gli isla­mi­sti) per com­bat­tere il traf­fico di migranti.
Il governo del pre­mier dimis­sio­na­rio Omar al-Hassi aveva annun­ciato un piano in 5 punti che include il pat­tu­glia­mento armato dei punti di par­tenza dei pro­fu­ghi verso l’Italia. È vero che nella nota della poli­zia libica si fa anche rife­ri­mento al miglio­ra­mento dei fati­scenti cen­tri di deten­zione e all’intenzione di depor­tare i migranti nei paesi di ori­gine, dove ver­reb­bero arre­stati come diser­tori (è il caso eri­treo), o affron­te­reb­bero la guerra che dila­nia Mali, Soma­lia e Siria. Que­ste parole reste­ranno sicu­ra­mente sulla carta men­tre i pat­tu­glia­menti anti-migranti non potranno far altro che ren­dere ancora più tri­ste la sorte di per­sone già pro­vate da con­flitti e mesi di viag­gio in con­di­zioni disperate.
A chia­rire che l’offensiva tri­po­lina serva ad aggan­ciare l’Unione euro­pea ed evi­tare attac­chi mirati, è la richie­sta di coo­pe­ra­zione nella lotta all’immigrazione arri­vata ieri a Bru­xel­les e par­tita da Tri­poli. «È la nostra prio­rità», si legge nel comu­ni­cato desti­nato all’Ue ed ela­bo­rato a mar­gine di un incon­tro tra le muni­ci­pa­lità costiere libi­che. Le ammi­ni­stra­zioni locali avreb­bero chie­sto la crea­zione di una camera ope­ra­tiva di coor­di­na­mento per gestire i flussi migratori.
Nell’anarchia libica e nono­stante l’incongruenza di arre­sti e pat­tu­glia­menti som­mari, le pro­po­ste di Tri­poli risuo­nano come l’ultima chance per evi­tare un nuovo inter­vento inter­na­zio­nale in Libia e dare nuovo slan­cio al nego­ziato tra le parti, are­na­tosi sulla bozza nego­ziale che avrebbe asse­gnato a Tobruk la sede del par­la­mento. I filo-Haftar hanno fatto sapere ieri che l’unica solu­zione è tor­nare agli accordi siglati con l’Italia al tempo di Ghed­dafi. Eppure anche allora i migranti erano vit­time che anzi­ché morire in mare, cade­vano per stenti nel deserto libico o nei cen­tri di detenzione.

Dopo il golpe dello stesso anno, i governi libici hanno smesso di coo­pe­rare con le ope­ra­zioni Mare Nostrum prima e Tri­ton poi. È da lì che forse biso­gna ripar­tire prima di stig­ma­tiz­zare i pro­fu­ghi con arre­sti e per­se­cu­zioni sommarie.

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