lunedì 18 maggio 2015

Salvinismo, malattia
 senile del berlusconismo

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OPINIONI

Luigi VicinanzaLuigi Vicinanza

Editoriale

Salvinismo, malattia
 senile del berlusconismo

Forza Italia divisa, senza voti e iniziativa. La Lega populista ed estremista. L’assenza di una destra “normale” è un problema anche per il governo

Salvinismo, malattia
 senile del berlusconismo

L’Italia non avrà mai una destra normale. Quella che, con non poca enfasi, viene definita repubblicana, costituzionale, europea. Saldamente al governo nei paesi occidentali a noi vicini. No, non c’è bisogno di scomodare la Germania di Angela Merkel, sono tedeschi e quindi per noi inimitabili. O gli inglesi di David Cameron, hanno una consuetudine con la democrazia parlamentare antica di 350 anni e nessuno sulle isole britanniche si scandalizza se il premier dà vita a un governo monocolore pur avendo preso “solo” il 37 per cento dei voti; con il fresco Italicum qui da noi invece bisognerà superare la soglia del 40 per evitare il ballottaggio tra le due liste meglio piazzate, tanto per dire…

Insomma basterebbe guardare alla più latina Spagna dove Mariano Rajoy mescolando rigore lacrime e sangue e riforme spinte sta imprimendo al paese una crescita economica inimmaginabile in Italia: quasi due punti e mezzo quest’anno. Lì, dove la dittatura - quella vera e feroce - l’hanno subita davvero fino a 40 anni fa, non trova voce un Brunetta toreador, urlante contro la deriva autoritaria.

In Italia la destra post-berlusconiana è la caricatura di se stessa. Frantumata, inutilmente aggressiva, senza leadership. Punita oltre i suoi demeriti, enormi, da quel quattro per cento raccattato da Forza Italia nelle elezioni comunali di Trento, lì dove fioriva la Biancofiore (intesa come Micaela, fedele deputata azzurra). Vabbè, sarà stato pure un voto localissimo, ma il trend è stupefacente. Per un lungo ventennio il centrodestra egemonizzato dall’ex Cavaliere si è manifestato come un mix di populismo, retorica del fare, culto della personalità, scardinamento delle regole, il tutto condito da una politica estera ambigua e irrilevante; esatto contrario del liberalismo conservatore europeo. Oggi quell’eredità avvelenata è raccolta dalla Lega di Matteo Salvini, ambizioni nazionali ma capace di governare al massimo il Lombardo-Veneto. E comunque per tenere le due regioni deve affidarsi a due veterani come Roberto Maroni, già navigato ministro dell’Interno, e Luca Zaia, dall’incancellabile impronta democristiana. «Il sedicente centrodestra italiano è oggi un panorama di rovine, scialbo, litigioso, senza una proposta e senza un ancoraggio a una chiara cultura di riferimento» annota sul “Sole 24 Ore” Gennaro Sangiuliano, giornalista addentro alla cultura della destra novecentesca italiana.

Salvini dunque si manifesta come la malattia senile del berlusconismo. Cannibalizza quel che resta di Forza Italia, pianta bandierine in luoghi insperati, come è accaduto nel novembre scorso alle regionali dell’Emilia Romagna. Ma per ora, nonostante l’alleanza con il francese Front National di Marine Le Pen, è fuori da qualsiasi prospettiva di governo prossimo futuro. Restano così in palla i forzisti di lotta e di sottogoverno. Il già citato Renato Brunetta. O l’onnipresente Maurizio Gasparri. Hanno votato tutto ciò che c’era da votare con i loro gruppi parlamentari insieme al Pd, all’epoca del governo Monti - compreso il blocco delle pensioni bocciato dalla Corte costituzionale - eppure oggi rivendicano l’esatto contrario. L’opposizione per l’opposizione. Insuperabile una sbiadita riedizione dell’Aventino parlamentare in compagnia di improbabili compagni di viaggio, Cinque Stelle e deputati vendoliani, nel vano tentativo di far naufragare la riforma elettorale già approvata da loro stessi con slancio partecipativo al Senato.

Finché Renzi ha tenuto in vita il patto del nazareno, forza italia ha avuto uno scopo: condizionare il processo riformatore del premier. Scopo annullato con il suicidio politico realizzato dall’autoesclusione nell’elezione di Mattarella presidente. È talmente evidente la confusione in quella parte del campo che “il Foglio”, versione Claudio Cerasa, ha ripreso giorno dopo giorno a dar loro lezioni di politica. Con scarso profitto per ora.

L’assenza di una destra realmente di governo, conservatrice e moderata, rende insomma più fragile l’assetto istituzionale che il premier rottamatore sta costruendo con determinata lucidità. Viene meno un contrappeso parlamentare rappresentato da un’opposizione alternativa al Partito di Renzi. Sembra un paradosso, ma la destra che non c’è può rivelarsi un problema per lo stesso inquilino di Palazzo Chigi. Incoraggia demagoghi e populisti vecchi e nuovi. E dà spazio a quella che il segretario del Pd chiama sprezzante la sinistra masochista. L’unica in fondo capace di rianimare il suo contrario: la destra masochista.

Twitter @VicinanzaL

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