venerdì 15 maggio 2015

SCUOLA, ALTRO CHE DIALOGO: IL GOVERNO PRECETTA I PROF

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SCUOLA, ALTRO CHE DIALOGO: IL GOVERNO PRECETTA I PROF (di Salvatore Cannavò)

LA MINACCIA DEL GARANTE SUGLI SCRUTINI. NEL DDL ADDIO ART. 18 PER GLI ASSUNTI
La riforma della scuola approda alla Camera, ma invece di aperture e dialogo, i docenti ricevono la minaccia della precettazione se bloccheranno gli scrutini [clicca qui per leggere l’articolo di Francesco Merlo]. L’avvertimento arriva dal Garante sugli scioperi, Roberto Alesse, il quale ammette che al momento non è giunta alcuna comunicazione in tal senso. Se arrivasse, spiega, “noi faremo la nostra parte, assicurando il rispetto rigoroso della legge sul diritto di sciopero a tutela degli utenti”.
La precettazione, aggiunge, “in caso di blocco degli scrutini, sarebbe la via obbligata e doverosa per evitare la paralisi dei cicli conclusivi dei percorsi scolastici (esami di terza media, maturità, abilitazioni professionali)”. I docenti, quindi, sono avvisati.
La minaccia giunge nel giorno in cui la Camera ha cominciato la discussione generale del provvedimento con la relazione introduttiva della relatrice Maria Coscia e la replica della ministra Stefania Giannini. Dalle loro parole non si è percepita alcuna apertura né promessa di modifica dei punti più contestati. Anzi, sui poteri del dirigente scolastico, sull’alternanza scuola-lavoro e sugli altri punti giudicati da Renzi, nel suo video-intervento dell’altro giorno, come dirimenti, c’è stata una ribadita sottolineatura.
La scarsa disponibilità al dialogo la si è vista nel mancato accoglimento, da parte della maggioranza, dell’invito rivolto da Cgil, Cisl e Uil, di partecipare oggi alla loro assemblea di piazza che si terrà alle 16:30 al Pantheon, dietro Montecitorio. A parte Sinistra, Ecologia e Libertà o deputati dissidenti come Stefano Fassina, nessun altro ha risposto positivamente all’appello. I sindacati hanno confermato la mobilitazione anche per il 18 e 19 maggio, quando la legge arriverà alle battute finali, convocando uno speak-corner a Montecitorio che si annuncia molto partecipato.
Nella discussione di ieri, i deputati del Pd non hanno escluso del tutto alcune ulteriori modifiche. Si parla di inserire nel piano assunzioni anche gli “idonei” e non solo i vincitori del concorso del 2012, finora esclusi e ci potrebbero essere aggiustamenti al finanziamento mediante 5×1000.
Piccole cose, al momento, con la maggioranza orientata a far credere che i cambiamenti sostanziali potranno esserci solo al Senato. Ipotesi che però dipende dall’esito del voto delle Regionali. Se il Pd uscirà più forte, Renzi utilizzerà il risultato come prova che ha ragione. Solo una sua sconfitta potrebbe riaprire la partita. Stefano Fassina ha comunque annunciato ieri che se la riforma della scuola non cambia e non ascolterà le ragioni di chi protesta, abbandonerà il Pd.
Nella discussione di ieri, gli interventi più duri sono piovuti da Sel e dal M5S che hanno attaccato frontalmente le dichiarate volontà di dialogo da parte del premier a cui non è seguita alcuna offerta concreta. Silvia Chimienti, relatrice per i pentastellati, ha ricordato alla maggioranza che restano intatti i poteri del dirigente scolastico, resteranno in vigore le supplenze, non si è proceduto alle assunzioni per gli iscritti alle graduatorie di seconda fascia, non si sono previsti nuovi finanziamenti per l’autonomia scolastica che, non avendo risorse per potenziare davvero la propria offerta formativa, resterà una scatola vuota.
I Cinque stelle hanno sollevato anche un ulteriore problema nascosto nelle pieghe del Ddl: le nuove modalità di assunzione per i vincitori di concorso. Nell’articolo 23, dove si definiscono le deleghe al governo, infatti, è prevista la modifica del sistema di reclutamento. I docenti vincitori non entreranno direttamente in ruolo “ma, per i tre successivi anni, saranno assunti con un contratto a tempo determinato di formazione e apprendistato”. Nel corso del primo anno seguiranno un corso di formazione, a pagamento, e gestito dalle università in modo che il sistema dei corsi che ha dato vita alle Siss e poi ai Tfa resti in piedi.
Dopo il primo anno, e il necessario diploma, nei successivi due anni gli insegnanti percepiranno uno stipendio al di sotto dei minimi (che dovrà essere definito). Successivamente, durante il secondo e terzo anno, a causa di questa tipologia di contratto, percepiranno poche centinaia di euro al mese e verranno utilizzati per le supplenze anche per materie “contigue” a quelle nelle quali sono specializzati. Solo al termine del terzo anno, dopo apposita valutazione, saranno confermati con un contratto a tempo indeterminato. Di fatto, il Jobs Act si applica anche a loro.

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