giovedì 7 maggio 2015

SCUOLA, GOVERNO IN TILT, ORA RENZI LISCIA IL SINDACATO

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SCUOLA, GOVERNO IN TILT, ORA RENZI LISCIA IL SINDACATO (di Salvatore Cannavò)

OGGI L’INCONTRO TRA IL PD E CGIL, CISL E UIL. MA NON È L’ESECUTIVO A TRATTARE IL M5S: È TUTTA MELINA, IN COMMISSIONE È ARRIVATO DI NUOVO IL “CANGURO”.
Non c’è certezza che lo sciopero della scuola del 5 maggio produrrà risultati. Finora, però, ha ottenuto l’effetto di creare confusione nel governo e nel lavoro parlamentare della sua maggioranza. Ha anche spinto Matteo Renzi a dialogare con i sindacati, convocati per oggi dal Pd in un incontro giudicato poco serio proprio perché non chiama in causa il governo. In Commissione, intanto, prosegue il dibattito sugli emendamenti ma quelli cruciali sono stati accantonati. E mentre nel Pd riemerge una iniziativa della sinistra interna che chiede lo spacchettamento della riforma, l’Ncd di Angelino Alfano ne approfitta per intestarsi una nuova rottura con il sindacato.
I professori in piazza, quindi, sono riusciti a creare un po’ di movimento nel dibattito sulla “buona scuola” che, forse, tanto buona non è. Ieri mattina, il presidente del Consiglio si è recato di mattina presto al Nazareno, sede del Pd, per incontrare i parlamentari delle commissioni Cultura di Camera e Senato. Obiettivo, mettere a punto una strategia del dialogo in direzione di chi ha protestato. Da lì, l’idea di un incontro con le rappresentanze sindacali che si terrà oggi pomeriggio. Per Cgil, Cisl e Uil saranno presenti i segretari generali, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Solo che dall’altra parte del tavolo non ci sarà né Renzi né Stefania Giannini, la ministra contro la quale Sel ha annunciato una mozione di sfiducia, ma il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerrini. “Incontro poco serio”, commentano in Corso Italia, sede della Cgil, interpretando l’iniziativa come la prova che il governo non ha la volontà di procedere a modifiche rilevanti sulla legge.
In commissione Cultura, ieri, si è avuta la prova dell’impasse con la relatrice della legge, Maria Coscia che prima ha presentato e poi ritirato un emendamento sugli Albi territoriali e che, soprattutto, ha accantonato gli articoli più contestati. Si tratta del numero 6, sull’organico dell’autonomia, del 7, sui poteri del dirigente scolastico, dell’8, sulle nuove assunzioni, del 9, sulla formazione dei docenti, e del 12, sul limite di 36 mesi per le supplenze. Oltre alla parte relativa ai finanziamenti (5 per mille, school bonus e scuole private) si tratta del cuore della riforma e le aperture effettive al movimento degli insegnanti si giudicheranno da questi capitoli.
A protestare contro le modalità di discussione in commissione è stato il M5S che ha denunciato il riapparire della pratica del “canguro”: “La commissione sta riscrivendo da capo la riforma per cancellare gli strafalcioni della Giannini, ma così vengono fatti cadere tutti gli emendamenti da noi presentati”, dice Luigi Gallo, membro grillino della commissione parlamentare.
Alla posizione dei pentastellati e a quella, analogamente critica, di Sel, si affianca la presa di posizione di una parte della minoranza Pd che, dopo l’addio di Pippo Civati, con il parlamentare Alfredo D’Attore apre un nuovo fronte nello scontro interno chiedendo al governo di stralciare la parte relativa alle assunzioni dei precari: “Mi sembrerebbe giusto – spiega – che dopo la straordinaria manifestazione di ieri il governo decida di fermarsi a riflettere e immaginare un percorso per garantire l’assunzione di una prima tornata di precari con un decreto ad hoc e poi, rispetto a un riordino più complessivo, riaprire un confronto vero e non finto con la scuola”.
La posizione è specularmente contraria a quella avanzata dal principale alleato di Renzi, il gruppone centrista di Area popolare che unisce Ncd, Udc che ieri, con Angelino Alfano, ha rivendicato la rottura con il sindacato. “La nostra legge sulla scuola fa scoppiare la rivolta a sinistra – ha dichiarato il ministro dell’Interno – lo stesso è stato per il Jobs act e la responsabilità civile dei magistrati. Noi costruiamo la vera alternativa di centrodestra”. Non è un caso se nel pomeriggio, dopo le iniziative del Pd, sia stato il capogruppo di Ap, Maurizio Lupi, a chiedere un immediato vertice di maggioranza per discutere dell’andamento della riforma.

Che, non dimentichiamolo, deve anche affrontare il problema dei tempi. Il debutto in aula, alla Camera, è previsto per il 14 maggio, un giovedì, e la sua approvazione deve concludersi entro il 19 maggio per poi passare al Senato. “C’è il rischio effettivo” spiega il grillino Luigi Gallo “che si proceda a colpi di fiducia oppure con una discussione compressa dai regolamenti parlamentari”. Difficile, infatti, utilizzare il weekend a pochi giorni dalle elezioni regionali del 31 maggio. La partita è dunque aperta e i giocatori in campo davvero molteplici. Chi rischia sul serio è la scuola.

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