giovedì 21 maggio 2015

Scuola, ora la battaglia passa al Senato

Scuola, ora la battaglia passa al Senato (Lorenzo Vendemiale)

Non mollanoAPPROVATA LA RIFORMA TRA LE PROTESTE (40 DEM ESCONO). MA A PALAZZO MADAMA I MARGINI SONO PIÙ RISICATI

Approvata a maggioranza assoluta. Ma è solo il primo passo per la riforma della scuola, che ieri ha ricevuto il via libera dalla Camera, e a Montecitorio quasi sicuramente dovrà tornare dopo le modifiche al Senato. La linea del governo è quella del dialogo – almeno di facciata – per sanare la frattura col mondo della scuola: a Palazzo Madama ci saranno ulteriori limature (certo non stravolgimenti). Con quali conseguenze sulle 100 mila assunzioni, però, è tutto da vedere: i tempi per far entrare in ruolo gli insegnanti entro l’inizio del prossimo anno scolastico erano e restano stretti. Anche perché nell’altro ramo del Parlamento i numeri sono diversi.
E la minoranza Pd potrebbe scombinare i piani di Matteo Renzi e Stefania Giannini.  IERI IL VOTO finale è filato liscio: la Camera ha approvato con 316 sì, 137 no e un astenuto. Lo scarto non inganni: la maggioranza assoluta celebrata dal ministro Boschi (“anche stavolta è andata bene”) è arrivata per appena un voto. Per strada si sono persi diversi pezzi. Non solo i “fuoriusciti” Civati e Pastorino, che hanno votato contro. Quaranta deputati dem (fra cui Bersani, Cuperlo e Fassina) hanno firmato una lettera-manifesto dove elencano i punti da modificare. E non hanno partecipato al voto, uscendo dall’Aula.   Un gesto simbolico. Il dibattito, per quanto acceso (il deputato M5S Angelo Tofalo è stato anche espulso per una presunta aggressione ad un collega del Pd), era scontato. Potrebbe non esserlo al Senato: in Commissione cultura (dove sono presenti i dissidenti Tocci e Mineo, e il bersaniano Martini), la maggioranza ha solo 13 voti certi, contro i 12 dell’opposizione. “È lì che deve avvenire il lavoro di miglioramento”, spiega Fassina: verranno ripresentati gli emendamenti su dirigenti scolastici e autonomia, assunzioni (con la richiesta di allargarle anche alla II fascia delle graduatorie) e detrazioni per le paritarie (con l’esclusione delle superiori). In caso di muro contro muro, in Aula poi potrebbe riproporsi una situazione simile a quella già vista per l’Italicum. Certo, bisognerà vedere fino a che punto la minoranza Pd sarà disposta a spingersi, con i fatti e non solo a parole: per ora gli stessi parlamentari che hanno firmato appelli e preso parte ai sit-in in piazza, non hanno ostacolato più di tanto la riforma. L’emendamento Fassina che puntava a limitare i poteri dei super-presidi, ad esempio, ha raccolto la miseria di quattro voti a favore dal Pd. Anche per questo il testo approvato dalla Camera è molto vicino a quello originario, contestato da studenti ed insegnanti. A parte l’inserimento degli idonei nel piano assunzionale, lo stralcio dell’articolo del 5 x mille, e la creazione di un “comitato” per la valutazione dei docenti, non ci sono state modifiche significative. Né bisogna attendersi grandi novità al Senato: “I pilastri del provvedimento non verranno toccati”, ha precisato il ministro Giannini.  COSÌ LA MOBILITAZIONE del mondo della scuola continua: ieri il voto è stato accompagnato da una manifestazione di protesta davanti a Montecitorio. “La battaglia prosegue”, promettono i sindacati. Le prossime tappe potrebbero essere il blocco degli scrutini (che in ogni caso non riguarderà le classi impegnate in esami), e soprattutto il possibile “sciopero del voto” annunciato dagli insegnanti per le prossime Regionali. Le elezioni del 31 maggio cadranno nel mezzo della discussione al Senato: oggi l’ufficio di presidenza incardinerà il ddl a Palazzo Madama. I vertici del Pd contano di arrivare al voto finale il 10 giugno, per poi tornare alla Camera e ottenere il via libera definitivo entro fine mese. Proteste e dissidenti permettendo.
Da Il Fatto Quotidiano del 21/05/2015.

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