venerdì 29 maggio 2015

SCUOLA: «RENZI DIALOGA, MA VOTA LA RIFORMA. PRENDE IN GIRO I DOCENTI E AUMENTA IL CONFLITTO»

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SCUOLA: «RENZI DIALOGA, MA VOTA LA RIFORMA. PRENDE IN GIRO I DOCENTI E AUMENTA IL CONFLITTO» (di Roberto Ciccarelli)

Intervista. Giovanni Accardo, docente a Bolzano e autore “Un’altra scuola” (Ediesse): “I prof non sono burattini in mano di nessuno. Giannini fa ricostruzioni offensive. Il Ddl aumenta la precarizzazione. Da anni ci sentiamo aggrediti. E cresce la solitudine dei docenti».
Sono migliaia le let­tere sul Ddl Scuola inviate dai docenti ita­liani in rispo­sta alla mail inviata dal pre­si­dente del Con­si­glio Renzi da un mit­tente che è tutto un pro­gramma: «no-reply». Un fatto sociale ine­dito che per Gio­vanni Accardo — inse­gnante al liceo Pascoli di Bol­zano e autore di «Un’Altra scuola» (Ediesse) — è l’espressione di un’inquietudine cre­scente e da una situa­zione pro­fes­sio­nale che sarà ancora pre­ca­riz­zata dalla riforma.
«La nostra soli­tu­dine si è raf­for­zata in que­sti anni — afferma — Veniamo attac­cati, deni­grati, sva­lu­tati da chi dovrebbe pren­dersi cura degli inse­gnanti. Due anni fa l’ex mini­stro dell’Istruzione Pro­fumo ci disse che avremmo dovuto lavo­rare 24 ore a set­ti­mana a parità di sti­pen­dio. Que­ste sono aggres­sioni al nostro lavoro che ci fanno sen­tire incom­presi e asse­diati. Senza con­tare che ci vogliono con­trap­porre ai geni­tori. Siamo molto più capiti dagli stu­denti, come rac­conto nel libro. Loro vedono il nostro impe­gno quo­ti­diano. Dovreb­bero essere gli unici a poterci valutare.
Qual è l’elemento del Ddl che inquieta di più un inse­gnante?
Il rischio di una costante pre­ca­riz­za­zione del suo lavoro. Pren­diamo gli albi ter­ri­to­riali: ci espon­gono ad un’ulteriore fra­gi­lità. Sem­bra che non si voglia mai farci arri­vare ad una sicu­rezza. Accanto alla paura che si ha per se stessi, c’è una legit­tima pre­oc­cu­pa­zione per la qua­lità di una pro­fes­sione minacciata.
Come inci­derà la riforma su que­sta con­di­zione?
Esa­spe­rerà l’insicurezza esi­stente. Non si sa come tec­ni­ca­mente fun­zio­ne­ranno gli albi ter­ri­to­riali, come i pre­sidi sce­glie­ranno i cosid­detti «migliori». Met­tiamo che domani ci siano cin­que pre­sidi inte­res­sati al cur­ri­cu­lum di un inse­gnante. Chi e come sarà scelto?
Forse dai pre­sidi delle scuole clas­si­fi­cate ai primi posti della valu­ta­zione?
Appunto. Si sta creando un mec­ca­ni­smo com­pli­ca­tis­simo. Si chiede agli inse­gnanti meno buro­cra­zia e più effi­ciente, ma si crea una buro­cra­zia intricatissima.
Nel libro c’è una let­tera di cri­tica al sistema di valu­ta­zione con­ce­pito a par­tire dai quiz Invalsi. A cosa ser­vono que­ste prove?
Sono una misu­ra­zione degli appren­di­menti degli stu­denti e sono diven­tate una valu­ta­zione della didat­tica. Quasi tutti i manuali e le anto­lo­gie di ita­liano per la scuola sono costruiti per alle­nare i ragazzi a supe­rare gli Invalsi. Il test non è la misu­ra­zione finale di un pro­cesso ma è esso stesso un pro­cesso. Per di più viene con­si­de­rato come una valu­ta­zione della scuola e del lavoro degli insegnanti.
Che biso­gna c’è di sot­to­porre bam­bini di sette anni a que­ste prove?
Que­sto ci sfugge. A meno che non si voglia edu­care i ragazzi alla com­pe­ti­zione nella vita. A scuola serve la coo­pe­ra­zione, non la com­pe­ti­zione. Dob­biamo edu­care i ragazzi a fare i gruppo, così come dovremmo fare gruppo anche noi inse­gnanti. La scuola non è un’azienda, non pro­duce una merce che va sul mer­cato. La scuola è il sapere e la for­ma­zione di cit­ta­dini con­sa­pe­voli e respon­sa­bili. A me sem­bra che l’ostilità degli inse­gnanti, e la cre­scente oppo­si­zione a que­sta idea di scuola, deri­vino dall’assoluta estra­neità di que­sti test rispetto al nostro lavoro quotidiano.
La mini­stra Gian­nini sostiene che l’opposizione al Ddl non sia dei docenti, o degli stu­denti, ma dei sin­da­cati che difen­dono il loro potere cor­po­ra­tivo nella scuola. È d’accordo È una let­tura offen­siva. Non siamo burat­tini in mano di nes­suno. Chie­diamo di ascol­tare la scuola e un mini­stro dell’Istruzione dovrebbe ascol­tarla vera­mente. Per il lavoro che fanno, gli inse­gnanti sono infor­mati. Se cri­ti­cano la riforma, lo fanno in maniera con­sa­pe­vole. Abbiamo tenuto assem­blee e incon­tri dove abbiamo discusso a fondo il Ddl. Se poi deci­dono di scio­pe­rare, rinun­ciano a circa 100 euro di stipendio.
Il governo tirerà dritto.
E così non farà altro che esa­spe­rare il con­flitto. Dice che vuole ascol­tare, ma mette in vota­zione la legge. Que­sta è una presa in giro.
Renzi dice che siete stati ascol­tati nella con­sul­ta­zione sulla «Buona Scuola».
A me non sem­bra che ci sia stata una discus­sione. Basta andare sui social. Non si tro­verà un inse­gnante che abbia parole favo­re­vole per la riforma. Emerge solo tanta preoccupazione.
Farà scio­pero durante gli scru­tini?
Vor­rei con­fron­tarmi con i col­le­ghi. Non sono deci­sioni da pren­dere in soli­tu­dine, biso­gna par­larne e deci­dere insieme. Sono scelte deli­cate e noi siamo responsabili.

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