venerdì 29 maggio 2015

Se chi governa se ne lava le mani Pubblicato il 29 maggio 2015 da Rocco Olita

da filopolitica.it


Se chi governa se ne lava le mani

“Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta. Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba. Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: ‘Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?’. […] Quelli risposero: ‘Barabba!’. Disse loro Pilato: ‘Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?’. Tutti gli risposero: ‘Sia crocifisso!’. Ed egli aggiunse: ‘Ma che male ha fatto?’. Essi allora urlarono: ‘Sia crocifisso!’. Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell’acqua, si lavò le mani davanti alla folla: ‘Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!’”. (Matteo 27, 15-26).
Perché questa lunga citazione? Perché il principio d’acclamazione non può valere quale assoluzione, e perché, quand’anche il popolo dovesse scegliere il reo, il governante non può lavarsene le mani. Se si capisce, eccome se lo si capisce, perché uno come Vincenzo De Luca dica “quando il popolo avrà scelto, il problema non si porrà più”, a proposito del suo problema, s’intende, non si comprende perché chi governa il partito per cui si candida dovrebbe accettare un simile schema. A meno che, ovviamente, non condivida il senso e il significato dell’affermazione di De Luca.
Solo che, se è così, vuol dire che si stanno ripercorrendo le peggiori tracce della stagione politica che si voleva seppellire, quella in cui perfino un suo alleato come Gianfranco Fini arrivò a dire di Silvio Berlusconi che confondeva “il consenso con l’immunità”. Che cos’è se non quello l’affermazione del candidato alla presidenza della Regione Campania per il Pd? C’è una legge che crea un problema al mio eventuale essere presidente, ma se il popolo dice che io devo farlo, quel problema è nullo, e quella legge di conseguenza. È questo che s’intende per “democrazia”? Un lavacro che rimette colpe e peccati, rendendo alcuni più uguali degli altri per il solo fatto di aver preso un voto in più?
Il resto, consentimi, sono questioni da azzeccagarbugli. Già narrano i retroscena che, in caso di elezione, De Luca nominerebbe la giunta e il suo vice a tempo di record, di modo che, dinanzi all’eventuale decreto di decadenza, il governo regionale potrebbe comunque continuare a lavorare. Il tutto, senza considerare che il segretario del partito che si sta spendendo perché lui venga eletto è la stessa persona che dovrebbe poi dare corso a quel provvedimento una volta che fosse eletto. Ma allora, fate votare ai campani direttamente il vice. Che roba è? È questo “il nuovo”? Il verbo rottamante elargito a piene mani?
A me ricorda una storia che segui tempo fa per il giornale per cui lavoravo. In sintesi, in un comune, il sindaco uscente aveva fatto due mandati consecutivi. La legge ne impediva il terzo, ma non di candidarsi, dato che nulla diceva sulla possibilità di fare il consigliere, cosa che avviene al candidato sindaco che perde. Insomma: poteva candidarsi per la terza volta però non, se eletto, fare il sindaco. In teoria, almeno. Perché, nella pratica, a confermare il responso delle urne, e proclamare gli eletti, è il Consiglio che, visto che per i due terzi è espressione della maggioranza del sindaco, difficilmente gli vota contro in quella circostanza. Il ragionamento di quel candidato era: posso candidarmi e lo faccio, se vengo eletto, il Consiglio mi proclama, poi qualcuno forse farà ricorso, un giudice deciderà, io mi appellerò (come peraltro avvenne in un caso simile in un diverso comune), ecceteraecceteraeccetera, e finirà che porterò a termine il mandato.
Insomma, alla De Luca, “una volta che il popolo avrà scelto, il problema non si porrà”. Quel candidato e sindaco uscente, chiariamo, non aveva commesso alcun reato, e quella legge sul terzo mandato poi è stata rimessa in discussione; ma c’era. Inoltre, lì si giocava con la legge in un comune di meno di mille anime, qui nella terza regione italiana per popolazione.
Come andò a finire per quel candidato sindaco? Beh, “quel popolo” risolse il problema, alla radice: scelse un altro. Cosa voglio dire? No, niente: solo che in Campania corre per la carica di presidente della Regione per la coalizione Sinistra al lavoro un certo Salvatore Vozza, che mi dicono essere un tipo a posto. Se abitate fra il Garigliano e il golfo di Sapri, domenica fateci un pensiero.
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