giovedì 28 maggio 2015

SE RENZI RALLENTA, DE LUCA SI SALVA

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SE RENZI RALLENTA, DE LUCA SI SALVA (di Andrea Fabozzi)

Per superare lo scoglio della legge Severino, il presidente del Consiglio dovrà rallentare il decreto di sospensione del candidato governatore del Pd in Campania, nel caso domenica dovesse vincere. L’imbarazzo del governo e l’annuncio di una modifica alla norma.
È il can­di­dato, ma anche la disgra­zia del par­tito demo­cra­tico. Vin­cenzo De Luca ter­ro­rizza gli ultimi giorni di cam­pa­gna elet­to­rale di Mat­teo Renzi, che si guarda bene dal tor­nare in Cam­pa­nia dopo la veloce tappa della set­ti­mana scorsa nella peri­fe­ria di Salerno. Eppure pro­prio la sfida cam­pana è quella più in bilico. In corsa per la guida della regione mal­grado la con­danna (in primo grado, per abuso d’ufficio), De Luca è spro­fon­dato un altro po’ nei guai dopo che la Cas­sa­zione ha tolto ai tri­bu­nali ammi­ni­stra­tivi la com­pe­tenza sull’applicazione della legge Seve­rino. Signi­fica che, in caso di vit­to­ria, il front man del Pd sarà ine­vi­ta­bil­mente sospeso dall’incarico (lo sarà comun­que, anche da sem­plice con­si­gliere). Ma non sarà più il Tar a poterlo rein­se­diare imme­dia­ta­mente, sospen­dendo la sospen­sione nel giro di pochi giorni, com’è acca­duto a De Magi­stris per il man­dato di sin­daco a Napoli e allo stesso De Luca a Salerno. Il risul­tato di que­sto brac­cio di ferro tra il can­di­dato e la legge Seve­rino è che la regione rischia di tro­varsi senza pre­si­dente. A meno che, come ha assi­cu­rato ieri mat­tina De Luca, il governo non arrivi in soc­corso: «Renzi ha chia­ra­mente defi­nito la Seve­rino un pro­blema superabile».
Che il rispetto di una legge, scritta male quanto si vuole ma voluta dal Pd più di altri, possa essere defi­nito «un pro­blema supe­ra­bile» dev’essere apparso un po’ forte anche al Naza­reno. Uffi­cial­mente Renzi non è andato oltre la peti­zione di prin­ci­pio — «il Pd è lega­lità» — peral­tro già smen­tita dalle liste col­le­gate al can­di­dato cam­pano. Ma a De Luca dev’essere arri­vato l’invito a cor­reg­gere. Così in serata se n’è uscito con una dichia­ra­zione diversa: «Bene ha fatto il Governo a rima­nere fuori dalle vicende riguar­danti l’applicazione della legge Seve­rino». Vera, anche que­sta, solo a metà, visto che più di un mini­stro nei mesi scorsi aveva detto di con­fi­dare in una messa a punto della legge, magari da parte della Corte costi­tu­zio­nale. La pro­spet­tiva della Con­sulta non è caduta del tutto dopo la sen­tenza della Cas­sa­zione, ma si è allon­ta­nata assai (ben oltre l’udienza che era in calen­da­rio a otto­bre). E ieri, nel corso di un imba­raz­zante giro elet­to­rale a Napoli, il vice­se­gre­ta­rio del Pd Lorenzo Gue­rini ha detto che «più avanti la poli­tica dovrà riflet­tere sulla Severino».
La rifles­sione è pre­ve­di­bile. Il Pd pro­verà a cam­biare la legge che ha in Sil­vio Ber­lu­sconi deca­duto da sena­tore la sua «vit­tima» eccel­lente (a pro­po­sito: con­tro la Seve­rino il capo di Forza Ita­lia si è rivolto alla Corte di Stra­sburgo che potrebbe bat­tere un colpo entro la fine dell’anno). Mossa che com­porta qual­che rischio, ma ha già il via libera dell’autorità anti­cor­ru­zione. Secondo Raf­faele Can­tone gli ammi­ni­stra­tori sono troppo facil­mente espo­sti alla sospen­sione dopo una con­danna in primo grado per un reato in cui è assai facile incap­pare, come quello tipico dell’abuso d’ufficio. È pro­prio il caso di Vin­cenzo De Luca, che dun­que può spe­rare in un inter­vento che in altri tempi si sarebbe defi­nito «ad per­so­nam». Ma non basta.
Non basta per­ché il can­di­dato pre­si­dente ha un pro­blema più urgente. Se la pro­ce­dura per la sospen­sione pre­vi­sta dalla Seve­rino fun­zio­nasse alla per­fe­zione, potrebbe non avere il tempo (in caso di vit­to­ria) di pren­dere pos­sesso dell’incarico. E così la regione non evi­te­rebbe com­mis­sa­ria­mento e nuove ele­zioni. La solu­zione, per il «velo­ci­sta» Renzi, sarà quella di ral­len­tare il ritmo. «De Luca è eleg­gi­bile e inse­dia­bile», ha detto ancora Gue­rini, anti­ci­pando le con­tro­mi­sure del governo. Occhio quindi al calen­da­rio. Dal giorno della pro­cla­ma­zione degli eletti, sta­tuto della Cam­pa­nia alla mano De Luca impie­gherà al mas­simo 30 giorni per nomi­nare la sua giunta e il vice­pre­si­dente. Nel frat­tempo il tri­bu­nale di Salerno farà par­tire l’iter pre­vi­sto dall’articolo 8 della legge Seve­rino e attra­verso il pre­fetto e il mini­stro dell’interno por­terà ine­vi­ta­bil­mente il pre­si­dente del Con­si­glio a decre­tare la sospen­sione del neo pre­si­dente. I casi dell’ex pre­si­dente della regione Cala­bria Sco­pel­liti e del con­si­gliere regio­nale pugliese Amati dimo­strano che que­sta pro­ce­dura richiede oltre un mese. E anche se, in que­sto caso, il tri­bu­nale e il pre­fetto acce­le­ras­sero (del resto la con­di­zione di con­dan­nato di De Luca è già nota), il governo potrebbe ral­len­tare, dando il tempo a De Luca di nomi­nare il vice­pre­si­dente. Cioè colui che gui­derà la giunta durante la sospen­sione. Figura ancora ignota, a tre giorni dal voto.
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