lunedì 11 maggio 2015

Sel e grillini: “Ci sono i voti per dire sì al reddito minimo” E nasce un fronte al Senato

Sel e grillini: “Ci sono i voti per dire sì al reddito minimo” E nasce un fronte al Senato (TOMMASO CIRIACO)

Il redditoDi Maio sfida il Pd: “Boschi e Speranza sono d’accordo? Approviamolo” Le proposte della sinistra dem e i contatti con i 5Stelle attraverso Libera.

ROMA – «I numeri per il reddito minimo ci sono», giura Nichi Vendola. «Se Boschi e Speranza sono d’accordo, non dobbiamo fare altro che votare il provvedimento», rilancia il grillino Luigi Di Maio. Alla sinistra di Matteo Renzi molto si muove e l’idea di introdurre una misura universale contro la povertà raccoglie consensi crescenti anche nella minoranza dem. Il punto di incontro può diventare il Senato, dove la discussione è già incardinata in commissione e il pallottoliere della maggioranza è ballerino. Proprio a Palazzo Madama Area riformista intende presentare una proposta di legge molto simile a quella dei cinquestelle. E provare a forzare la mano all’esecutivo.
Dopo la sentenza della Consulta, l’attenzione del ministero dell’Economia è tutta per lo scottante dossier delle pensioni e la calcolatrice è impiegata solo per far quadrare i conti sul fronte previdenziale.
La campagna elettorale per le Regionali, però, consiglia cautela e nell’area di governo nessuno ufficialmente si pronuncia contro il reddito minimo. I contatti diretti tra il Movimento, Sel e la minoranza del Pd, invece, sono avviati. Ancora informali, a dire il vero, ma non è escluso che si arrivi a un tavolo comune. Anche grazie all’associazione “Libera” di don Ciotti, che dopo aver lanciato un appello a favore della legge sta incontrando i parlamentari più sensibili al tema, avvicinandone le posizioni.
Ma quali sono le proposte sul tappeto? Quella dei grillini ha un solo paletto immodificabile, a sentire Di Maio: «Non si metta in discussione la cifra di 780 euro al mese». Il meccanismo prevede un bonus che colmi la distanza tra il reddito di un nucleo familiare e la soglia di povertà. La soglia varia in base ai membri della famiglia (780 euro per un componente, 1.600 per quattro) e il contributo cessa nel momento in cui chi ne ha diritto accetta un lavoro (sono possibili due rifiuti). I costi? «Diciassette miliardi all’anno per quasi 4 milioni di famiglie», assicura il deputato M5S Daniele Pesco citando l’Istat. Anche nel Pd si moltiplicano i progetti. Il presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano fa di conto: «Per un assegno di 600 euro al mese ad un milione di persone senza lavoro (e al momento sono tre milioni), la spesa è di 7 miliardi e 200 milioni di euro all’anno». Oppure, ricorda, si potrebbero aiutare gli esodati o chi percepisce pensioni fino a 600 euro. Il cuperliano Francesco Laforgia lancia invece il “Reddito di inclusione sociale”, con un costo a regime di 7 miliardi.
Più “radicale” la proposta dell’area di Roberto Speranza. «Prevediamo 500 euro per incapiente », assicura Enza Bruno Bossio. Con una riforma degli ammortizzatori sociali, aggiunge, si ottengono 15 dei 22 miliardi necessari a coprire complessivamente la misura. «Leva ha già presentato una proposta alla Camera – ricorda la deputata – Ci apprestiamo a depositarne un’altra a Palazzo Madama, molto simile a quella dei grillini. Sarebbe una cosa buona incontrarci». Stesso obiettivo di Vendola: «Uniamo le forze nelle aule parlamentari e vinciamola questa battaglia».
Da La Repubblica del 11/05/2015.

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