martedì 19 maggio 2015

Si è allargato il preside

da il manifesto
SCUOLA

Si è allargato il preside

Scuola. Con il minimo sforzo e i banchi semivuoti, la camera approva l’art. 9 della riforma e boccia tutte le proposte delle minoranze. No a una vera regolarizzazione dei precari. Forza Italia: vincono le nostre idee. Fassina chiede in aula le dimissioni della ministra Giannini




«L’impianto del dise­gno di legge sulla scuola è libe­rale e di cen­tro­de­stra, tanti punti in que­sta legge sono stati intro­dotti da noi». Non ha dubbi la pre­side Elena Cen­te­mero, depu­tata e respon­sa­bile scuola di Forza Ita­lia. Gli unici emen­da­menti appro­vati all’articolo 8 della riforma — quello sull’organico dell’autonomia — sono stati (a parte quelli impo­sti dalla com­mis­sione bilan­cio) i suoi. Due invece gli emen­da­menti appro­vati all’articolo 9, quello sui nuovi (super)poteri dei diri­genti sco­la­stici. Il primo del Pd pre­vede che il cur­ri­cu­lum dei pro­fes­sori venga pub­bli­cato sul sito della scuola (quando c’è), il secondo del M5S intro­duce il divieto di rap­porti da paren­tela tra il pre­side e i pro­fes­sori dell’istituto. E così il con­te­stato arti­colo sui nuovi pre­sidi è stato appro­vato, con la camera un filo sopra il numero legale e appena 214 voti favo­re­voli (su una mag­gio­ranza di governo teo­rica di 404). Le assenze del lunedì, una certa ras­se­gna­zione delle oppo­si­zioni, una serie di sospen­sioni hanno impe­dito alle mino­ranze — che in teo­ria potreb­bero con­tare su 230 e più depu­tati — di segnare un colpo importante.
La mino­ranza del Pd non ha par­te­ci­pato al voto sui pre­sidi. Il ber­sa­niano Alfredo D’Attore ha detto che «fac­ciamo un torto a Renzi e al mini­stro Gian­nini, che all’epoca si pre­sentò con uno schie­ra­mento alter­na­tivo, se diciamo che que­sta riforma è il pro­gramma con cui ci siamo pre­sen­tati alle ele­zioni». Ste­fano Fas­sina ha chie­sto in aula alla mini­stra dell’istruzione di dimet­tersi, «sarebbe utile per lasciare che si ripri­stini un clima più posi­tivo tra governo e mondo della scuola». Al che più di un depu­tato del Pd ha sen­tito l’esigenza di inter­ve­nire per con­fer­mare la fidu­cia del par­tito nella mini­stra. Fino a che Gian­nini non ha repli­cato diret­ta­mente a Fas­sina: «Mi ha attri­buito parole, opi­nioni e fatti che non esi­stono. Fa la sua bat­ta­glia poli­tica, que­sto è legit­timo e nem­meno troppo inatteso».
Secondo la mini­stra «non va scam­biata l’autonomia per diri­gi­smo, per poten­ziale occa­sione di nepo­ti­smo, per poten­ziale occa­sione addi­rit­tura di cor­ru­zione» e «non ci saranno pre­sidi padroni». L’articolo 9 della riforma, modi­fi­cato rispetto all’impostazione ori­gi­nale dell’esecutivo ma ancora con­te­stato dal mondo della scuola, asse­gna ai diri­genti sco­la­stici il potere di con­fe­rire ai docenti un inca­rico trien­nale, rin­no­va­bile. La sele­zione — anche mediante col­lo­qui — sarà fatta sui docenti di ruolo asse­gnati all’ambito ter­ri­to­riale di rife­ri­mento, men­tre l’ufficio sco­la­stico regio­nale pro­cede ad asse­gnare le cat­te­dre ai docenti che non abbiano rice­vuto, o accet­tato, pro­po­ste. Secondo la nuova legge il diri­gente dovrà coprire le sup­plenze fino a 10 giorni con l’organico dell’autonomia, men­tre potrà farsi affian­care nell’esercizio delle sue man­sioni dal 10% dei docenti della scuola. La dif­fi­coltà della mag­gio­ranza sull’articolo 9 risulta ancora più evi­dente dal con­fronto con il pre­ce­dente voto sull’articolo 8 che ha rac­colto una ses­san­tina di voti in più.
Supe­rato lo sco­glio dei nuovi poteri ai pre­sidi, alla camera è comin­ciata la seduta not­turna. Ed è comin­ciata da un altro arti­colo deci­sivo per la riforma, il cosid­detto piano di assun­zioni straor­di­na­rie che non è altro, secondo i sin­da­cati uniti e secondo tutti i par­titi di oppo­si­zione, che la rego­la­riz­za­zione di una pic­cola parte dei pre­cari della scuola. La pro­po­sta di Fas­sina e altri depu­tati demo­cra­tici di mino­ranza di assu­mere entro l’anno gli ido­nei che hanno vinto il con­corso del 2012 e sono rima­sti senza cat­te­dra è stata boc­ciata con soli 100 voti di scarto (224 no e 124 sì) e ha rice­vuto il voto favo­re­vole di una quin­di­cina di depu­tati Pd. Anche l’ex mini­stra dell’istruzione di Forza Ita­lia Maria Stella Gel­mini ha pre­sen­tato un emen­da­mento per allar­gare le maglie delle assun­zioni, accolto pole­mi­ca­mente dalla mag­gio­ranza ren­ziana: «È la prima volta che l’ex mini­stra si inte­ressa dei pre­cari», ha detto la depu­tata Ghizzoni.
Nella tarda serata ancora voti, gli arti­coli del dise­gno di legge sono in totale 27. Il voto finale della camera arri­verà domani.
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