lunedì 25 maggio 2015

Terremoto elettorale in Spagna Podemos prende Madrid e Barcellona

Terremoto elettorale in Spagna Podemos prende Madrid e Barcellona (Alessandro Oppes)

Podemos

I popolari sono ancora il primo partito ma con un netto calo di consensi. Socialisti al 25% Esordio positivo per Ciudadanos.

MADRID – Il “cambio” parte dalle metropoli. A Madrid e Barcellona, l’irruzione delle due donne simbolo del rinnovamento, Manuela Carmena e Ada Colau, entrambe alla guida di liste appoggiate da Podemos, è solo la prova più evidente di un terremoto elettorale che raggiunge ogni angolo della Spagna.
A conti fatti, il risultato complessivo delle municipali a livello nazionale dice che il bipartitismo non è ancora morto, ma è seriamente ferito. Il Partito Popolare di Mariano Rajoy resta la forza più votata, però con appena il 27 per cento (dieci punti in meno rispetto a quattro anni fa), mentre i socialisti limitano i danni con il 25 per cento (avevano il 27) di fronte all’avanzata di Podemos con 10 punti percentuali, mentre la nuova formazione centrista, Ciudadanos, vede soddisfatte le ambizioni a ricoprire il ruolo di quarta forza dello scenario politico spagnolo con il 7 per cento.
La destra di governo del Pp, che nel 2011 aveva raccolto una valanga di consensi plebiscitari tanto nei comuni come nelle regioni, subisce un tracollo generalizzato. Perde dopo quasi un quarto di secolo la capitale, nonostante la candidatura di bandiera di Esperanza Aguirre, la “lady di ferro” dei popolari, incapace di contenere l’irruzione della magistrata Manuela Carmena che porta al governo della città “Ahora Madrid”. La Carmena sfiora il successo pieno, ma nel gioco delle alleanze è certa di essere il nuovo governatore della capitale.
Il Pp passa all’opposizione anche a Siviglia, scavalcato dal Psoe che recupera una delle sue roccaforti tradizionali. In Andalusia i conservatori avevano vinto con maggioranza assoluta alle precedenti elezioni in tutti gli otto capoluoghi di provincia: questa volta non si sono imposti in nessuno. Schiaffo anche al comune e alla regione di Valencia, dove sarà possibile la formazione di giunte di coalizione di sinistra. E non sempre il motore del cambio ha il colore viola di Podemos: la sorpresa alle municipali della terza città spagnola si chiama Compromís, una coalizione che si è distinta negli ultimi anni nella denuncia severa e documentata dei gravissimi casi di corruzione in cui sono stati coinvolti alcuni dei maggiori dirigenti del Pp locale.
Il Psoe che cerca di rigenerarsi sotto la guida del nuovo segretario Pedro Sánchez ha ragioni sufficienti per esprimere soddisfazione, anche se non può esultare dappertutto. Male alle comunali di Madrid e Barcellona (qui Colau strappa la poltrona di sindaco al nazionalista Xavier Trias), ma potrebbe recuperare il governo di diverse amministrazioni regionali alla guida di giunte di coalizione di sinistra: a tarda sera, con il conteggio ancora parziale, sembrava ben piazzato dalle Baleari a Valencia, dall’Estremadura alle Asturie all’Aragona.
A poco più di un anno dalla sua nascita, e a dodici mesi esatti dal risultato sorprendente ottenuto alle Europee, Podemos conferma il suo ingresso con forza nelle istituzioni. Non è ancora “l’assalto al cielo” preconizzato dal leader carismatico Pablo Iglesias, ma d’ora in poi nella maggior parte delle amministrazioni locali gli altri partiti dovranno fare i conti con la formazione viola.
«Oggi nasce un paese diverso», dice il segretario politico Íñigo Errejón, braccio destro di Iglesias. «È la notte di una giornata storica. Si è rotta la dinamica tradizionale dei rapporti di forza. Fino a un anno fa lo scenario sembrava irrimediabilmente bloccato, ora sappiamo che il cambiamento è possibile ». Stesso entusiasmo che condivide, quando i risultati confermano che sarà il nuovo sindaco di Barcellona, la leader storica del movimento contro gli sfratti Ada Colau: «Ci si è presentata un’opportunità storica, l’abbiamo saputa sfruttare». A Madrid, fino a tarda notte, il conteggio dava in sostanziale parità Carmena e Aguirre. Ma la candidata sostenuta da Podemos, come detto, non avrà problemi a conquistare la poltrona di sindaco con l’appoggio delle altre forze di sinistra, compreso il Psoe, tutte d’accordo nello spedire all’opposizione la destra del Pp.
Nelle prossime settimane, sarà il momento del negoziato in un’infinità di comuni e in diverse regioni. Un primo banco di prova per le forze emergenti, tanto Podemos come Ciudadanos. Tra sei mesi si vota per le politiche: a seconda delle alleanze o del rifiuto di scendere a patti, sia Pablo Iglesias come Albert Rivera sanno che potranno giocarsi il loro futuro a livello nazionale.
Da La Repubblica del 25/05/2015.

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