mercoledì 27 maggio 2015

Tito Boeri, un giorno economista un giorno presidente dell’Inps

da contro*corrente

Tito Boeri, un giorno economista un giorno presidente dell’Inps (Luisella Costamagna)

robinson-luisella-costamagna-9220_2624375_687857di Luisella Costamagna – Il Fatto Quotidiano 27.5.2015
Caro prof. Tito Boeri, mi rivolgo all’economista, uno dei massimi esperti italiani di mercato del lavoro, “lavoce” (come il nome del celebre sito di cui è stato tra i fondatori) autorevole e competente che negli anni ci ha aiutato a vedere cosa si nascondesse dietro i provvedimenti dei diversi governi, al di là del fumo della propaganda. Mai come oggi – scontro governo Renzi-sindacati, misure dirompenti (il “suo” contratto a tutele crescenti con l’abolizione dell’art. 18), attacco ai diritti dei lavoratori, dolorose ferite della crisi – la coltre di fumo è spessa: “C’è la ripresa”, “boom delle assunzioni”, dicono il premier e il ministro del Lavoro Poletti, lanciando dati che poi vengono smentiti dall’Istat. Mai come oggi avremmo bisogno della sua voce per trovare la verità. Ma – temo – mai come oggi il suo austero timbro bocconiano sembra essersi omologato al canto.
Prendiamo la decontribuzione per i neoassunti. Nel giugno 2013 diceva: “Se invece degli sgravi per un periodo di appena due anni per ogni assunzione a tempo indeterminato di un giovane, s’intervenisse con una misura che viene percepita come più duratura dai datori di lavoro, per esempio di riduzione delle tasse sui salari più bassi, i risultati sarebbero certi (…) Siamo pieni di esperienze negative di sgravi a tempo. Da sempre i datori di lavoro aspettano che gli sgravi entrino in funzione prima di assumere. Poi, una volta assunte le persone, le tengono sino a quando gli sgravi sono attivi e poi le licenziano di nuovo (…) Non si genera occupazione ma si fa solo un regalo agli imprenditori”. Giusto. A settembre 2014 scriveva su lavoce.info: “Queste misure si rivelano uno spreco dei soldi dei contribuenti senza apparenti incrementi della quota di contratti a tempo indeterminato”. E a ottobre confermava su Twitter: “Rubinetto su decontribuzione nuovi contratti a tutele progressive vuol dire buttare via i soldi. Farà domanda solo chi avrebbe assunto comunque”. Netto e coerente nel tempo.
boeriPOI PERÒ è stato nominato presidente dell’Inps e la sua voce è cambiata: dopo la doccia fredda dell’Istat (crescita del tasso di disoccupazione a marzo al 13%, giovanile al 43,1%, calo di 111 mila occupati nei primi tre mesi dell’anno) anche l’Inps ha cominciato a “dare i numeri”: “Nel primo trimestre 2015 aumentano, rispetto al corrispondente periodo del 2014, le assunzioni a tempo indeterminato (+91.277), mentre diminuiscono i contratti a termine (-32.117)”, senza però specificare che si tratta di contratti e non di occupati. E lei ha twittato entusiasta: “Il lavoro che cresce è più stabile. Non solo grazie alla decontribuzione ma anche al contratto a tutele crescenti”. Una manna per il premier Renzi che, ovviamente, l’ha subito retwittata. Caro Boeri, alle giravolte dei politici siamo purtroppo abituati, ma guai se ci si mettono anche le voci che dovrebbero essere obiettive. Delle due l’una: la decontribuzione è uno spreco e un regalo agli imprenditori che ora assumono perché conviene ma poi licenzieranno; o davvero stanno crescendo i lavoratori stabili? Ha ragione il Boeri economista indipendente o il presidente dell’Inps (e magari futuro ministro del Lavoro)? Lei non ha elezioni in ballo e sa bene che dietro a ogni numero c’è una persona.
Un cordiale saluto.

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