sabato 23 maggio 2015

Un bagno d’umiltà per il partito unico

Un bagno d’umiltà per il partito unico

Non so se è “l’incubo” di Renzi, come dicono in diversi, ma certamente la Liguria è in questi giorni al centro dei pensieri del premier più della scuola, delle pensioni e dei migranti. Non a caso il premier sceglierà Genova nella serata di chiusura di campagna elettorale, quella che precede il silenzio: unico leader nazionale a parte Grillo, che però è di lì.
Già bersaniana, poi autodichiaratasi renziana su consiglio del suo grande mentore Claudio Burlando, la candidata Paita è come noto legata a triplo filo al sistema di potere del governatore uscente nonché ai tutti gli affari attorno al porto di Genova e alle infrastrutture liguri. Non era una pupilla della prima ora del premier, ma lo è diventata da quando le cose in Liguria – feudo storico del centrosinistra – hanno cominciato ad andare come non dovevano, fino a complicarsi parecchio.
Prima con le contestatissime primarie che hanno visto Paita prevalere su Cofferati, quindi con lo strappo di Pastorino – e a fronte di un Movimento 5 Stelle locale di notoria vitalità.
Sicché la Liguria è diventata il vero caso su cui si misurerà, domenica, il “partito della nazione”, quello che si è privato della sinistra considerandola “ininfluente” ma ora rischia un mezzo autogol: gli ultimi sondaggi pubblicabili indicavano infatti Pastorino tra il 10 e il 15 per cento, quindi molto oltre la consueta area a sinistra del Pd, quella appunto ultraminoritaria che ad esempio alle europee non aveva creato alcun grattacapo al premier. Qui parliamo di oltre tre volte tanto e di una massa di voti interamente sottratti al Pd, mentre il M5S viaggia attorno al 20 per cento.
Innervosito per la piega che stanno prendendo le cose, Renzi è già andato a Genova per attaccare non Forza Italia o il M5S stesso, ma proprio la “sinistra masochista”, cioè quella che lui ha fatto fuori dal suo partito e che adesso rischia di rovinargli la festa. Nel senso che Paita vincerà lo stesso, s’intende, ma se resterà sotto il 35 per cento non solo sarà la famosa anatra zoppa in termini di governo locale ma soprattutto paleserà il primo grande passo falso del partito della nazione (si noti che il vecchio centrosinistra unito aveva superato il 52 per cento, nel 2010).
Non sono ligure, quindi non mi azzardo a una dichiarazione di voto relativa a questioni locali, in una regione che non conosco abbastanza. Se tuttavia volessimo guardare agli effetti nazionali di quel voto – effetti molto robusti, come si è detto – non avrei dubbi ad andare alle urne per provare a ridurre la boria famelica del capo del governo e il suo disegno di governare l’Italia da solo, a colpi di bonus, cucendosi le regole su misura, irridendo e sbeffeggiando chi controargomenta nel merito le sue decisioni.
Sarebbe, per lui e il partito della nazione, un opportuno bagno di umiltà che farebbe bene alla democrazia.
Da gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it

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