sabato 30 maggio 2015

UN RIMEDIO GROTTESCO A SCELTE SBAGLIATE

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UN RIMEDIO GROTTESCO A SCELTE SBAGLIATE (di Roberto Saviano)

La vicenda degli impresentabili ha assunto un profilo ingarbugliato, grottesco, dove si confondono e si compromettono confine mediatico e concretezza giudiziaria. Chi è impresentabile, e per quale motivo? Per cause giudiziarie? Per cause morali? Politiche? con quali parametri e criteri viene definita l’impresentabilità? La verità è che — come spesso accade in Italia — si è arrivati ad applicare una pericolosa scorciatoia pseudogiudiziaria invece della normale e ordinaria selezione politica.
La Commissione antimafia è arrivata a mettere ordine laddove non è riuscita a farlo la politica, ma il risultato dell’elenco reso noto è pericoloso e ambiguo. Bisogna che l’intervento della Commissione abbia un codice, e chiarisca quali sono i parametri di presentabilità. Senza dubbio è interessante che la presidente Rosy Bindi stia cercando di trasformare la commissione da organismo assonnato e formale quale è sinora stato in parte attiva nell’analisi della realtà italiana. Ma la commissione resta un organismo parlamentare, non un organismo giudiziario. Fa parte delle sue funzioni “indagare sul rapporto tra mafia e politica”, ma in molti casi le valutazioni sono state fatte non su sentenze passate in giudicato, ma sugli elementi prodotti dalla pubblica accusa. Se usassimo sempre questo criterio basterebbe una qualsiasi indagine, nemmeno un rinvio a giudizio, per rendere impresentabile un candidato.
È importante poi che la commissione dialoghi con la Procura Nazionale Antimafia, ma questo deve essere la premessa alla selezione dei candidati e un capitolo del dibattito interno agli organismi politici. La lista di impresentabili, termine che io stesso ho utilizzato, rischia di diventare invece una sorta di lista di proscrizione. In primo luogo rischiosa, perché il metodo non è chiaro. Poi controproducente, poiché darebbe una patente di presentabilità a tutti quelli che non sono inseriti nella lista, e che magari sono solo dei prestanome. Quello dei prestanome è un meccanismo protagonista di questa tornata elettorale. Funziona così: si candida un nome assolutamente pulito e si convoglia su questo tutto il voto del candidato compromesso. Lo stesso meccanismo usato dalla mafie per salvare i beni dalle confische. Ma mentre per tracciare i soldi delle mafie si può ricostruire il flusso di danaro che le alimenta, come si fa a ricostruire il flusso del voto elettorale?
Solo la politica può saperlo. Pd e Forza Italia colpevolmente non l’hanno fatto, demandando il giudizio sull’incandidabilità alla commissione, che ha un ruolo semantico di valutazione giudiziaria, quando in realtà è un organismo di politici che valutano altri politici. C’è in questo una pericolosa contraddizione. L’iniziativa della Commissione, presa sotto la pressione dell’opinione pubblica, rischia di rendere lo strumento antimafia non più un delicato spazio in cui tradurre i dati giudiziari in dibattito politico, ma al contrario un tentativo di camuffare una decisione politica in risultato giudiziario.
La stessa immacolata parola antimafia dovrebbe essere spesa con estrema parsimonia ricordando soprattutto che è il termine più ricercato dalle mafie stesse, che fondano associazioni antimafia e antiracket come scudi entro quali fare la propria attività. Il M5S ha selezionato i suoi candidati in modo diverso. Questo quindi testimonia che laddove c’è volontà non è complesso tenere lontano figure ambigue dalle liste elettorali. L’attenzione data a De Luca e alla delusione del Pd in Campania ha poi del tutto oscurato il disastro di Forza Italia. È passato del tutto sotto silenzio l’arresto di Pasquale Scotti, uno dei più ricercati boss di camorra dell’intera storia criminale, trovato in Brasile dopo trent’anni di latitanza. Pasquale Scotti a verbale dice: «Circa un mese e mezzo fa ricevetti un biglietto tramite l’avvocato Cesaro (Luigi Cesaro presidente della provincia di Napoli sino al 2012 e dirigente del Pdl in Campania, ndr.) il quale a sua volta l’aveva ricevuto dalla suocera di Raffaele Cutolo».
Il rapporto tra Cesaro e Pasquale Scotti è stato ignorato dalla campagna elettorale, il che dimostra come i temi cruciali siano del tutto diventati secondari. Il guazzabuglio degli impresentabili deve far comprendere al premier Matteo Renzi che una vittoria claudicante con vecchi volti, con il solito modo di affrontare la politica, con il chiaro utilizzo di alleanze ambigue e pacchetti di voti che derivano da clientele è assai peggiore di una sconfitta subita perché si è provato a cambiare e rinnovare. Cambi rotta subito, ricostruendo il Pd nel Sud Italia. Nel Mezzogiorno ci sono le risorse e ci sono le persone nuove. Vanno rotte le vecchie clientele e i vecchi debiti di riconoscenza. L’impresentabilità deve tornare ad essere una categoria del dibattito politico o una categoria giudiziaria. Salutiamo con entusiasmo la volontà della Commissione antimafia di diventare un organismo attivo, ma procedendo come si è fatto si rischia di piegare la praxis antimafia ad una barbara decisione politica senza regole.

repubblica

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