sabato 2 maggio 2015

Veneto Banca, spunta un prestito sospetto Un villaggio di lusso mette nei guai i vertici

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IL CASO

Veneto Banca, spunta un prestito sospetto
Un villaggio di lusso mette nei guai i vertici

Nel mirino di Bankitalia i soldi dati 
dall'istituto per 
un resort in Sardegna. Dove comprò casa la moglie del numero uno Vincenzo Consoli

DI VITTORIO MALAGUTTI
Veneto Banca, spunta un prestito sospetto 
Un villaggio di lusso mette nei guai i vertici
Nel gran calderone di Veneto Banca, tra prestiti facili e finanziamenti a parenti, amici e agli amici degli amici, c’è un’operazione sospetta che porta nel paradiso naturale della baia di Chia, estremo sud della Sardegna occidentale. Proprio qui, a poca distanza da una delle spiagge più belle dell’isola, si trova una villa di proprietà della moglie di Vincenzo Consoli, il manager che per 17 anni, dal 1997, ha governato come un dominus assoluto l’istituto con base a Montebelluna.

Ebbene, secondo quanto “l’Espresso” ha potuto ricostruire, l’immobile è stato ceduto alla consorte del banchiere da una società a suo tempo generosamente finanziata da Veneto Banca. Non solo. Quegli affari a Chia sono finiti nel lungo elenco delle anomalie contabili segnalate dagli ispettori della Banca d’Italia. Nel 2013 fu proprio l’intervento della Vigilanza ad aprire la crisi della Popolare più rampante del Nordest, reduce da un decennio di crescita a tappe forzate, tra acquisizioni e ricchi dividendi per i soci. Dal bilancio sono emerse perdite supplementari per oltre un miliardo e l’anno scorso l’intero consiglio di amministrazione presieduto da Flavio Trinca è stato costretto alle dimissioni. Adesso siamo arrivati alla resa dei conti. La Popolare di Vicenza, storica rivale, preme per una fusione. E l’annuale assemblea convocata per sabato 18 aprile rischia di essere presa d’assalto da migliaia di soci delusi.

Vincenzo Consoli
Vincenzo Consoli
Messo alle strette da Bankitalia, l’amministratore delegato Consoli ha già fatto un passo indietro, ma con un provvedimento più unico che raro nella storia della finanza nazionale gli sono stati comunque assegnati i gradi didirettore generale.Nel frattempo è arrivata anche l’inchiesta penale della procura di Roma per ostacolo all’attività di Vigilanza. Il banchiere però, che pure figura nell’elenco degli indagati, continua di fatto a tenere le redini di una delle più grandi popolari d’Italia, assediata dalle perdite e costretta dal decreto del governo ad avviare le pratiche per la trasformazione da cooperativa a società per azioni.

Adesso però, tra le pieghe dei bilanci emerge anche l’affare Chia, una storia di perdite e prestiti milionari in cui l’ex amministratore delegato di Veneto Banca corre pericolosamente sul filo del confitto d’interessi. I documenti esaminati da “l’Espresso” raccontano nei dettagli un’operazione immobiliare partita nel lontano 2003 tra squilli di trombe e rulli di tamburi. Ville e villette con vista mare. E poi hotel, resort di lusso con campo da golf e spiaggia riservata. Questi, in breve, i progetti del gruppo di investitori che una dozzina di anni fa sbarcarono nell’angolo sudovest della Sardegna. Al comando c’era Gino Zoccai. Proprio lui, l’imprenditore orafo di Thiene, in provincia di Vicenza, protagonista di lì a poco del crack della compagnia aerea Volare, da lui promossa e diretta.

«Sarà la mia piccola Costa Smeralda», annunciava Zoccai parlando della Chia del futuro. I soldi, all’epoca, non mancavano di certo. L’affare sardo aveva raccolto l’entusiastica adesione di una folta pattuglia soci, in gran parte professionisti e industriali veneti. Era della partita anche Vincenzo Soddu, il comandante d’aviazione pure lui coinvolto nella bancarotta di Volare. Per chiudere il cerchio e avviare i cantieri mancava solo la benedizione dei banchieri, che arrivò puntualmente. Erano soldi del Nordest, tanto per cambiare.

In prima fila tra i finanziatori troviamo la padovana Antonveneta insieme a Veneto Banca. Chia 2000, la società che gestisce lo sviluppo immobiliare, s’indebita per 8,5 milioni con l’istituto di credito con base a Montebelluna. Ed è proprio Chia 2000 a vendere una villa alla moglie di Consoli. «Non ho nessun commento da fare», ha replicato il direttore generale di Veneto Banca alle domande de “l’Espresso”. L’operazione, come confermano i documenti catastali, va in porto la vigilia di Natale del 2005. La consorte del banchiere acquista una villa di 8 vani, per una superficie - non specificata nell’atto catastale - difficilmente inferiore ai cento metri quadri. Secondo i resoconti giornalistici dell’epoca, i prezzi correnti per le case nel nuovo insediamento turistico superavano gli 8 mila euro al metro quadro.

Affare fatto, allora, ma il progetto di Zoccai, nel frattempo travolto dal crack Volare, finisce ben presto in una spirale di perdite e debiti. Il sogno di una nuova Costa Smeralda si trasforma in un incubo e nel 2010 le società coinvolte nell’operazione arrivano al capolinea della liquidazione. Il conto finale è pesantissimo. Chia 2000 accumula perdite su perdite, che sfiorano i 7 milioni di euro nel 2012, ultimo bilancio disponibile. Anche il Fisco reclama tasse non pagate per 13 milioni.

L’avventura in Sardegna lascia il segno pure nei bilanci di Veneto Banca. Nel 2013, gli ispettori di Bankitalia passano in rassegna il portafoglio crediti dell’istituto e tra i tanti rilievi critici c’è spazio anche per i finanziamenti alle operazioni immobiliari di Zoccai e soci. In sostanza, i crediti verso Chia 2000 e altre società collegate erano classificati come posizioni “in bonis”. Secondo la Vigilanza, invece, quei prestiti andavano inseriti tra gli incagli e quindi svalutati. Non è un caso isolato. Nel mirino della Banca d’Italia sono finite oltre un centinaio di operazioni a rischio e nel bilancio 2013, come anche nel successivo, Veneto Banca ha dovuto accantonare in totale oltre un miliardo di euro per coprire il passivo supplementare.

Un anno fa, Consoli reagì attaccando. «Sono rilievi ingiusti, infondati, sicuramente eccessivi», disse il manager. Adesso però il clima è cambiato. La procura di Roma ha avviato un’inchiesta penale che potrebbe riservare sorprese clamorose. E Bankitalia non sembra più disposta a fare sconti.

Nel frattempo l’amministratore delegato, ora direttore generale, è già passato alla cassa. Nel 2014, quando ha cambiato poltrona, Consoli ha ricevuto un compenso straordinario di 3,6 milioni a cui va sommato lo stipendio per il nuovo incarico. Con buona pace dei bilanci in rosso. E dei conflitti d’interessi.

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