venerdì 15 maggio 2015

“Vitalizi ai condannati, la politica li ha salvati ancora”

“Vitalizi ai condannati, la politica li ha salvati ancora” (Nello Trocchia)

EspositoCondannò Berlusconi. Il giudice Antonio Esposito.

È stato il giudice che ha presieduto la sezione feriale della Corte di Cassazione che ha confermato la condanna per il reato di frode fiscale a Silvio Berlusconi. Il giudice Antonio Esposito ha seguito il dibattito sull’abolizione dei vitalizi agli ex parlamentari condannati. Abolizione revocabile fino alla riabilitazione del condannato. “Si è persa una buona occasione” spiega in una intervista esclusiva al Fatto Quotidiano . Nel curriculum del giudice Esposito ci sono altri imputati eccellenti.
Esposito è stato presidente della sezione che ha confermato la condanna ad Aldo Brancher, ministro lampo dell’ultimo governo Berlusconi, a due anni per ricettazione e appropriazione indebita.
Presidente anche della sezione della Suprema Corte che ha confermato la condanna per Salvatore Cuffaro, l’ex presidente della Regione Sicilia, ora in carcere per favoreggiamento alla mafia. Ma non solo. In passato, il giudice Antonio Esposito è stato consigliere delle sezioni della Cassazione che hanno confermato le condanne a Claudio Martelli, finanziamento illecito, e a Cesare Previti, corruzione. In questo elenco, in attesa della possibile riabilitazione, continua a incassare il vitalizio, da 4.992 euro, Claudio Martelli, riabilitato e, comunque, con una condanna sotto i due anni. Dovrebbe continuare a godere del vitalizio, da 3.444 euro, anche Aldo Brancher perché condannato a una pena che non supera la soglia dei due anni. “Credo che la delibera approvata dal Consiglio di presidenza del Senato e dell’ufficio di presidenza della Camera – sostiene il giudice Esposito – abbia sprecato la buona occasione per eliminare, come chiesto da mezzo milione di cittadini, l’inaccettabile concessione di un vitalizio ai parlamentari che sono stati condannati in via definitiva per gravi reati, soprattutto in danno della Pubblica amministrazione”.   Lei, insomma, condivideva l’idea di eliminare i vitalizi agli ex parlamentari condannati come chiesto da migliaia di cittadini?   Senza dubbio e la ragione è semplice. La ratio che giustifica la revoca del vitalizio si rinviene nella considerazione che questi ‘rappresentanti della nazione’ hanno esercitato le pubbliche funzioni loro affidate violando il giuramento di esercitarle, come prevede l’articolo 54 della Costituzione, ‘con disciplina e onore’, rendendosi così immeritevoli di percepire un beneficio economico proprio da quello Stato di cui erano rappresentanti e alle cui istituzioni hanno procurato grave lesione del prestigio. Tale danno è certamente maggiore nell’ipotesi di reato commesso contro la pubblica amministrazione e, in particolare, con abuso di quelle pubbliche funzioni che dovevano, invece, essere esercitate, con ‘disciplina e onore’.   Passiamo ai punti critici della delibera approvata. Il testo prevede l’esclusione di alcuni reati,   cosa ne pensa?   È irragionevole aver escluso dalla revoca chi è stato condannato per il delitto di abuso d’ufficio che attiene proprio ‘allo svolgimento delle funzioni’. Allo stesso modo è poco convincente aver abbassato la previsione dei massimi edittali della pena che esclude una serie di reati dalla possibilità di cancellazione del vitalizio.   Quello che ha fatto molto discutere è la previsione di assegnare nuovamente il vitalizio agli ex parlamentari condannati quando ottengono la riabilitazione e dal momento di presentazione della richiesta. Come definisce questa scelta?   È certamente discutibile l’aver previsto la possibilità per i condannati, che ottengono la riabilitazione, di riceverenuovamente l’assegno mensile.   Perché?   La revoca del vitalizio non ha nulla a che vedere con l’istituto della riabilitazione, previsto dall’articolo 179 del codice penale, che, a determinate condizioni, estingue le pene accessorie e ogni altro effetto penale della condanna. La revoca del vitalizio, come detto, trova la sua ragione di essere nella circostanza che quel rappresentante della nazione, nello svolgimento delle funzioni pubbliche a lui affidate, ha violato i doveri di disciplina e onore, a lui imposti dalla Costituzione, offendendo così la nazione e il corpo elettorale. La riabilitazione non cancella questa offesa.   Lei boccia completamente la delibera approvata salutata con soddisfazione dai presidenti di Camera e Senato?   Mi limito a dire che si è persa una buona occasione.
Da Il Fatto Quotidiano del 15/05/2015.

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