venerdì 8 maggio 2015

VITALIZI AI CONDANNATI: LO STOP È SOLTANTO UN’ALTRA FARSA

VITALIZI AI CONDANNATI: LO STOP È SOLTANTO UN’ALTRA FARSA (Carlo Tecce)

Finte riforme

ESCLUSO IL REATO DI ABUSO D’UFFICIO E AMMESSA LA RIABILITAZIONE. IRA 5STELLE.

Il compromesso sui vitalizi, osannato dal Partito democratico, fa erroneamente pensare che la pensione ai parlamentari condannati sia abolita per sempre. Non è così. Non vale per tutti, forse vale per pochi. Ma è un risultato insperato, una vittoria seppur parziale, per Laura Boldrini e Pietro Grasso. Soddisfatta l’associazione Libera; non il Movimento Cinque Stelle, che ritiene il provvedimento troppo fiacco e non Forza Italia, che preferiva non toccare la materia. Gli uffici di presidenza di Camera e Senato adottano una delibera che elimina il vitalizio per i pregiudicati per i reati di mafia e terrorismo, contro la pubblica amministrazione con pene superiori ai 2 anni e per i delitti non colposi che prevedono una reclusione di almeno 6 anni. È incluso il patteggiamento, ma non in maniera retroattiva. Questo è quel che resta di un testo più volte dibattuto e poi ammorbidito.
IL DISSENSO dei Cinque Stelle si concentra su quel che manca e quel che s’è aggiunto di fretta. Va considerata con attenzione, appunto, l’esclusione dell’abuso d’ufficio (tipico fra i politici) e la riabilitazione che il condannato può richiedere al Tribunale di Sorveglianza e ottenere tre anni dopo l’estinzione della pena (10 per i reati più gravi). Un caso che s’addice a Silvio Berlusconi. L’ex Cavaliere ha ricevuto in Cassazione 4 anni di reclusione (3 indultati) per frode fiscale, fra un paio di mesi, appena la nuova norma sarà in vigore, gli sarà revocato il vitalizio. Ma nel 2018 ne potrebbe usufruire ancora. E i riabilitati fra i protagonisti di Tangentopoli, fanno notare i Cinque Stelle, rappresentano una folta schiera. Il giovedì che ha plasmato il compromesso sui vitalizio è iniziato con un irrituale intervento a palazzo Madama di Ugo Sposetti, senatore dem nonché ex tesoriere Ds. Sposetti ha chiesto il permesso e s’è esercitato sul tema non previsto all’ordine del giorno: “In altre occasioni ho parlato del mio dissenso da decisioni parlamentari spinte dall’antipolitica e dal populismo imperante grazie a organi di informazione pubblici e, comunque, in vita con risorse pubbliche. Riconfermo questa mattina che lisciare il pelo all’antipolitica non è un mestiere che ho mai amato e che non amo e spero di non amare mai. Non ho mai svolto questa professione. Ritengo che i membri del Consiglio di Presidenza si trovino di fronte ad un diritto inalienabile, un diritto acquisito, un diritto che matura con il versamento dei contributi del lavoratore e dell’azienda, un diritto alla sopravvivenza. Per chi ha fatto solo quel lavoro, scatta un diritto alla sopravvivenza”.
DI SOLITO preciso con i numeri, li adopera con maestria da gestore del patrimonio comunista, Sposetti dimentica che soltanto col governo di Mario Monti – anno 2011 – il vitalizio è calibrato sui contribuiti versati, prima valeva il sistema retributivo. Lucio Malan di Forza Italia concede a Sposetti un applauso, il sermone rianima a distanza Fabrizio Cicchitto e fa infuriare i Cinque Stelle: “Indecente”. L’agglomerato centrista, reduci Ncd e reclute Udc, è in perfetta sintonia con il senatore dem e con i forzisti.
Le ragioni di Sposetti vengono esposte che è mattina e c’è ancora tempo per litigare. I Cinque Stelle provano a emendare le delibere pronte a ricevere un sigillo unanime a sinistra (Sel e Pd), esteso a Lega Nord e Fratelli d’Italia: il tentativo fallisce, e allora disertano la Camera e bocciano al Senato. I democratici, che si dissociano da Sposetti per bocca del capogruppo Luigi Zanda, accolgono entusiasti la delibera e ne fanno un proprio titolo di merito perché, argomentano, il Movimento s’è defilato nel momento topico.
I CINQUE Stelle, furibondi, precisano che non accettano delibere annacquate. Laura Bottici, questore al Senato, sostiene che Grasso e Boldrini hanno aderito al compromesso del partito di Renzi: “Per undici mesi, sono stata l’unica a sostenere il presidente Grasso nel richiedere una vera abolizione e l’approvazione di una delibera, contrastata in questo anche dalla maggioranza predominata dal Pd. Poi la scorsa settimana dopo mesi di battaglie, i presidenti di Senato e Camera hanno giocato al ribasso con il partito di Renzi, partorendo una proposta farsa con molte falle”. Cioè un compromesso. Per un successo a metà.
Da Il Fatto Quotidiano del 08/05/2015.

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