sabato 30 maggio 2015

Vitalizi, il silenzio degli indecenti

da contro*corrente

Vitalizi, il silenzio degli indecenti (Franco Bechis)

vitalizi
Renzi,Grasso e Boldrini coprono i papponi
Il premier, nonostante gli annunci, non muove un dito per modificare le regole, il presidente del Senato rifiuta di essere intervistato e quella della Camera invece scappa. Eppure per togliere l’odioso privilegio basterebbe poco
Franco Bechis – Libero 30/05/2015
Silenzio. Nessun cenno di risposta dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a cui ieri Maurizio Belpietro ha chiesto ufficialmente dalle colonne di Libero di dare un segnale alle truppe Pd per rimettere in discussione le norme sui vitalizi e porre fine allo scandalo dei papponi delle pensioni. Certo, ieri non è stata gran giornata per Renzi, che si è trovato l’ostacolo di Rosy Bindi pronta ad azzoppare con la sua lista degli impresentabilile regionali del Partito Democratico in Campania. Ma dopo 10 giorni dal commento entusiastico all’inchiesta di Libero («è sacrosanta»), da un premier di solito così attivo e deciso (si fa per dire ndr) ci si sarebbe attesi qualche passo formale. Evidentemente il coraggio di sfidare davvero – e non solo a parole – la passata e pure la presente classe dirigente del suo partito sfilando gli ingiustificati privilegi che li hanno ingrassati e li ingrasseranno, Renzi non ce l’ha. Quando uno non ha coraggio, bisogna provare a darglielo, e Libero non smetterà di tentare.
Meno ancora di Renzi però hanno fatto fin qui i presidenti delle Camere, Laura Boldrini ePiero Grasso. Non una parola sull’inchiesta di Libero, non un cenno almeno di cortesia alla lunga lettera loro inviata dal presidente della Associazione ex parlamentari, Gerardo Bianco, che chiedeva al contrario di difendere la loro categoria dagli scritti di questo giornale. Gran parte di loro si è offesa per il titolo dato alla prima puntata dell’inchiesta: «Papponi delle pensioni», pensando fosse un insulto. Così non era, e lo abbiamo spiegato più volte. Non epiteto,ma constatazione: papponi significa mangioni, e quando uno versa 10 e riscuote 1.00 o 1.000 in pochi anni come è accaduto a centinaia di ex parlamentari e come accadrà ancora per 198 attualmente in Parlamento, si è mangiato non solo la sua pensione, ma anche quella di 10, 1.00 o 1.000 altri cittadini. È una fotografia: continuando a godere di quello spread fra contributi versati e assegni percepiti, tutti i parlamentari che hanno o avranno il vitalizio continueranno ad essere papponi-mangioni delle pensioni altrui.Dovrebbe essere un problema cogente anche per i vertici istituzionali di Camera e Senato, visto che ogni anno grazie a quelle assurde regole previdenziali, hanno un buco in bilancio superiore ai 200 milioni di euro. Dovrebbe essere un problema per il governo, perché quei 200 milioni di buco vengono coperti ogni volta dal ministero dell’Economia grazie al trasferimento della dotazione agli organi costituzionali. E invece sembra che non riguardi nessuno di loro.
Attesa una reazione motu proprio della Boldrini o di Grasso, abbiamo provato a sollecitarla noi negli ultimi due giorni con una richiesta ufficiale di intervista. Da parte di Grasso la risposta è stata cortese, ma negativa: da oltre un anno il Presidente è convinto di stare zitto (in realtà no, ma così ci viene detto),e quindi mantiene il suo silenzio anche sui vitalizi. La Boldrini è invece impegnata con il suo portavoce in un tour in Brasile, e né lei né lui hanno tempo nemmeno per risponderci. Per iscritto, manco a provarci. A voce solo un sussurro del portavoce: «Siamo impegnati, non possiamo». In 48 ore nemmeno un sms di risposta, nonostante le numerose sollecitazioni. Non vogliono guardare quei vitalizi, non vogliono sentire, non vogliono parlare. Anzi, qualcosa di più indicativo a dire il vero è già accaduto. Renzi con il suo governo ha respinto due emendamenti di Scelta civica presentati alla sua legge di riforma del Senato, e quindi ha già detto un no formale alla abolizione dei vitalizi.
L’ufficio di presidenza della Camera ha respinto le numerose proposte in questa direzione presentate anche intempi non recenti dal Movimento 5 stelle. L’ufficio di presidenza del Senato ha respinto a maggioranza schiacciante un emendamento abolisci-vitalizi da poco presentato dal vicepresidente leghista del Senato, Roberto Calderoli, alla recente delibera che sospendeva i lvitalizio fra mille «se» e mille «ma» ai parlamentari condannati. Nei fatti anche Boldrini e Grasso hanno detto di no a una revisione dell’intero status dei Parlamentari. Hanno rivendicato taglietti assai banali ai costi della politica operati sotto la loro presidenza, che non hanno modificato quasi nulla il costo complessivo dei Palazzi della politica. Consiglierei a loro di andare a prendersi qualche bilancio interno di Camera o Senato di fine anni Sessanta. Comprenderanno che tante cose semplici le avevano ben capite i padri della Repubblica. C’erano i vitalizi? No, c’erano pensioni con contributi affidati a una cassa che li investiva e li faceva fruttare. C’era la diaria per il soggiorno a Roma? Sì, ma solo per i parlamentari che prima delle elezioni non risultavano residenti a Roma. C’era il rimborso delle spese di trasporto? Sì: una tessera Atac a ciascuno in modo che tutti i parlamentari potessero prendere senza spesa un tram o un bus per muoversi nella capitale (oggi sarebbe offerta anche la metropolitana che all’epoca non esisteva). E poi rimborsi di volo aereo, di autostrada o di treno, anche wagon lit, ma esclusivamente per muoversi dalla propria residenza a Roma e ritorno. Altri tempi, eh? E perché non tornare alla saggezza dei padri Costituenti, invece di riempirsi la bocca di rispetti costituzionali sempre a vanvera?

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