venerdì 8 maggio 2015

«Vogliamo trattare, ma con il governo»

da il manifesto
SCUOLA

«Vogliamo trattare, ma con il governo»

Riforma della Scuola. Al Nazareno tre ore «senza passi avanti» fra Pd e sindacati. Che chiedono di parlare con Renzi e Giannini. «Gli emendamenti non bastano, serve cambiare l’impianto della riforma» M5S lascia commissione: un teatrino penoso

La sede del Pd al Nazareno a Roma
Doveva essere un’ora sola di con­fronto. Alla fine sono state tre. Il pro­lun­ga­mento però non ha por­tato a nes­sun sostan­ziale passo avanti. Sulla riforma della scuola rimane il muro con­tro muro: da una parte governo e Pd che non vogliono toc­care i punti fon­da­men­tali della «buona scuola», dall’altra i sin­da­cati — assieme alle asso­cia­zioni degli stu­denti e dei geni­tori — che senza distin­zione, a parte qual­che cedi­mento dello Snals — con­ti­nuano a con­te­starne l’impianto: man­cato decreto sulle assun­zioni, poteri dei pre­sidi, albi ter­ri­to­riali da cui i pre­sidi stessi potranno sce­gliere gli insegnanti.
Che non si trat­tasse di un incon­tro col governo, i sin­da­cati l’hanno capito quando sono riu­sciti a strap­pare il cam­bio di pro­gramma. Ini­zial­mente a Cgil, Cisl e Uil era stata riser­vata solo un’ora di «con­fronto» — ter­mine sosti­tu­tivo della rot­ta­mata con­cer­ta­zione — allo stesso modo di tutti gli altri inter­lo­cu­tori scelti dal Pd a due giorni dallo scio­pero che ha dimo­strato come il mondo della scuola con­si­deri fal­li­men­tare la riforma tar­gata Renzi e Giannini.
Al Naza­reno invece Susanna Camusso, Anna­ma­ria Fur­lan e Car­melo Bar­ba­gallo sono rima­sti oltre tre ore. Il tempo neces­sa­rio per­ché loro e i loro segre­tari di cate­go­ria (Mimmo Pan­ta­leo Flc Cgil, Fran­ce­sco Scrima Cisl Scuola, Mas­simo Di Menna Uil Scuola) spie­gas­sero le loro posi­zioni. Rima­ste total­mente distanti da quelle del Pd e dalle modi­fi­che «pal­lia­tive» pro­po­ste dal pre­si­dente Mat­teo Orfini, dal vice­se­gre­ta­rio Lorenzo Gue­rini e dalla respon­sa­bile scuola Fran­ce­sca Puglisi.
Alla fine dun­que si è trat­tato più di un incon­tro di «metodo» che di «merito». Tanto che Cgil, Cisl e Uil hanno chie­sto di incon­trare «al più pre­sto il governo». La sua assenza dal con­fronto — defi­nita «sur­reale» da Ste­fano Fas­sina che appog­gia la richie­sta sin­da­cale di un decreto sulle assun­zioni — è con­si­de­rata deci­siva dai sin­da­cati: «solo il governo può cam­biare pro­fon­da­mente la riforma come chie­diamo noi».
Unico punto su cui — a detta del Pd — il con­fronto andrà avanti è quello sugli emen­da­menti per «rimo­du­lare» il potere del pre­side — diri­gente sco­la­stico — che con la riforma diven­te­rebbe il «sin­daco della scuola», defi­ni­zione del sot­to­se­gre­ta­rio Davide Faraone. Ma dai sin­da­cati non arriva alcuna con­ferma al pro­po­sito. Unico impe­gno preso dal Pd è quello di fare da latore alla richie­sta di incon­tro col governo, ma fino a ieri nes­suna rispo­sta uffi­ciale era arri­vata dal mini­stro Giannini.
«Abbiamo molto apprez­zato la dispo­ni­bi­lità e il metodo di con­ti­nuare a vederci ma non abbiamo fatto grandi passi avanti», ha com­men­tato appena uscita dal Naza­reno Susanna Camusso. «Su alcune cose stanno riflet­tendo ma ci sono ancora sco­gli impor­tanti», le ha fatto eco Anna Maria Fur­lan. «È inu­tile par­lare di aper­ture dopo un incon­tro con un par­tito — attacca Car­melo Bar­ba­gallo — . Valu­te­remo se ci sono aper­ture, quando il governo ci con­vo­cherà. Capi­sco che dopo avere abu­sato dei decreti si fac­cia appello alla demo­cra­zia dei dise­gni di legge, ma que­sta era l’occasione per fare un decreto per­ché solo così si pos­sono assu­mere i pre­cari prima che inizi l’anno sco­la­stico», conclude.
Sul piano par­la­men­tare intanto ieri l’iter del dise­gno di legge è andato avanti. E anche qui non si regi­strano cambi di verso. Anzi. Tanto che i com­po­nenti M5s della com­mis­sione Cul­tura della camera hanno deciso di lasciare i lavori. «In que­ste ore stiamo assi­stendo a un tea­trino stuc­che­vole, a tratti penoso — scri­vono in una nota — . Quello che Pd e governo potranno con­ce­dere saranno, al mas­simo, bri­ciole. È del tutto evi­dente che, come abbiamo sem­pre affer­mato, sui punti chiave di que­sto prov­ve­di­mento, non si ci sono reali ripen­sa­menti. Il governo fa finta di sfi­larsi e lascia campo libero al Pd, che si porta al Naza­reno asso­cia­zioni e sin­da­cati per par­lare, all’ultimo momento e in tutta fretta, di tutto ciò che non hanno voluto mai fare finora: con­fron­tarsi seria­mente su Ddl Istru­zione e accet­tare il fatto che il prov­ve­di­mento va get­tato nel cestino. Al con­tempo spe­riamo che, tutti coloro i quali si sono oppo­sti fino a que­sto momento al Ddl, non abboc­chino a con­ten­tini e alle pro­messe da mari­naio di Pd e compagnia».

La ricetta per la riforma della scuola la offre poi in con­tem­po­ra­nea Beppe Grillo, con­ver­sando con i cro­ni­sti a Mon­te­ci­to­rio: «Un inse­gnante deve essere pagato bene altri­menti è un danno per le gene­ra­zioni future, deve avere una didat­tica moderna. I soldi? Si tro­vano. Per esem­pio, i 500 milioni alla scuola pri­vata li depi­ste­rei sulla scuola pubblica».
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