domenica 24 maggio 2015

Xenofobia, antisemitismo e una taglia su un italiano: ecco perché la Ue dovrebbe boicottare l'Ungheria

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MONDO

Xenofobia, antisemitismo e una taglia su un italiano: ecco perché la Ue dovrebbe boicottare l'Ungheria

Il gruppo nazista dei "Motociclisti dal sentimento nazionale" promette 10 mila euro a chi ammazza Andrea Giuliano, attivista per i diritti civili a Budapest. Il paese è governato da partiti che sostengono la pena di morte e i gruppi di estrema destra la fanno da padroni. Perché in Europa tutto questo viene tollerato?

DI CLAUDIO LINDNER
Xenofobia, antisemitismo e una taglia su un italiano: ecco perché la Ue dovrebbe boicottare l'Ungheria
L'ultimo caso di intolleranza e odiosa discriminazione in Ungheria riguarda un italiano. Andrea Giuliano, 33 anni dei quali otto passati a Budapest, appassionato di arte e fotografia, attivista dei movimenti per i diritti civili viene costantemente minacciato di morte e su di lui il gruppo di estrema destra dei “Motociclisti dal sentimento nazionale” ha messo una taglia da 10 mila euro per chi lo ammazza.

Lui vive nel terrore, ma non molla. Lo hanno aspettato sotto casa, sono andati a cercarlo nell'ufficio di una multinazionale dove lavora, ha già cambiato tre volte l'indirizzo di residenza e dieci volte domicilio. E non sembra poter godere di protezione da parte governativa. La sua unica “colpa” è quella di aver fatto della satira sul gruppo fascista e antisemita all'ultimo Gay pride di Budapest disegnando un fallo al posto della loro moto.

Il movimento dei motociclisti, come ha ben raccontato un articolo del quotidiano tedesco “Der Tagesspiegel”, è una costola dello Jobbik, il partito fascista, xenofobo e razzista (molti sono stati in passato gli attacchi anche mortali alle minoranze Rom soprattutto nell'Est del paese) che ha raccolto alle ultime elezioni il 20,7 per cento dei voti e che su molte cose è alleato con il partito di governo Fidesz, guidato da Viktor Orban.
Viktor Orban
Viktor Orban

Lo slogan del gruppo nazista è “Gib Gas” ("Dai gas") con un esplicito riferimento antisemita. Non perdono occasione, del resto, per accusare Andrea Giuliano di vivere nel quartiere ebraico. E il loro leader Sàndor Jeszenszky ha querelato l'italiano per diffamazione con l'udienza fissata per giugno. Un po' curioso il concetto di diffamazione per un'associazione di estrema destra che esibisce cartine dell'Ungheria imperiale e slogan razzisti e antisemiti. «La mia domanda è – sostiene Giuliano in un colloquio con Tonia Mastrobuoni della Stampa – come ho fatto a infangare il “buon nome” di un'associazione che promuove iniziative dal titolo “Dai gas” che passano provocatoriamente davanti alla sinagoga? E poi: è possibile infangare il “buon nome” di un'associazione che mi ha minacciato di morte?».

A difenderlo in Ungheria l'organizzazione Aurora. In Europa si è alzata la sola voce di Gianni Pittella, presidente del gruppo socialista e democratico dell'Europarlamento, che ha chiesto al premier Orban di tutelare la sicurezza di Giuliano.

Parliamo in realtà di un paese in cui il governo, nazionalista e di destra (pur facendo parte del partito popolare europeo), ha trionfato alle ultime elezioni e fa quello che vuole. Ha cambiato la Costituzione a suo piacimento, ha nominato undici dei quindici giudici della Corte Suprema, ha trasformato la Tv pubblica in un megafono del governo e ridotto la libertà d'informazione, ha ridisegnato i distretti elettorali per far vincere il suo partito Fidesz, ha messo sotto attacco le organizzazioni non governative. Vuole un referendum tra gli ungheresi sull'immigrazione e il terrorismo e ha già detto che non intende partecipare al programma di quote che proprio in questi giorni si sta discutendo a Bruxelles sui richiedenti asilo. E proprio martedì, durante un'audizione a Strasburgo, ha confermato di essere favorevole alla reintroduzione della pena di morte scatenando le ire degli europarlamentari soprattutto di sinistra.

In un discorso pronunciato a luglio, recentemente ricordato in un editoriale dallo storico Gwynne Dyer, Orban ha constatato la morte del modello democratico occidentale, sottolineando che i regimi autoritari come quelli di Russia, Cina e Turchia sono il futuro. «Dobbiamo abbandonare i metodi e i principi liberali nell'organizzazione di una società e stiamo costruendo uno stato volutamente illiberale, perché i valori liberali dell'occidente oggi includono la corruzione, il sesso e la violenza».

Infine “Viktator”, come viene definito da chi non lo ama, è il miglior alleato europeo di Putin. Si vedono spesso, parlano di gas e nucleare, proprio mentre i grandi leader europei, da Angela Merkel a Francois Hollande, ne prendono seriamente le distanze sulla questione ucraina.

Certo, stupisce il silenzio generale su queste vicende in Italia e in Europa. Viene da chiedersi come faccia l'Ungheria a essere ancora dentro l'Unione europea e perché gli altri partner non prendano una posizione più netta e univoca contro il premier Orban e il partito Jobbik, una miscela esplosiva che ricorda il buio degli anni Trenta.

Pensando a quello che sta passando Andrea Giuliano e alle connivenze che i nutriti gruppi nazisti, ufficiali e paramilitari, trovano nel governo della capitale, verrebbe da proporre una sorta di boicottaggio anti-Ungheria. Disertare Budapest. Non comprare i loro prodotti manifatturieri. Rinunciare a prelibatezze come il goulash e la torta Dobos. Non bere Tokaj. Scansare il loro padiglione all'Expo, che tra l'altro “si ispira all'Arca di Noè, simbolo di salvezza degli esseri viventi!”. E chi più ne ha più ne metta.

Certo, una provocazione. Per rompere il silenzio, sensibilizzare la politica italiana e lanciare un messaggio ai politici europei forse troppo timidi con il “partner” ungherese.

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