martedì 30 giugno 2015

Grecia, un grande no ai tecnocrati

da il manifesto

Grecia, un grande no ai tecnocrati

Grecia. La proposta di referendum preoccupa la popolazione greca, stretta tra la volontà di resistere all’«ipocrisia» dei creditori e il rischio di un’uscita dall’eurozona
L’intero paese sta vivendo con sen­ti­menti oppo­sti il bras de fer tra il suo governo e i cre­di­tori inter­na­zio­nali, ma nel pome­rig­gio di ieri piazza Syn­tagma ad Atene è tor­nata a riem­pirsi e per le migliaia di per­sone scese per strada a inco­rag­giare il pro­prio governo, non c’erano dubbi: biso­gna dire «no» alle pro­po­ste dei cre­di­tori e al loro ten­ta­tivo di met­tere in un angolo la Gre­cia, costrin­gen­dola ad uscire dall’eurozona.
Anche i media main­stream hanno dovuto ripor­tare le foto e i video che arri­va­vano da una piazza stra­colma e indi­riz­zata al «no», il giorno dopo le file e il pre­sunto panico di un popolo che al mas­simo, riflette e ragiona su quanto potrebbe acca­dere in un caso o nell’altro.
Le migliaia di per­sone scese in strada, inol­tre, hanno mani­fe­stato la pro­pria soli­da­rietà ad un governo costretto a richie­dere il pare­re­della popo­la­zione, su una deci­sione di cru­ciale impor­tanza per il futuro della Grecia.
Le voci mode­rate che invi­tano alla calma, per il momento non ven­gono ascol­tate, men­tre si regi­stra una ten­sione anche nel dibat­tito par­la­men­tare, nei talk show tele­vi­sivi, nei discorsi per strada. E tutti, tranne chi fa il gioco dei «fal­chi», con­cor­dano sul con­sta­tare l’ipocrisia di Lagarde, Schaeu­ble, Dijs­sel­bloem. «Ci vogliono umi­liare», «fanno finta di volerci aiu­tare», dicono.
Tsi­pras ha annun­ciato il refe­ren­dum, met­tendo alla prova la pro­po­sta dei cre­di­tori, per­ché, a sen­tire la popo­la­zione, «i potenti potreb­bero iso­larci, obbli­gando il governo a uscire dall’eurozona». C’è, allora, chi con­sa­pe­vole della par­tita in corso insi­ste e invita alla resi­stenza (il campo del «no») e chi, vit­tima di una pro­pa­ganda inti­mi­da­to­ria o per pes­si­mi­smo, si schiera con­tro la pro­po­sta di Tsi­pras, alli­nean­dosi con Nd, Pasok e Potami (il campo del «si»). Infatti, in que­sto stato di guerra non dichia­rata — con le ban­che chiuse e un’economia in ginoc­chio che rap­pre­senta appena il 2% del Pil euro­peo –la parola «guerra» è sem­pre pre­sente nei discorsi quo­ti­diani– e il «nemico» usa tutti i mezzi e i metodi per abbat­tere l’avversario, ovvero Tsipras.
Dai media, che non fanno altro che ter­ro­riz­zare i greci, cri­ti­cando la scelta di governo per il refe­ren­dum, fino ai diri­genti della Com­mis­sione Ue che si pre­sen­tano come colombe di pace, men­tre è più che evi­dente ormai che gran parte di loro vor­reb­bero che un governo delle sini­stre in Gre­cia fosse solo una paren­tesi nella sto­ria del paese e dell’Europa. «Amiamo la pace, ma quando ci dichia­rano guerra, siamo capaci di com­bat­tere e vin­cere» ha sot­to­li­neato Ale­xis Tsi­pras nel suo discorso in tv, rivol­gen­dosi alla nazione. «Non chie­de­remo il per­messo a Wol­fgang Schaeu­ble o a Jeroem Dijs­sel­bloem per fare il refe­ren­dum, i ten­ta­tivi di can­cel­lare il pro­cesso demo­cra­tico sono un insulto e una ver­go­gna per le tra­di­zioni demo­cra­ti­che in Europa» ha aggiunto.
Sabato dopo mez­za­notte con 178 voti a favore (di Syriza, «Greci indi­pen­denti», part­ner di governo e dei nazi­sti di Alba dorata) e 120 con­trari (Nea Dimo­kra­tia, Pasok, Potami e Kke), tra insulti e taf­fe­ru­gli, il par­la­mento ha appro­vato la pro­po­sta dell’esecutivo per la con­sul­ta­zione popo­lare. Il pre­mier greco è stato cate­go­rico, rispon­dendo a chi cerca di tra­sfor­mare il refe­ren­dum in un ricatto per la per­ma­nenza della Gre­cia nell’eurozona, ma anche alla deci­sione dell’Eurogruppo di esclu­dere il mini­stro delle finanze greco dalla riu­nione di venerdì scorso.
«Nes­suno — ha detto Tsi­pras– ci può but­tare fuori dall’Europa. Noi non com­bat­tiamo con­tro il Vec­chio con­ti­nente, ma con­tro pra­ti­che in cui l’Europa dovrebbe ver­go­gnarsi. E stiamo facendo quello che Pasok e Nea Dimo­kra­tia non hanno fatto: resi­stere». Il «no» di Tsi­pras alle pro­po­ste dei cre­di­tori viene con­di­viso da migliaia di greci. Il pro­blema — però — che pon­gono alcuni, pur con­di­vi­dendo la pro­ble­ma­tica del governo, è «la man­cata chia­rezza della con­sul­ta­zione» e il timing, dato che oggi insieme alla sca­denza del pro­gramma dei cre­di­tori non saranno più valide nean­che le loro pro­po­ste per le quali è stato annun­ciato il refe­ren­dum. «Qual è il senso pra­tico del voto del 5 luglio» si chie­dono tanti.
«Dob­biamo dire no ai tec­no­crati e sì alla sovra­nità nazio­nale, un grande «no» aumen­terà il nostro potere nego­ziale con i cre­di­tori» ha detto Tsi­pras. Ma la gente comune insi­ste: «nel caso di un risul­tato posi­tivo per il governo aumen­te­rebbe la sua forza con­trat­tuale, se i cre­di­tori non vogliono piú nego­ziare, la Gre­cia dove andrà a finire?”. «Il governo avrebbe dovuto fare il refe­ren­dum alcune set­ti­mane prima e non adesso che scade il pro­gramma dei cre­di­tori» ha affer­mato il costi­tu­zio­nan­li­sta, Kostas Chry­so­go­nos, euro­de­pu­tato di Syriza. Secondo Chry­so­go­nos, «i tagli dei cre­di­tori nel caso di un default saranno enormi», men­tre «la rot­tura delle trat­ta­tive avrà come con­se­guenza l’ingabbiamento del paese in un nuovo memo­ran­dum con ter­mini ancora peggiori».
All’interno di Syriza ci sono voci che invi­tano alla mode­ra­zione, men­tre altri si schie­rano a favore di una rot­tura dei rap­porti con i part­ner euro­pei, soste­nendo che si può soprav­vi­vere anche con la dracma. «Meglio avere un po’ di soldi in tasca (dracme) che niente, come sarebbe suc­sesso se fos­sero pas­sate le nuove misure restrit­tive» ha detto il mini­stro della Pre­vi­denza sociale, Dimi­tris Stra­tou­lis ad un pen­sio­nato che aspet­tava in coda a un ban­co­mat. Di fatto la deci­sione di Tsi­pras era una scelta quasi obbli­ga­to­ria, ma di alto rischio.
Da ieri a dome­nica pros­sima il tempo dal punto di vista poli­tico è troppo grande: molte cose potreb­bero cam­biare, le trat­ta­tive — a sen­tire Yanis Varou­fa­kis e il suo omo­logo fran­cese — riman­gono aperte, ma la chiu­sura delle ban­che per sei giorni con­se­cu­tivi crea un clima di ten­sione e di paura tra la gente. Secondo il con­si­glio per la sta­bi­lità finan­zia­ria, la deci­sione presa era obbli­ga­to­ria per­ché sol­tanto venerdì scorso i rispar­mia­tori ave­vano pre­le­vato più di un miliardo di euro.
Oltre ai con­trolli sul tra­sfe­ri­mento dei capi­tali e ai 60 euro che potrà pre­le­vare chiun­que ha un conto cor­rente in una banca elle­nica, il governo ha preso anche altre misure per sal­va­guar­dare i pen­sio­nati (dovranno essere pagati oggi da alcuni filiali) e il flusso turi­stico (chi pos­siede un conto corente all’ estero può pre­le­vare il mas­simo pre­vi­sto dalla sua banca).
Intanto sta­sera alle 18.00 ora locale di Washing­ton scade il dovere di Atene di ver­sare 1,6 miliardi di euro al Fmi. Varou­fa­kis ha detto che la Bce potrebbe pagare il Fmi con gli inte­ressi incas­sati dal col­lo­ca­mento dei bond greci nel 2014. «Per­ché non pos­sono spo­stare quei soldi da una tasca all’ altra» si è chie­sto il mini­stro delle finanze greco.

Grecia

lunedì 8 giugno 2015

Passaparola: Il furto delle pensioni, di Elio Lannutti

da blog Beppe Grillo

Passaparola: Il furto delle pensioni, di Elio Lannutti




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La Corte Costituzionale è stata chiara. I pensionati devono essere rimborsati integralmente di quanto sotratto in questi anni a causa della Legge Fornero. Il Bonus Poletti restituisce meno di quanto dovuto e ti fa credere che sia persino un favore. Secondo i dati della CGIA restituiscono solo l'11% di quanto spetta ai pensionati. Un milione di loro non vedrà neanche un centesimo.
Una soluzione per i pensionati depredati c'è: fare ricorso e ottenere il rimborso integrale anziché l'elemosina del governo. Oggi Elio Lannutti, presidente di Adusbef spiega cosa devono fare i pensionati per presentare ricorso e cosa succederà in seguito. Ricorrete in massa e chiedete il rimborso integrale INPS compilando questo documento!
La riforma Fornero: la riforma della Troika
La riforma Fornero sulle pensioni di un Governo scelto dalle mafie o massonerie internazionali come Mario Monti è stata una riforma che ha tolto i diritti, che ha creato esodati e ha tagliato ai più poveri. La TroiKa, Bce (Banca centrale europea), Fondo Monetario Internazionale, Unione Europea aveva dato degli ordini a Monti, con la famosa lettera inviata nel luglio 2011, di tagliare le pensioni, riformare la scuola, tagliare lo stato sociale e Monti ha eseguito creando centinaia di migliaia di esodati. La Corte Costituzionale che è il massimo organo dello Stato e che questo Governo sta cercando di denigrare, ha ristabilito il diritto. Bisogna rispettare le sue decisioni, non è un Tribunale ordinario, è il garante di uno Stato di diritto, quindi adesso si aprono i risarcimenti per tutti coloro che sono stati danneggiati.

I rimborsi ai pensionati
I risarcimenti sono doverosi e c’è già stata una sentenza del Tribunale. L'Inps dovrà onorare, dovrà pagare, certo se noi abbiamo i governi ossequienti e obbedienti alla Troika, alla dittatura europea di un Ministro come Padoan che invoca tempi rapidissimi per dare misure di sostegno alle banche e toglie i diritti, certamente non si trovano i soldi.
VIDEO Come ottenere i rimborsi della pensione
Voglio solo ricordare che il governo italiano ha pagato dal 2011 al 2014, dati Eurostat, qualcosa come 16,9 miliardi di Euro alle banche di affari di Draghie degli altri che hanno utilizzato le porte girevoli dal Ministero dell’Economia. Basterebbero quelli per onorare la sentenza della Corte Costituzionale e risarcire i pensionamenti. Il bonus Poletti mi si consenta, come il Jobs Act e la precarizzazione del lavoro e delle pensioni sono dei veri raggiri per la povera gente.
Come chiedere i rimborsi
Noi abbiamo pubblicato un facsimile sul sito dell’Adusbef, indirizzato all’Inps, alla Procura della Repubblica, dove si dice: Corte Costituzionale, sentenza N. 70/15 declaratoria d’incostituzionalità dell’Art. 24, basta riempirlo, inviarlo, se l’Inps non dovesse ottemperare, voglio ricordare l’Inps di un professore, sempre gli stessi bocconiani, colleghi del Prof. Monti che un giorno fa il Presidente dell’Inps e il giorno dopo fa l’economista. Ecco, basta inviare questo modulo, noi stiamo ricevendo migliaia di lettere per conoscenza e bisogna trovare i soldi perché mi permetta ancora una nota, i soldi per le banche si trovano.
VIDEO Padoan ruba ai poveri per dare alle banche
Voglio ricordare che le provvidenze per le banche, 7,5 miliardi dalla rivalutazione delle quote di Banca Italia, vi dò una notizia, le banche, la Banca Italia ha staccato una cedola alle banche sociale e azioniste, una cedola nel senso le grandi banche che sono azioniste della Banca d’Italia hanno avuto qualcosa come 720 milioni di Euro, dopo i 18,7 miliardi di Euro.
Basta il Governo dei banchieri, basta ai Governi burattini dove i grandi burattinai tirano le file e questo Governo esegue contro i diritti, contro la legalità, contro i più poveri, i più umili, quelli che non trovano difesa e che tra l’altro sono pure raggirati da partiti che dicono di difendere la legalità mentre difendono solo i loro interessi.
Giovani e anziani senza futuro
Noi abbiamo due problemi: la corruzione, siamo ai primi posti per corruzione, abbiamo visto gli arresti per Mafia Capitale dove il PD c’è dentro con tutte le scarpe. Libertà d’informazione agli ultimi posti, su questa strada non è più possibile proseguire. Ci sono molti pensionati che hanno fatto la domanda, addirittura il Tribunale di Napoli, ha ordinato all’Inps di risarcire un ricorso quindi se non risarciranno se ne dovrà occupare ancora una volta la Corte Costituzionale. Proposta di flessibilità in uscita, magari si facesse largo ai giovani, sono al 44% in Italia senza lavoro, senza speranza di un futuro, se ne devono scappare all’estero come i propri bisnonni che fuggivano sui bastimenti attraversavano l’Atlantico per cercare fortuna, noi forniamo i giovani, negli Stati Uniti d’America una laurea costa ai 140 ai 160 mila dollari.
VIDEO Perchè la Cassazione ha bocciato la Fornero
Noi facciamo laureare i giovani e poi non avendo speranza se ne devono andare in Nuova Zelanda, in Australia.
Reddito di cittadinanza per riavviare l'economia
Io sono uno di quelli che ha partecipato alla Perugia – Assisi, alla marcia per il reddito alla dignità. Ce l’hanno tutti i Paesi, i soldi si possono trovare, l’abbiamo visto se invece di pagare le banche, di pagare le assicurazioni, oppure di acquistare gli F35, che sono difettosi e sarebbero motivo di risoluzione del contratto, 15/16 miliardi, diamo un reddito alla dignità dei giovani, di donne, che voglio ricordare non sono sudditi. Questo è un Governo che tratta uomini e donne come sudditi, ma sono cittadini e cittadine portatori di diritti e di dignità, quella dignità del lavoro che ci viene negata.
Il reddito di cittadinanza potrebbe essere un valido strumento anche per le pensioni. Bisogna riavviare il circuito virtuoso, se non c’è reddito non ci sono consumi, non c’è speranza di riavviare il Pil (Prodotto interno lordo) di riavviare l’economia. Voglio ricordare che la grande crisi del ’29 negli Stati Uniti d’America fu risolta da uno statista che si chiamava Roosevelt il quale, oltre alla Glass Steagall Sct la separazione tra banca commerciale e banca d’affari fece la spesa pubblica, Keynes ce lo ricordiamo, l’abbiamo studiato nei libri di economia, c’erano giovani pagati per scavare le buche, inutili, altri giovani per riempirle. Ecco, la crisi del ’29 fu risolta da Roosevelt in Europa la Troika è incompatibile con la democrazia. Noi non abbiamo avuto Roosevelt abbiamo avuto Barroso e oggi abbiamo il capo di uno Stato canaglia nel cuore dell’Europa Junker, abbiamo Draghi, abbiamo gli Euro schiavi delle grandi mafie massonerie internazionali, che hanno depredato i popoli europei. Bisogna ribellarsi l’hanno fatto in Spagna, lo faremo sempre di più anche in Italia. Lo dico davvero con il cuore in mano,l’unica speranza sono i ragazzi e le ragazze del Movimento Cinque Stelle, bisogna dare loro fiducia.
Scarica, stampa e diffondi la lettera da mandare all'INPS per chiedere il rimborso integrale della tua pensione scaricapdf.png


Indagati di governo, Rodotà attacca Renzi “Garantismo peloso da Prima Repubblica”

Indagati di governo, Rodotà attacca Renzi “Garantismo peloso da Prima Repubblica”

Dal palco di Coalizione sociale, il giurista contro il premier che ieri aveva fatto quadrato intorno ai 5 sottosegretari indagati. Compreso Giuseppe Castiglione, Ncd coinvolto a Catania in un’inchiesta sul Cara di Mineo, al centro anche dell’indagine romana. “Guardi ad articolo 54 della Costituzione: funzioni pubbliche devono essere svolte con disciplina e onore”.

“C’è un garantismo peloso e ipocrita che è nato nella deprecata Prima Repubblica, e cioè non si interviene prima che ci sia una sentenza passata in giudicato il che ha voluto dire, negli anni, mai. Renzi ha assunto lo stesso modello”. La stoccata al presidente del consiglio arriva da Stefano Rodotà, intervenuto all’assemblea diCoesione sociale, l’iniziativa politica lanciata daMaurizio Landini, all’indomani degli arresti di Mafia capitale due, che tocca anche la videnda del Cara di Mineo, per il quale è indagato a Catania il sottosegretario all’AgricolturaGiuseppe Castiglione. “Renzi non deve guardare agli avvisi di garanzia, ma all’articolo 54 della Costituzione dove è scritto che coloro ai quali sono affidate funzioni pubbliche devono adempierle con disciplina e onore – ha sottolineato – Questo è il tema che abbiamo di fronte, il tema della ricostruzione dell’etica civile, dell’etica pubblica compito al quale questo governo si sta sottraendo in modo più sfrontato del passato e lo sostiene con una sicumera che mi inquieta”. Coesione sociale, ha sostenuto il giurista, “tra i suoi compiti dovrà avere anche questo della ricostruzione dell’etica civile”, ha concluso.
In che cosa consiste il garantismo “peloso” in salsa renziana, secondo il professore che fu candidato presidente della Repubblica in seguito alle Quirinarie del Movimento 5 Stelle? “Il presidente del Consiglio -ha chiarito il costituzionalista- si è limitato a dire ‘la magistratura faccia il suo mestiere’. Io, però, sono un garantista e non intervengo. C’è un garantismo peloso e ipocrita nato nella prima Repubblica, che diceva la stessa cosa: ‘Non possiamo intervenire in alcun modo su politici e amministratori, prima che ci sia la sentenza definitiva”. Ma attendere il sigillo della Cassazione, nel nostro Paese “ha voluto dire, mai, perché le sentenze passate in giudicato arrivano dopo un decennio o quando la prescrizioneè già intervenuta”.
“Il presidente del Consiglio -ha dichiarato il costituzionalista- si è limitato a dire ‘la magistratura faccia il suo mestierè. Io, però, sono un garantisca e non intervengo. C’è un garantismo peloso e ipocrita nato nella prima Repubblica, che diceva la stessa cosa: ‘non possiamo intervenire in alcun modo su politici e amministratori, prima che ci sia la sentenza definitiva. Il che -negli anni- ha voluto dire, mai, perchè le sentenze passate in giudicato arrivano dopo un decennio o quando la prescrizione è già intervenuta”
Rodotà riapre con toni trancianti l’eterno dibattito italiano sulla sorte che dovrebbe toccare ai politici finiti in guai giudiziari. Tema delicato che ieri Renzi aveva affrontato in modo, appunto, strettamente “garantista”, ricordando persino di avere un padre indagato, ma non per questo impedisce ai figli di far visita al nonno. “Ho cinque sottosegretari indagati. Non chiederò mai le dimissioni per un avviso di garanzia”, ha chiarito Renzi ospite a Genova della kermesse di Repubblica. Non è mancato un accenno polemico ai tempi di Mani pulite, ed ecco forse l’aggancio alla prima Repubblica che ha fatto scattare l’indignazione di Rodotà: “Dobbiamo riconoscere i colpevoli veri, non si può sparare nel mucchio e fare di tutta l’erba un fascio. Anche Tangentopoli, che pure ha fatto grande operazione di pulizia in Italia, mi sembra aver dato l’impressione certe volte di puntare a una grande opera di moralizzazione pubblica più che all’arresto dei colpevoli. Io credo”, ha concluso, “che un cittadino è innocente fino a prova contraria. Non chiederò mai le dimissioni per un avviso di garanzia. Noi siamo dalla parte della giustizia, non del giustizialismo”.
Castiglione, Ncd, luogotenente del ministro dell’Interno Angelino Alfano in Sicilia, è accusato di turbativa d’asta per l’appalto da cento milioni di euro bandito per la gestione del Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo (Catania), giudicato illegittimo dal presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone, ma riassegnato alla stessa associazione temporanea d’imprese che godeva degli appoggi di Luca Odevaine, l’ex vice capo di gabinetto di Walter Veltroni in Campidoglio, l’uomo di Mafia Capitale nel business della gestione dei migranti.
Persino il neogovernatore ligure Giovanni Toti, già consigliere politico di Forza Italia, chiede le dimissioni del sottosegretario Castiglione, ma, chiarisce “per una questione di opportunità, non per l’avviso di garanzia. Io resto garantista, ma se facesse un passo indietro darebbe un bel segnale”. Toti aggiunge anzi che dovrebbero dimettersi tutti: anche “Marino, Zingaretti e Renzi”. Quale sia la “questione di opportunità” al di là del coinvolgimento nelle indagini Toti non lo spiega. Né fa cenno al fatto che il suo partito è rimasto del tutto indifferente alla notizia del pranzo tra Luca Gramazio – capogruppo e mister preferenze azzurro in Regione Lazio – e Massimo Carminati, un pezzo di storia criminale italianai. Per sei mesi il partito di Berlusconi non ha preso alcun provvedimento contro Gramazio, che poi è finito in carcere il 4 giugno, nella seconda puntata di Mafia capitale. Sulla stessa lunghezza d’onda il leader leghista Matteo Salvini, intervistato da Maria Latella su Sky Tg4: il sottosegretario Castiglione si dovrebbe mettere “non per l’avviso di garanzia”, ma perché “non ci può essere un uomo di governo che gestisce il più grande centro immigrati d’Europa, che è un business da 98 milioni di euro”.
Ma il crinale non ben definito tra il registro degli indagati e le “questioni di opportunità” attira anche sul fronte opposto Gianni Cuperlo, uno dei leader dell’opposizione interna a Renzi nel Pd: “Mi auguro – afferma in un’intervista al Quotidiano nazionale – che Castiglione sia estraneo ai fatti, ma come ho apprezzato il gesto e le parole dell’ex ministro Lupi, quando venne in Aula a dimettersi senza aver ricevuto avvisi di garanzia, così penso oggi che per Castiglione ci sia un problema di opportunità politica e di assenza di serenità”.
Non è la prima volta che Renzi fissa i paletti tra azione della magistratura e scelte sugli incarichi pubblici. “Non consentiamo a uno scoop di mettere in crisi dei posti di lavoro o a un avviso di garanzia citofonato sui giornali di cambiare la politica aziendale di un Paese”, aveva detto alla Camera il 16 settembre 2014, a proposito di Claudio Descalzi, neoamminsrtratore delegato di Eni finito nel mirino della Procura di Milano.
Da ilfattoquotidiano.it

Mi ricordo mutande verdi

mutande_verdi
Non c’è bisogno di leggere Sun Tzu e l’arte della guerra per capire i motivi dell’ascesa di Salvini.
E’ una forma di difesa di chi crea il suo antagonista a tavolino, la Lega in questo caso, per eclissare la sua vera alternativa: il M5S. Quindi Lega ovunque, spesso senza contraddittorio per mesi su tutte le televisioni a ripetere gli stessi slogan rilanciati poi dai giornali. La promozione di un (falso) antagonista che ha partecipato per vent’anni alla mangiatoia del Sistema con finanziamenti pubblici, leggi a favore dell’immigrazione selvaggia (firmando i regolamenti di Dublino), diamanti in Tanzania, Belsito indagato, lauree in Albania. Se sei nel Sistema, fai parte del Sistema, è una vecchia e sempre valida regola. E non puoi far parte del Sistema se non sei ricattabile. Questo è valido per la Lega, il finto antagonista che assolve due scopi.
Il primo è quello di drenare voti al M5S, il secondo è di far percepire di essere un’alternativa al Sistema in modo che tutto cambi perché nulla cambi.
Come mai questa volta (a differenza delle precedenti) è stato consentito lo strombazzamento dei milioni di voti persi dal PD? Semplice: perché tale dato si accompagna all’aumento di voti della Lega.
La Lega, l’avversario deciso a tavolino, designato, e poi spinto in ogni modo per tutta la campagna elettorale affinché potesse affermarsi come alternativa al PD.
Si sa benissimo come giornali e trasmissioni televisive siano controllati fino alle virgole, fino alle espressioni facciali del giornalista e agli applausi del pubblico. Come è potuto accadere che a trasmissioni fino ad allora totalmente appiattite sul credo governativo sia stato consentito di ospitare Salvini a tutte le ore del giorno e della notte, lasciandogli totale campo libero?
Non solo, tale presenza si è accompagnata ad un altro fenomeno: lo strombazzamento del “pericolo immigrati” anch’esso a tutte le ore del giorno e della notte, con toni al limite del terroristico e metodi da lavaggio del cervello. Non certo una bella figura per il governo (ma tanto agli Interni c’è Alfano…), eppure trasmissioni e giornalisti fino ad un minuto prima zerbini del premier si sono abbandonati a tale operazione senza curarsi delle conseguenze” politiche.
Davvero strano. Davvero implausibile.
A meno che… a meno che al PD, tutto ciò non andasse benissimo.
Il tramonto di Berlusconi ha lasciato il PD privo di un avversario (finto ovviamente…) di una qualche credibilità, privo di uno spauracchio da sventolare per gli elettori che devono ancora votarli turandosi il naso. Situazione pericolosissima: perché agli occhi degli italiani si profilava un bipolarismo tra il PD e il MoVimento 5 Stelle, e si sa quanto all’opinione pubblica disgustata dalle politiche del PD il M5S appaia come l’unica scelta logica e naturale.
L’obiettivo non erano le regionali, ma le prossime politiche. C’è bisogno di un avversario, ma c’è bisogno di un avversario organico al Sistema. Un avversario che conosca le politiche basate sull’inciucio, sulla spartizione di poltrone, sulle clientele di territorio, che all’occasione sia ricattabile per qualche giochino sporco locale, aduso a candidare personaggi presi dal sottobosco della politica affaristica, insomma un nuovo/finto avversario con cui mettersi d’accordo per le spartizioni future.
E così, ecco riesumata la Lega dall’oblio in cui l’avevano precipitata i diamanti, le lauree albanesi e le mutande verdi comprate coi soldi pubblici. Una ripulitina volante, la puzza di meridionale sostituita con la puzza di rom, la secessione della Padania sostituita con la secessione dalla Merkel, e via andare, tanto gli italiani hanno la memoria corta.
Tutto pur di non ritrovarsi con l’avversario antisistema per eccellenza: il MoVimento 5 Stelle che alle prossime politiche (che arriveranno dopo altri massacri sociali, altra austerity e altri scandali) rischia di vincere. E che soprattutto non consentirà a nessuno di conservare il sistemaSpartizioni&Clientele come è avvenuto con Mafia Capitale, cosa che spaventa i partiti sopra ogni altra.
Questa è l’operazione Salvini. Puro marketing. Chissà se Felpa Selvaggia reggerà.
Da beppegrillo.it

sabato 6 giugno 2015

MAFIA CAPITALE Indagato anche sottosegretario Ncd Castiglione...e le top news in PRIMO PIANO ANSA 6 giugno 2015


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Atene affonda le Borse europee, timori sui rimborsi alla Fmi

Economia.
Tsipras: 'Serve soluzione definitiva'. Proposta Juncker irrealistica, dice il premier grecoSecondo la Ue, il rinvio con il Fmi non viene meno la capacità di onorare il debito. 'Il raggruppamento dei pagamenti - dice - è in linea con le regole del Fondo'
Tsipras e Juncker (ANSA)Tsipras e Juncker

Milan, a mr Bee meno del 50%

Sport.
C'è l'intesa fra Berlusconi e Bee Taechaubol per cedergli una quota del Milan poco inferiore al 50% per una cifra non lontana da 500 milioni di euro. Sono state così poste le basi per una trattativa che, salvo intoppi, porterà all'accordo definitivo.
Berlusconi e Mr Bee (ANSA)Berlusconi e Mr Bee

Ilva: torna in Italia Fabio Riva, arrestato a Fiumicino

Cronaca.
Dopo due anni e mezzo di latitanza, Fabio Riva, figlio dell'ex patron dell'Ilva di Taranto, Emilio, è rientrato in Italia ed è stato subito arrestato all'aeroporto di Fiumicino dagli agenti della polizia di frontiera.
FotoFabio Riva, figlio dell'ex patron dell'Ilva di Taranto, Emilio, viene prelevato da polizia e guardia di finanza all'aeroporto di Fiumicino (ANSA)Fabio Riva, figlio dell'ex patron dell'Ilva di Taranto, Emilio, viene prelevato da polizia e guardia di finanza all'aeroporto di Fiumicino

De Luca, proclamazione avvierà l'iter della sospensione

Politica.
Procedura confermata in Aula da Bubbico. Il vincitore delle elezioni regionali in Campania a Palazzo Chigi. E sulla querela alla Bindi, dice: "E' per far ringoiare parole ignobili dette".
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Colosseo, cinque anni per la ricostruzione dell'arena

Cultura.
Si punta a ricostruire l'arena del Colosseo in cinque anni tra studi e lavori, per un costo stimato di 20 milioni di euro. Lo annuncia il ministro Franceschini
FotoUn momento della presentazione della riproduzione dell'antico montacarichi che portava le belve  nell'arena (ANSA)Un momento della presentazione della riproduzione dell'antico montacarichi che portava le belve nell'arena