lunedì 1 giugno 2015

“Cominciano a capirci, è una rivoluzione”

“Cominciano a capirci, è una rivoluzione” (ANNALISA CUZZOCREA)

Roberto FicoROMA – «Una sola lista contro una media di 7-8 concorrenti. Con volti sconosciuti, senza soldi. È una vittoria straordinaria». All’una di notte Roberto Fico esulta: «Il vento è cambiato. In Campania abbiamo speso meno di 20mila euro. Ed è andata benissimo».
Siete terzi con il 20 per cento. Va bene così?
«È fondamentalmente una vittoria. Dopo due anni di Parlamento, con la coerenza, con le nostre tematiche e con un nuovo approccio, non candidando professionisti della politica né volti noti o portatori di voti. Rifiutando i rimborsi elettorali. Non abbiamo usato neanche tutte le donazioni ricevute, una parte la daremo in beneficenza».
Avete girato l’Italia in lungo e in largo a spese vostre?
«Un po’ sì un po’ no. Spesso gli attivisti ci hanno regalato i pranzi nei loro ristoranti o le notti nei loro B&B».
Avete commentato i risultati? Cosa vi siete detti?
«Che se sono confermati c’è una rivoluzione in atto, nei principi e nel modello culturale che stiamo cercando di imporre».
Avete anche cambiato strategia comunicativa: niente referendum antieuro, avanti sul reddito di cittadinanza.
«Tenga conto che quattro giorni fa sul blog è uscito il post sulla raccolta delle firme ai banchetti antieuro. Abbiamo mantenuto fermo tutto quello che stavamo facendo».
Ma avete evitato di parlarne, spingendo invece su temi più di sinistra. E lasciando a Salvini la retorica antiimmigrazione.
«Sull’immigrazione abbiamo approfondito e fatto votare a tutto il Parlamento la nostra mozione, che è alla base di quanto si sta chiedendo oggi all’Europa con la ripartizione delle quote di rifugiati. Abbiamo raggiunto una posizione condivisa di tutto il Movimento».
Cos’ha pagato secondo lei?
«Lo dico senza retorica, ha pagato la coerenza di rimanere fermi sui nostri punti. La coerenza di aver fatto in due anni n Parlamento quello che avevamo detto in campagna elettorale. Sbagliava chi voleva che ci spostassimo da quel lato, chi cercava un accordo, abbiamo mantenuto la barra dritta. La coerenza è l’atto più rivoluzionario».
Ma siete andati in tv. Anche questo ha pagato?
«Non ci può essere tv fine a se stessa. Siamo andati per trasferire i contenuti su cui lavoriamo da due anni, e che per questo oggi sono più forti. Ma soprattutto, abbiamo battuto tutta l’Italia, tutte le piazze, i nostri profili sono aumentati in follower, centinaia di persone venivano a dirci: ho visto i video su Youtube, li sto mandando ai miei amici».
Vuole rassicurare sulla rete come mezzo preferito?
«È il mezzo di divulgazione che abbiamo scelto come fonte primaria. Questo non cambierà».
Da La Repubblica del 01/06/2015.

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