giovedì 4 giugno 2015

Contratti Expo e viaggi Il pm: pressioni di Maroni per favorire un’amica

Contratti Expo e viaggi Il pm: pressioni di Maroni per favorire un’amica (EMILIO RANDACIO)

MaroniChiusa l’inchiesta, sotto accusa un soggiorno di lusso a Tokyo Il governatore lombardo rischia d’incappare nella legge Severino.

MILANO – Sembra essere stata una vera ossessione. Una volta occupate tutte le caselle del “suo staff”, Roberto Maroni da governatore della Lombardia, voleva “piazzare” in tutti i modi due donne all’interno dell’istituzione che presiede. C’erano da garantire alla bionda romana Maria Grazia Paturzo, 5400 euro al mese, per due anni, «per un contratto di temporary manager , figura di collegamento tra la Regione Lombardia ed Expo ». E a Mara Carluccio, invece, nel 2014 un contratto di consulenza da 29500 euro annui, «sotto i 30 mila giusto per non avere eccessivi problemi con il fisco», come emerge dai telefoni intercettati.
Da cosa nasce questa premura per la Paturzo? Perché avendola conosciuta quando era ministro dell’Interno, Maroni ne aveva apprezzato le sue doti professionali? È possibile, ma per la procura di Milano, la ragazza soprattutto era «legata da una relazione affettiva» allo stesso Maroni. Eccolo il dettaglio — suffragato da numerose intercettazioni — che il pubblico ministero milanese, Eugenio Fusco, ha tenuto fino a ieri nel cassetto.
Passate le elezioni, evitati gli scontati attacchi politici che avrebbe prodotto, la procura ha chiuso ieri l’inchiesta contro il governatore lombardo, in cui vengono formalizzate due accuse: la «turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente » e «l’induzione indebita a promettere o dare utilità». Reati che rischiano di fare decadere Maroni nel caso di una condanna, secondo la legge Severino.
«Vedremo come andrà a finire. Io sono tranquillissimo, sono sciocchezze», garantisce con spavalderia l’esponente del Carroccio. Intanto, dalle carte nate da una costola dell’inchiesta sulle tangenti indiane di Finmeccanica, emerge più di un imbarazzo per la nuova leva leghista, quella che ha seppellito il cerchio magico del Senatur Umberto Bossi. Non solo perché nel fascicolo sono contenute telefonate che gli inquirenti definiscono “delicate”, ma anche perché con Maroni, è indagato anche il neo nominato presidente di Ferrovie Nord Milano (Fnm), Andrea Gibelli. Una società quotata in borsa, partecipata da Regione e Ferrovie. Il presidente uscente, Norberto Achille, si è dovuto dimettere dall’incarico per aver sottratto alle casse della società 600 mila euro. Appena insediato Gibelli rischia anche lui il processo per aver tentato insieme a Maroni e al suo segretario, di assumere Carluccio «nell’ente regionale, Eupolis». Perché era «inopportuno» metterla nello “staff del presidente”, «anche in considerazione dell’orientamento della Corte dei conti, rigorosa sui conferimenti a tempo determinato nelle segreterie politiche».
Agli atti ci sono anche le pressioni che Maroni, attraverso il suo capo segreteria, Giacomo Ciriello, avrebbe esercitato sui vertici di Expo (la società è indagata per la legge 231), per assecondare un viaggio della Paturzo in business class al seguito della delegazione capitanata da Maroni (per un costo di circa 6 mila euro, da accollare a Expo). Le pressioni sarebbero state esercitate nei confronti del direttore generale della società che gestisce l’Esposizione, Christian Malangone, indagato per «induzione indebita a dare o promettere utilità». Malangone ricevette un sms da Ciriello: «Christian, il Pres ci tiene acché la delegazione per Tokyo comprenda anche la società Expo (attraverso la dottoressa Paturzo). E vuole che anche lei viaggi insieme alla delegazione nella stessa classe di volo e nello stesso albergo». Sentito due volte a verbale, il commissario Expo Giuseppe Sala ha dimostrato di non aver mai avallato le richieste della segreteria del governatore. Il M5S ha chiesto le dimissioni di Maroni.
Da La Repubblica del 04/06/2015.

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