lunedì 1 giugno 2015

E’ 5 a 2 ma il Pd frana. La corsa di Renzi si inceppa

da il manifesto
POLITICA

E’ 5 a 2 ma il Pd frana. La corsa di Renzi si inceppa

Democrack. Dalle regioni un messaggio a Renzi e al governo. Il partito frana un po' ovunque. In Campania De Luca vince, ma la vittoria consegna un bel pacco di guai all'esecutivo. Astensionismo record

 
De Luca e Renzi 
All’una e qua­ranta di notte Lorenzo Gue­rini arriva nel salone della dire­zione del Pd. L’uomo a cui Renzi ha dele­gato la gestione degli affari interni del par­tito e che ora deve accol­larsi troppe respon­sa­bi­lità, alcune sue molte altre no,  ha una cosa da dire.  Mezz’ora prima davanti ai gior­na­li­sti si era pre­sen­tato il pre­si­dente del Pd Mat­teo Orfini ad ammet­tere che la sfida è più com­pli­cata del pre­vi­sto ma in ogni caso «non ci saranno con­se­guenze sul governo». La fac­cia pal­lida e la cami­cia stro­pic­ciata del pre­si­dente  non con­vin­cono nes­suno. Ora però, all’una e qua­ranta della notte più lunga del Pd, qual­cosa è cam­biato. Alle prime pro­ie­zioni l’Umbria, l’operosa Umbria rossa, è tor­nata al cen­tro­si­ni­stra. Nel cata­cli­sma gene­rale, nell’impazzimento totale delle cifre, almeno una cosa è tor­nata al suo posto. E final­mente al piano di sotto, dove Renzi è chiuso con i suoi,  uno strac­cio di idea di comu­ni­ca­zione è venuta: «Se fos­sero con­fer­mate le ten­denze che stanno emer­gendo nel dibat­tito tv, il 5 a 2 sarebbe un impor­tante risul­tato per il Pd», dice Gue­rini,  «signi­fi­che­rebbe che rispetto al pas­sato oggi, nelle regioni che sono andate al voto da quando è in campo la segre­te­ria Renzi, avremmo 10 gover­na­tori di cen­tro­si­ni­stra e solo due di cen­tro­de­stra». Il ten­ta­tivo di spin è dispe­rato, ma anche la situa­zione lo è. Come la foto che il capo della comu­ni­ca­zione del Pd Filippo Sensi, il grande regi­sta di tutte le ‘spin­nate’ del pre­si­dente, twitta su Insta­gram: ci sono Renzi e Orfini che gio­cano alla play­sta­tion men­tre aspet­tano i dati delle regioni. Vor­rebbe dire: calma ragazzi, va tutto bene. E invece è l’immagine di un segre­ta­rio del par­tito che in fondo se ne frega. Fa un’impressione brutta, molto brutta.
Il fatto è che al Naza­reno, dove pure negli ultimi giorni si era inte­rec­cet­tata l’ariaccia che arri­vava dalle regioni,  i dati reali hanno tra­dito le peg­giori cas­san­dre: a quell’ora la ligure Paita ha perso defi­ni­ti­va­mente con­tro Toti, che in tv mostra lui stesso una fac­cia incre­dula per una vit­to­ria alla quale mai avrebbe pen­sato; la veneta lady­like Ales­san­dra Moretti – scon­fitta annun­ciata – è andata par­ti­co­lar­mente male ed ha per­sino ha preso molti meno voti di Bor­to­lussi, l’oscuro can­di­dato del 2005; l’Umbria ha rischiato di essere espu­gnata dal cen­tro­de­stra; e la vit­to­ria sma­gliante di Vin­cenzo De Luca, con lo svuo­ta­mento della lista del Pd e l’affermazione per­so­nale del sin­daco, con­se­gna a Renzi più pro­blemi che sod­di­sfa­zioni, nean­che quella di pren­der­sela con la pre­si­dente della com­mi­sione anti­ma­fia Rosy Bindi. E su tutte le cat­tive noti­zie cam­peg­gia la peg­giore: l’affluenza al voto che acciuffa a stento il 52 per cento. Quasi un cit­ta­dino su due di quelli che dove­vano votare non l’hanno fatto, espri­mento il più espli­cito, inap­pel­la­bile, voto di sfi­du­cia verso i governi regio­nali e soprat­tutto quello nazionale.
La verità al Naza­reno è chiara, ed è impie­to­sa­mente illu­mi­nata dalla luna piena che splende sopra il ter­razzo della bella sede: il momento è arri­vato, siamo alla prima scon­fitta di Renzi dall’inizio di quella che fin qui sem­brava la sua irre­si­sti­bile ascesa. I con­trac­colpi del risve­glio saranno su tutti i fronti. Quello interno del par­tito, quello del governo. Inu­til­mente il pre­si­dente del con­si­glio negli ultimi giorni, fiu­tando l’aria, ha pro­vato a far pas­sare l’idea che il voto delle regio­nali «non sono un test su di me». Il voto è un test di salute del par­tito, e della popo­la­rità di Renzi nel par­tito. L’esito è: feb­bre alta, altis­sima. Renzi è pesto, il suo par­tito da un anno lasciato alla deriva, è pestis­simo. Nella notte i dati con­ti­nuano ad arri­vare nella stanza di Renzi, come un bol­let­tino di guerra. Ma già dall’una e qua­ranta Mat­teo Renzi non è più il pre­mier del 41 per cento. E il pre­mier del 5 a 2 non è un pre­mier così forte come era parso fino a ieri.
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— Redazione

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