lunedì 1 giugno 2015

Grillini oltre il 20%, riparte la corsa

Grillini oltre il 20%, riparte la corsa (ANNALISA CUZZOCREA)

Beppe Grillo

I Cinquestelle tornano a percentuali che dopo l’exploit delle politiche non erano mai state toccate “Siamo il primo partito in tre regioni”. Ora possibili alleanze? “Solo con chi sposa il nostro programma”.

ROMA – Numeri altissimi. Percentuali che dopo l’exploit delle politiche, alle regionali degli ultimi due anni, non erano mai arrivate. Costringendo i 5 stelle a bagni di realtà sempre più crudi in Friuli, Calabria, Emilia Romagna. Così, subito dopo gli exit poll, nel quartier generale dei 5 stelle spostato per un giorno sulla collina di Posillipo si parla già di “rivoluzione”: «Se alle regionali prendiamo il 20 per cento di media – ragionano guardandosi in faccia Luigi Di Maio e Roberto Fico – significa che l’equilibrio politico nel Paese è definitivamente mutato grazie al Movimento. Perché il voto territoriale è stato finora molto più difficile, c’è bisogno di radicamento, di credibilità. Chi ti vota per la regione o per i comuni è più consapevole dei tuoi contenuti».
Non parlano della piaga del voto di scambio, della difficoltà di correre senza apparentamenti con liste civiche di varia natura, come avevano fatto finora. Ne fanno una questione di maturità, del Movimento e del Paese. Convinti entrambi che una campagna elettorale meno urlata e più concentrata sui contenuti abbia finalmente portato i suoi frutti.
Ai primi exit poll non volevano quasi credere, i 5 stelle. La candidata ligure Alice Salvatore si era rifiutata di commentare il suo apparente testa a testa con Giovanni Toti. Poi, davanti alla telecamera del Tg La 7, si era sciolta: «Grillo l’ho sentito stamattina, era emozionato come noi». E sulla possibilità di una vittoria, e la necessità di alleanze: «Noi facciamo intese o accordi solo sulla base delle nostre proposte, solo con chi sposa la nostra linea programmatica. Sono in tanti a dire di volere il reddito di cittadinanza nelle altre forze politiche, dimostrino di voler mantenere la parola data in campagna elettorale». Secondo la legge elettorale regionale, per avere il premio di maggioranza in Liguria serve almeno il 35 per cento dei voti. E quindi, anche se avesse vinto, per governare il Movimento avrebbe dovuto violare la sua prima regola: il no a intese con altri partiti. «Noi abbiamo il nostro programma, chi ci sta bene », è la linea dettata a caldo dal vertice. Non ci avevano ancora pensato, non avevano neanche preso in considerazione l’idea. Troppo scottati da sondaggi che le ultime volte avevano ingannato, lasciando l’amaro in bocca.
In Campania, ad aspettare i risultati insieme a Di Maio e Roberto Fico c’erano Carla Ruocco, Andrea Cioffi, la candidata campana Valeria Ciarambino forte del 20,4 per cento che nella notte le assegnano le proiezioni. Avevano prenotato una saletta a Napoli, al Vomero. Poi, visti gli accrediti sempre più numerosi, si sono spostati al Green Park Posillipo. «Con il 20 per cento in una terra come questa – si dicono – è fatta. Significa che hai creato un terzo polo stabile in questa regione. Per noi è comunque una vittoria». Hanno lanciato allarmi contro le irregolarità viste ai seggi per tutto il pomeriggio. Attraverso le loro pagine Facebook e Twitter hanno invitato a votare fino all’ultimo minuto utile. A notte fonda, è il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio a presentarsi ai tg: «Sappiamo che il M5s è primo in tre regioni. Questo è un risultato clamoroso », dice. Lancia la sfida: «Anche con l’Italicum, saremmo andati alla grande». Poi, l’ennesima richiesta di un dialogo su quello che è ormai diventato l’unico obiettivo di legislatura: «Questo risultato è un segnale per il presidente del Consiglio: si deve fare il reddito di cittadinanza. Non vogliamo poltrone, vogliamo il reddito di cittadinanza prima dell’estate ». Mentre a Michele Emiliano, che in Puglia mette a disposizione l’assessorato all’Ambiente, lascia che risponda su Facebook il deputato pugliese Giuseppe D’Ambrosio: «Caro Michele, la tua partecipazione alla “Sagra della cozza pelosa” a Polignano è più credibile! Notte».
Mentre “i ragazzi” parlano da Napoli, Beppe Grillo è rimasto nella sua villa di Genova. Gianroberto Casaleggio ha seguito da Milano. I dati si fanno confortanti: secondo partito in Puglia col 20 per cento, nelle Marche il 68enne Giovanni Maggi raggiunge il 25,9. Così, si organizza in fretta e furia una conferenza stampa per oggi a Roma: ci saranno tutti i candidati. E in collegamento, se non dal vivo, lo stesso Beppe Grillo. Che sì, è rimasto nelle retrovie per tutta la campagna elettorale (a parte la marcia della pace Perugia- Assisi e il comizio di Genova di venerdì), ma vuole essere il primo a commentare risultati al di sopra delle aspettative. Al mattino aveva dichiarato di aver pronte in casa scorte di Maalox, un riferimento al farmaco antiacido cui aveva detto di aver fatto ricorso dopo i risultati deludenti delle europee. Allora i sondaggi davano il Movimento al 30, ma si era fermato al 20 col Pd che lo aveva doppiato. Oggi è un’altra storia. La battaglia delle regionali era ritenuta molto più difficile, ed è stata affrontata in modo completamente diverso. Lasciando i temi di destra come quelli anti-immigrazione alla Lega di Matteo Salvini, concentrandosi su un messaggio rassicurante come il reddito di cittadinanza, mandando i parlamentari in tv. Un azzardo che – visti i risultati – galvanizza le truppe: «Stiamo andando bene – twitta nella notte il deputato Danilo Toninelli – se i risultati fossero confermati significa che la nostra marcia verso il governo è vicina al traguardo».
Da La Repubblica del 01/06/2015.

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