martedì 2 giugno 2015

GRILLO ESULTA MA RICONGELA I VOTI: “NIENTE ALLEANZE”

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GRILLO ESULTA MA RICONGELA I VOTI: “NIENTE ALLEANZE” (di Carlo Lania)

5 Stelle. M5S seconda forza. Ma perde rispetto a politiche ed europee
Sono le 11,28 di ieri mat­tina quando Beppe Grillo decide di ria­prire il fri­go­ri­fero del M5S e but­tarci den­tro i voti che dome­nica hanno con­sa­crato il M5S come seconda realtà poli­tica in quat­tro regioni su sette (Ligu­ria, Umbria, Mar­che e Puglia) e seconda a livello nazio­nale die­tro un Pd deci­sa­mente in affanno. Voti che ora ven­gono di nuovo con­ge­lati dal lea­der, come fece dopo le poli­ti­che del 2013. «Gra­zie alle sirene della sini­stra che ci vor­reb­bero asses­sori o alleati, ma le alleanze e gli inciuci non ci appar­ten­gono», scrive Grillo sul suo blog.
Il mes­sag­gio è diretto a Michele Emi­liano, il neo gover­na­tore della Puglia che appena eletto è tor­nato a pro­porre alla gril­lina Anto­nella Laric­chia, pre­miata dalle urne con un lusin­ghiero 18,4% , l’assessorato all’Ambiente. Ma anche a quanti guar­dano alla Ligu­ria, dove i pen­ta­stel­lati, forti del 22,29% con­qui­stato dalla lista, potreb­bero risul­tare deci­sivi se solo lo voles­sero per la for­ma­zione del governo regio­nale, anche se dovreb­bero scen­dere a patti con Toti. Niente da fare. «Il M5S voterà in con­si­glio regio­nale (e in par­la­mento) ogni pro­po­sta che sia con­te­nuta nel suo pro­gramma o che porti un bene­fi­cio ai cit­ta­dini» scrive Grillo sca­vando di nuovo la trin­cea puri­sta lungo la quale da sem­pre ha schie­rato il movimento.
Il lea­der ieri era atteso a Roma per festeg­giare insieme ai suoi. Invece ha pre­fe­rito rima­nere a Genova con­ti­nuando a infie­rire su Renzi dal blog («una mario­netta» che ora «va in Afgha­ni­stan», ma che «ha avuto quello che si merita»), lasciando il pal­co­sce­nico ai suoi colon­nelli. Come Luigi Di Maio, che su Face­book esulta: «Cre­de­vano fos­simo un fuoco di paglia. Ma il movi­mento è di sana e robu­sta costi­tu­zione». Entu­sia­smo legit­timo, che rischia però di raf­fred­darsi se si com­para il voto con le pre­ce­denti tor­nate elet­to­rali come ha fatto l’Istituto Cat­ta­neo. Si sco­pre così che se è vero, come Grillo non manca di sot­to­li­neare, che rispetto alle euro­pee il Pd ha perso più di due milioni di voti, è altret­tanto vero che il M5S ne ha lasciati sul ter­reno quasi 893 mila rispetto alle euro­pee e addi­rit­tura 1 milione 935 mila rispetto alle poli­ti­che del 2013, facendo regi­strare il segno meno in tutte le Regioni in cui si è votato.
L’aspetto posi­tivo è invece che in un’elezione ammi­ni­stra­tiva il M5S non aveva mai visto risul­tati come quelli di dome­nica. I con­sensi otte­nuti non dimo­stre­reb­bero solo che ormai il M5S si è radi­cato nei ter­ri­tori, ma anche che le sue pro­po­ste — vedi il red­dito di cit­ta­di­nanza — hanno fatto brec­cia negli elet­tori e quindi che intorno a Grillo non si rac­co­glie­rebbe più solo la pro­te­sta anti-casta. La prova del nove arriva pro­prio dall’astensionismo che nel 2013 pre­miò il M5S ma che oggi non sem­bra più rap­pre­sen­tare un bacino utile, visto che da lì non è arri­vato nean­che un voto per il movimento.
Car­bu­rante per le truppe gril­line, che adesso pun­tano alla con­qui­sta di palazzo Chigi gal­va­niz­zate anche dal fatto che il suc­cesso otte­nuto è frutto delle nuova stra­te­gia adot­tata dal movi­mento, che non rifiuta più le appa­ri­zioni tele­vi­sive, e nono­stante l’assenza di Grillo dalla cam­pa­gna elet­to­rale. Il che non signi­fica però, con­tra­ria­mente a quanto si era pen­sato nei giorni scorsi, che il lea­der stia per appen­dere gli scar­pini al chiodo. «Io sarò sem­pre pre­sente insieme a Casa­leg­gio», ha infatti chia­rito ieri dal blog prima di lan­ciare la carica ai suoi: «Andiamo avanti, andremo sem­pre meglio».
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