martedì 2 giugno 2015

INTERVISTA A VENDOLA : “RENZI, LA LIGURIA L’HAI FATTA TU”

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INTERVISTA A VENDOLA : “RENZI, LA LIGURIA L’HAI FATTA TU” (di Micaela Bongi)

«Dal voto sono arrivati tanti messaggi alla sinistra. Basta nevrosi identitarie, basta estremismo parolaio. Ora mettiamoci tutti a disposizione per costruire il nuovo soggetto». Dopo dieci anni, Nichi Ven­dola, pre­si­dente di Sel, in Puglia passa il testi­mone a Michele Emi­liano, che lo rac­co­glie con un rico­no­sci­mento al pre­de­ces­sore: «Ci ha fatto vedere i pugliesi che hanno la schiena dritta. Intendo con­ti­nuare que­sto lavoro». E Ven­dola si è detto con­vinto che la coa­li­zione di Emi­liano «potrà scri­vere pagine bellissime».
Uno scam­bio di cor­te­sie di rito?
La Puglia per la destra non è stata solo uno straor­di­na­rio ser­ba­toio di con­senso, ma un labo­ra­to­rio di costru­zione di ipo­tesi poli­ti­che e stra­te­gie gene­rali. Aver gover­nato per un decen­nio riu­scendo, nelle pri­ma­rie, a sov­ver­tire la logica del cen­tro­si­ni­stra (can­di­dati e pro­grammi foto­co­pia del cen­tro­de­stra) signi­fica aver rotto quell’incantesimo. Ora Emi­liano dovrà con­fron­tarsi con l’agenda di governo e penso che si potrà apprez­zare la con­ti­nuità nelle scelte. Si archi­viano vec­chie ruggini.
Emi­liano è sod­di­sfatto dell’affluenza al 51%. Condivide?
No, io sono sgo­mento dinanzi alla non­cha­lance con cui si mini­mizza la par­te­ci­pa­zione al voto. Quando un ita­liano su due gira la testa dall’altra parte manda un mes­sag­gio forte. Si è esau­rita la spinta pro­pul­siva di quel ren­zi­smo che con la rot­ta­ma­zione e le nar­ra­zioni effer­ve­scenti sem­brava dover affer­rare il ban­dolo di un Paese avvi­tato su se stesso. Credo che il pre­mier abbia preso un colpo abba­stanza pesante. Intanto ha dato un con­tri­buto impor­tante alla cre­scita del non voto e del M5S che drena una parte del con­senso del cen­tro­si­ni­stra. Quella parte che intende punire il Pd pre­fe­ri­sce il 5 Stelle alle liste di sini­stra. Il voto utile, a dare uno schiaffo a Renzi, gli è sem­brato quello a Grillo.
Il voto alla sini­stra è sem­brato irri­le­vante e non utile a quello scopo? Perché?
Il punto di forza è stato l’invenzione di reti locali che dove hanno un minimo di radi­ca­mento allu­dono al nuovo sog­getto di cui la sini­stra ha biso­gno. Ma è man­cato il ter­reno dell’unificazione a livello nazio­nale, basti pen­sare che ave­vamo 7 sim­boli per 10 regioni. In cam­pa­gna elet­to­rale il Pd si è ulte­rior­mente spo­stato a destra. Dun­que il voto ha avuto anche un forte movente poli­tico: quello di affer­rare Renzi per le cavi­glie e rimet­terlo sulla terra, fuori dal limbo di pro­pa­ganda e pub­bli­cità in cui vive. E Renzi perde la par­tita più impor­tante, in Ligu­ria. Si com­porta come un bam­bino indi­spet­tito, ma è stato il suo labo­ra­to­rio nazio­nale per le rela­zioni spe­ri­co­late tra Pd e pezzi di cen­tro­de­stra. Que­sta volta il voto utile è tor­nato come un boo­me­rang in testa a Renzi. E la sini­stra ha costruito una vera rete, il risul­tato è un mes­sag­gio chiaro: que­sta è la strada. Non quella di un estre­mi­smo decla­ma­to­rio e testi­mo­niale, quella di una sini­stra di governo com­pe­ti­tiva con Renzi.
In Ligu­ria ha fatto la sua parte anche un pezzo di mino­ranza Pd. Per que­sto la sini­stra di Pasto­rino va meglio che altrove?
Abbiamo risul­tati impor­tanti anche in Toscana, Puglia. C’è un ter­reno vasto che però ancora non è occu­pato da una chiara pro­spet­tiva gene­rale: il «sog­getto».
Forse in can­tiere ci sono troppi sog­getti o meglio pro­getti che non comu­ni­cano…
Ora è chie­sto a tutti uno sforzo di gene­ro­sità. Nes­suno deve sot­trarsi alla sfida di met­tere in rete tutto quello che c’è. Sapendo che il ter­reno dell’unità pos­si­bile è quello dell’innovazione poli­tico cul­tu­rale, non la somma alge­brica. Una sini­stra che non con­si­deri degra­dante l’opposizione, ma che anche dall’opposizione sia capace di met­tere in campo una moderna agenda di governo.
Nei pros­simi giorni Civati bat­tez­zerà «Pos­si­bile». Guar­date con atten­zione alla sua iniziativa?
Sì… diciamo che guardo tutto con atten­zione. Pro­pongo a tutti un metodo: met­tersi a dispo­si­zione. Io non ho invi­tato gli ex Pd o altri a entrare in Sel, ho detto: ’La nostra comu­nità è troppo pic­cola per acco­gliere le tante domande di sinsitra’.
Civati dice ’venite a me’?
No, ognuno fa il pro­prio per­corso, il pro­blema ora è fer­marci e coor­di­nare un’attività uni­ta­ria. Il punto non è un altro par­ti­tino o la fusione di due par­ti­tini, ma come tra­sfor­mare una pre­senza a mac­chia di leo­pardo sul ter­ri­to­rio in una massa cri­tica per costruire una sini­stra com­pe­ti­tiva e vin­cente. Arri­vano molti mes­saggi nella bot­ti­glia, e ci indi­cano la dire­zione: troppi poli­ti­ci­smi, bilan­cini, die­tro­lo­gie, gelo­sie: basta. Biso­gna rimet­tere al primo posto la costru­zione di un sog­getto per l’Italia e per l’Europa, che si rela­zioni a Pode­mos, Syriza, alle sini­stre che fanno argine alla cre­scita della destra estrema.
Tor­niamo al fatto che sono i 5 stelle a essere per­ce­piti come la «Pode­mos» ita­liana.
Per­ché la sini­stra del Pd è apparsa come la sini­stra dei penul­ti­ma­tum e si è con­su­mata nei rituali di quel par­tito. E l’operazione di fal­si­fi­ca­zione delle idee della sini­stra si river­bera anche su di noi.
Ma se il mes­sag­gio sulla ’sini­stra vec­chia’ attec­chi­sce, Renzi non sfonda a destra.
Renzi in parte a destra drena, ma in parte rile­git­tima la destra. La par­tita in Ligu­ria e Cam­pa­nia dava l’immagine di un’Italia in cui si è pas­sati dalla con­tesa tra due sini­stre alla quella tra due destre, senza pre­vi­sione di una sini­stra. Que­sta è stata la pre­tesa arro­gante con cui il Pd ha trat­tato la pra­tica Ligu­ria e quella Cam­pa­nia. Si è tor­nati al pro­ta­go­ni­smo dei cacic­chi lsotto l’usbergo delle liste civiche.
Si potrebbe dire anche per Emi­liano, o no?
Anche in Puglia gli ingre­dienti del tra­sver­sa­li­smo c’erano. Ma in Ligu­ria, se si dovesse assu­mere l’alluvione come para­digma del modello di svi­luppo, che dif­fe­renze si vedreb­bero tra Tosi e Paita? Nes­suna. E in Cam­pa­nia? Sta­mat­tina ho ricor­dato l’aneddoto del gene­rale nazi­sta che chiede a Picasso se vera­mente ha fatto lui «Guer­nica», e Picasso risponde: «No, l’avete fatto voi». Mi viene in mente quando Renzi e i suoi cori­fei se la pren­dono con la sini­stra radi­cale che avrebbe fatto per­dere Paita e vin­cere Ber­lu­sconi. Ma è stato lui a resu­sci­tare Ber­lu­sconi. Renzi, la Ligu­ria l’hai fatta tu.

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