giovedì 4 giugno 2015

LA CAMPANIA APPESA, TRA SBERLE E CAVILLI

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LA CAMPANIA APPESA, TRA SBERLE E CAVILLI (di Adriana Pollice)

Impresentabili. Cantone critica il «passo falso» dell’Antimafia, poi sposta il tiro sul codice etico. Beppe Grillo lancia #delucavattene e i 5 Stelle vogliono denunciare il neo eletto governatore. Che secondo il presidente dell’autorità anticorruzione potrebbe insediare la sua giunta prima di essere sospeso.
Con l’hashtag #delu­ca­vat­tene Beppe Grillo ieri ha avviato dal suo blog la cam­pa­gna per il ritorno alle urne in Cam­pa­nia: «Can­di­dare Vin­cenzo De Luca, impre­sen­ta­bile per la com­mis­sione Anti­ma­fia, ine­leg­gi­bile in con­se­guenza della legge Seve­rino, è uno spre­gio del Pd nei con­fronti dei cit­ta­dini cam­pani. De Luca non potrà gover­nare e verrà sospeso non appena uffi­cial­mente eletto. Non potrà fare una giunta, nep­pure un atto ammi­ni­stra­tivo per­ché sarà già deca­duto. La Cam­pa­nia sarà para­liz­zata. Esi­ste solo una solu­zione: ritor­nare subito al voto e impe­dire che De Luca si can­didi nuovamente».
Pic­chiano duro anche i par­la­men­tari gril­lini in com­mis­sione Anti­ma­fia: «Denun­ce­remo De Luca per minac­cia al corpo poli­tico dello stato. Una minac­cia para-mafiosa a un’istituzione rea di aver fatto solo il pro­prio dovere. Il Movi­mento 5 Stelle si è impe­gnato molto eser­ci­tando una pres­sione rive­la­tasi deci­siva. Che Vin­cenzo De Luca rea­gi­sca in que­sto modo non fa che avva­lo­rare l’adeguatezza del suo inse­ri­mento nella lista pubblicata».
La denuncia-querela pre­sen­tata dal neo­go­ver­na­tore mar­tedì nei con­fronti di Rosy Bindi ha fatto imme­dia­ta­mente risa­lire il livello delle pole­mi­che. Sul tema è tor­nato anche il pre­si­dente dell’Autorità nazio­nale anti­cor­ru­zione, Raf­faele Can­tone. Nell’intervista a Repub­blica uscita ieri, sot­to­li­neava che la sospen­sione pre­vi­sta dalla legge Seve­rino (dopo la con­danna di De Luca in primo grado per abuso d’ufficio), non può tra­mu­tarsi in deca­denza, avva­lo­rando quindi la tesi che si pos­sano inse­diare con­si­glio e giunta, per­met­tendo al vice di avviare la mac­china in attesa del ricorso. Per poi dire la sua sulla lista dif­fusa dall’Antimafia: «Que­sta vicenda degli impre­sen­ta­bili è stata, per me, un grave passo falso, un errore isti­tu­zio­nale». Accu­sato di essere troppo filo­ren­ziano, ha pre­ci­sato: «Nes­sun attacco a Rosy Bindi e alla com­mis­sione ma una cri­tica sul codice etico e il suo uti­lizzo per sti­lare la cosid­detta lista dei can­di­dati, che ha finito per rap­pre­sen­tare un giu­di­zio di tipo poli­tico». Ciò che non avrebbe fun­zio­nato, secondo Can­tone, sono i cri­teri, come, ad esem­pio, il solo rin­vio a giu­di­zio: «Una valu­ta­zione di tipo for­ma­li­stico sulle can­di­da­ture rischia indi­ret­ta­mente di legit­ti­mare sog­getti che, pur non essendo sot­to­po­sti ad alcun rilievo penale, pos­sono essere carat­te­riz­zati da ben più gravi coef­fi­cienti di ini­do­neità a rap­pre­sen­tare i cit­ta­dini, quale ad esem­pio la noto­ria fre­quen­ta­zione con pregiudicati».
Il sena­tore 5 Stelle Giar­russo dice che nel Pd qual­cuno vor­rebbe pre­sen­tare una mozione per far dimet­tere Bindi dalla guida dell’Antimafia, e il mini­stro della giu­sti­zia Orlando, inter­ro­gato sull’opportunità di un passo indie­tro della pre­si­dente, resti­tui­sce la palla alla com­mis­sione cui «spetta ogni valu­ta­zione», e aggiunge: «Que­sta vicenda non deve diven­tare ele­mento di scon­tro poli­tico». Ma lo scon­tro pro­se­gue. Il vice­pre­si­dente dell’Antimafia, Clau­dio Fava, difende Bindi, chiede una ple­na­ria per chia­rire la vicenda e aggiunge che la posi­zione del capo­gruppo in com­mis­sione, Michele Mira­belli, che da giorni mar­tella con­tro Bindi, non cor­ri­sponde a quella della mag­gio­ranza dei dem. «Inge­renze» nei fatti del Pd, si inal­bera Mira­belli, esclu­dendo una richie­sta di dimis­sioni della pre­si­dente (dimis­sioni auspi­cate invece dal segre­ta­rio dell’Antimafia, il socia­li­sta Di Lello) anche se il «caso» della lista di impre­sen­ta­bili, dice, va discusso.
De Luca va avanti come un treno. Al lavoro sui nomi per la futura giunta, per ora dal suo staff boc­che cucite, anche se girano le prime indi­scre­zioni. Una vice donna e del Pd sem­bra essere l’indicazione venuta dal Naz­za­reno, indizi che sem­brano pun­tare verso l’eurodeputata Pina Picierno o la segre­ta­ria regio­nale Assunta Tar­ta­glione, ma il gover­na­tore potrebbe deci­dere invece di nomi­nare un suo fede­lis­simo, come Ful­vio Bona­vi­ta­cola. De Luca si fa sen­tire via social net­work: «Meno chiac­chiere, meno con­su­lenti e fine alle por­che­rie clien­te­lari. La regione deve essere una casa di vetro». Tra­spa­renza, rigore e lega­lità. Ma intanto è tutto in mano a giu­ri­sti e tribunali.

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