venerdì 5 giugno 2015

“La mucca si munge ma va sfamata” così il boss dettava le sue regole

“La mucca si munge ma va sfamata” così il boss dettava le sue regole (CARLO BONINI)

I personaggi

Dall’assessore al mini-sindaco tutti gli uomini al soldo del clan Le minacce di Buzzi: “Siamo un taxi da cui non si scende”.

ROMA – In una saga giudiziaria di cui non si indovina la fine, l’inchiesta “Mafia Capitale” dalla “ Terra di mezzo” di Tolkien approda alla “ Fattoria degli animali” di Orwell. Per svelare che chi ha avuto in pugno Roma non era il Maiale della profezia. Ma un’insaziabile Mucca, come documentano le 428 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare del gip Flavia Costantini che apre le porte del carcere a 44 tra consiglieri comunali e regionali, funzionari pubblici, manager delle cooperative del Terzo Settore. La Mucca politicamente transgenica di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati. Perché, come ghigna al telefono il Grande Elemosiniere e Mafioso della “Cooperativa 29 giugno”, «‘A sai la metafora no? Se vuoi mungere la mucca, la mucca deve mangiare. E l’avete munta tanto. Tanto…». Fino a quando la mucca non si è mangiata tutto e tutti.
“I POLITICI ASSERVITI”
In un catalogo, che è insieme antropologico, criminale, politico, dalle mammelle della mucca — «la mangiatoia», per dirla ancora con Buzzi — suggono infatti bocche voraci.
«Funzionali — scrive il gip — ad asservire agli interessi del gruppo quei politici che gravitavano nei segmenti delle istituzioni maggiormente interessati ai rapporti con il gruppo medesimo». La corruzione non è uno strumento, ma la norma. Che definisce, in «un rapporto continuativo nel tempo», il rapporto di forza capovolto tra pubblica amministrazione e Politica (il Mondo di Sopra) e la violenza della strada (il Mondo di sotto). Assessori oggi ex (quello Pd alla casa Daniele Ozzimo), consiglieri comunali (il pd Pierpaolo Pedetti, il centrista Massimo Caprari, il pdl Giordano Tredicine), il già Presidente dell’Assemblea Capitolina (il pd Mirko Coratti), il “dimissionato” presidente del Municipio di Ostia (il pd Andrea Tassone), pezzi da novanta della maggioranza di ieri e opposizione di oggi (Luca Gramazio, già capogruppo in Campidoglio con Alemanno e quindi capogruppo del centro-destra in Regione), sindaci (quello di Castelnuovo di Porto, Fabio Stefoni) non danno ordini. Li prendono. Perché — dice Buzzi — «se li semo comprati». Quindi, «giocano con me». E la regola non deve conoscere eccezioni. Come lui stesso spiega a Carminati. «Per me Pedetti (consigliere Pd e presidente della commissione patrimonio e politiche abitative, ndr) se ne va affanculo — si sfoga — Questi consiglieri comunali devono sta’ ai nostri ordini. Ma perché io devo sta’ agli ordini tuoi? Io te pago! E me fai ancora lo stronzo? Ma vaffanculo». «Ma sì, ‘sti pezzi di merda», chiosa l’interlocutore. Che, aggiunge: «I funzionari pubblici o li cacci o li compri».
“SEMO DIVENTATI GROSSI”
Filosofeggia Buzzi con Carminati e Fabrizio Testa, il loro spiccia faccende, cui ieri è stato contestato in carcere un altro rosario di capi di imputazione per corruzione: «Me li sto’ a compra’ tutti. Semo diventati grossi». Con una chiosa. Che «bisogna sta’ attenti a scenne dal taxi… Perché co’ noi sali. Ma non scendi più». Ed è vero. Come nel diamante della pubblicità, legarsi al carro della ditta è «per sempre». L’unica variabile è nei termini del baratto.
Per Coratti, «che sta’ sempre a rompe er cazzo», «la stecca è di 150 mila euro per sbloccare 3 milioni di euro sul sociale» e per intervenire sulle gare d’appalto dell’Ama, la municipalizzata dei rifiuti, «più mille al mese per il suo capo della segreteria (Franco Figurelli, ndr), «più 10 mila che gli ho dovuto porta’ la prima volta solo per metteme a sede’ a parla’». Ma, soprattutto, per «costruire quel consenso politico nell’Assemblea capitolina» necessario ad approvare la delibera che autorizza debiti fuori bilancio. La voce di spesa “straordinaria” che ha messo in ginocchio Roma in questi anni e ne ha svuotato le casse. Quella con cui viene regolarmente saldato Buzzi, legata a “eventi straordinari” che tali non sono, ma che come tali vengono considerati. Due su tutti: l’emergenza abitativa e quella dell’accoglienza dei migranti. Un welfare due volte nero. Nelle procedure (affidamento diretto) e nelle “stecche”, che rimangono appiccicate alle mani di chi quel denaro eroga.
Per un tipo come Andrea Tassone, invece, di euro ne dovrebbero bastare 30 mila. «Anche se quello — si lamenta Buzzi indignato — m’ha chiesto il 10 per cento in nero dell’appalto. Te rendi conto? Nun se vergognano de gnente». Già, il 10 per cento di 1 milione per il verde urbano di Ostia che Buzzi è in grado di far arrivare dalle casse della Regione a quelle del Municipio, a patto di esserne il destinatario. «Gliel’ho spiegato a quello. Una mano lava l’altra e tutte e due lavano il viso».
Qualcun altro, come il “neofita” consigliere di maggioranza Massimo Caprari, non sa invece che pesci prendere. Vende a Buzzi il suo voto sulla delibera che autorizza i debiti fuori bilancio per «l’assunzione di un facchino all’università Roma 3». Salvo poi pregarlo, di «regolarsi come si regola normalmente per gli altri consiglieri».
“L’IMPICCIO TRIANGOLARE”
Naturalmente c’è del metodo nel «fare impicci». E Buzzi è maestro. Come documenta un impiccio più esemplare di altri, che lui liquida ai suoi come «un quasi reato », «una cortesia all’amministrazione comunale ». Il gip, come «esempio di corruzione multilivello di tipo triangolare», che tiene insieme «interessi privati», Regione e Comune. E tanto più odiosa perché costruita sull’emergenza abitativa, una delle piaghe di Roma.
Accade infatti che la “Società cooperativa deposito locomotive Roma san Lorenzo”, strangolata dai debiti, abbia urgenza di trovare un compratore per 14 appartamenti invenduti a Case Rosse, nella zona di Settecamini. E che si possa dunque mettere su un «bell’impiccio» che lasci soddisfatti tutti. Gli appartamenti li comprerà Buzzi per 3 milioni di euro. Ma con soldi che non ha. Il patto prevede infatti che la Regione stanzi a favore del Comune somme straordinarie (7 milioni di euro) che l’assessore alla casa Ozzimo utilizzerà per prorogare, «nel dispregio di ogni norma», convenzioni fuori mercato per l’emergenza abitativa con Buzzi. Il quale, ne utilizzerà una parte per salvare appunto la “Coop san Lorenzo”. Un patto che diventa addirittura un contratto preliminare di compravendita, dove la clausola di salvaguardia è, appunto, che a Buzzi arrivi quel denaro pubblico. Ozzimo, del resto, è un altro di quelli «a libro paga ». Uno che chiede e a cui «dai». Fosse anche «l’assunzione di una ragazza al bioparco ».
LA CERTEZZA DELL’IMPUNITÀ
Nello zoo di Buzzi, ballano in molti. Nomi che le carte dell’inchiesta documentano, come quello dell’ex capogruppo del Pd in comune e grande nemico di Marino, Francesco D’Ausilio (interessato, attraverso la moglie, alla vicende di Ostia) o il capogruppo in Regione della Lista Zingaretti Michele Baldi. Né l’uno, né l’altro indagati, eppure evocati nei conversari di chi si agita intorno alla Mucca. Anche perché — è la certezza di tutti — nessuno pagherà dazio. Dovessero pure mettersi male le cose. «Io — ride Buzzi — tre mesi a Regina Coeli me li faccio fumando. Tanto poi te devono mette’ fori».
Da La Repubblica del 05/06/2015.

Nessun commento:

Posta un commento