venerdì 5 giugno 2015

L’AFFARE DEI MIGRANTI IN SICILIA TRAVOLGE LA SUPERCOOP DI CL

L’AFFARE DEI MIGRANTI IN SICILIA TRAVOLGE LA SUPERCOOP DI CL (Marco Lillo)

Il Centro di accoglienza per i richiedenti asilo di Mineo (Catania)
Il Centro di accoglienza per i richiedenti asilo di Mineo (Catania)
ARRESTATI PER IL CENTRO RIFUGIATI DI MINEO I MANAGER DE “LA CASCINA”
”INFORMATI IN VIVA VOCE DEI CONTENUTI DEL BANDO” MILIONARIO PER MINEO
di Marco Lillo – il Fatto Quotidiano 05/06/2015
L’appalto da 100 milioni di euro del 2014 per il Centro assistenza rifugiati e richiedenti asilo (Cara) di Mineo è la storia più delicata politicamente e più rilevante dal punto di vista economico dell’operazione di ieri. La delicatezza politica è evidente: il Consorzio Calatino Terra di Accoglienza, che ha gestito le gare incriminate (dal 2011 a oggi) è stato guidato negli anni scorsi dall’ex presidente della Provincia di Catania e attuale sottosegretario all’agricoltura Giuseppe Castiglione che poi ha lasciato il posto alla sua compagna di partito Anna Aloisi, sindaco di Mineo.
Per il Cara di Mineo sono finiti ieri agli arresti domiciliari i manager del Gruppo La Cascina, la storica cooperativa del mondo di Comunione e Liberazione nata negli anni 80 a Roma sotto l’ala di Giulio Andreotti e cara anche all’ex sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta. Salvatore Menolascina è stato arrestato “nella qualità di amministratore delegato del Consorzio Gruppo La Cascina”. Mentre Carmelo Parabita era “componente del CdA della La Cascina Global Services” e componente del CdA della Domus Caritatis. Quest’ultima è una cooperativa, sempre cattolica, con una storia diversa. Nata all’ombra del Vicariato di Roma negli anni 90 è entrata pochi anni fa nell’orbita del gruppo ciellino portando in dote gli ottimi rapporti con Luca Odevaine, già braccio destro di Walter Veltroni, sul fronte dell’emergenza immigrazione.
Ieri è finito ai domiciliari anche Francesco Ferrara, presidente (fino alla sua chiusura nel 2014) della Domus Caritatis, che per anni ha diviso con la coop rossa 29 Giugno di Salvatore Buzzi il business degli immigrati, sotto la regia del ‘Capo’ Odevaine, “da bravi fratelli”. Ferrara, nel 2011, a seguito dell’alleanza tra la sua coop “made in Vicariato” con il mondo cooperativo ciellino della capitale era asceso al ruolo di vicepresidente de La Cascina. Ai domiciliari anche Domenico Cammisa “nella qualità di amministratore delegato della Cooperativa di lavoro La Cascina”. Secondo i magistrati romani “Odevaine riceveva da Cammisa, Ferrara, Menolascina e Parabita la promessa di una retribuzione di 10 mila euro mensili, aumentata a euro 20 mila mensili dopo l’aggiudicazione del bando di gara del 7 aprile 2014” per Mineo, appunto.
IL 21 MARZO DEL 2014 negli uffici romani di Odevaine ci sono Parabita, Cammisa e il commercialista di Odevaine, ai domiciliari anche lui da ieri, Stefano Bravo. Si parla del bando di Mineo e “durante la conversazione Odevaine – scrivono i magistrati romani –chiama al telefono Giovanni Ferrera, direttore del Consorzio e futuro presidente della commissione aggiudicatrice, con il quale di- scute, in modalità “viva voce” e alla presenza, in incognito dei rappresentanti de La Cascina dei contenuti del bando”. La commissione era composta da tre membri: il presidente era Ferrera (che tuttora dirige il Consorzio) mentre Odevaine era il membro che sedeva nel Tavolo di coordinamento sull’immigrazione al ministero, quindi il più pesante.
Il 28 marzo del 2014 il Ros dei Carabinieri intercetta un’altra conversazione negli uffici di Odevaine e scopre che questi rivela le credenziali della sua email “in considerazione del fatto che Ferrera avrebbe mandato ad Odevaine via mail il capitolato d’appalto e questo sistema avrebbe consentito al Parabita di poterlo visionare in anteprima”. Ferrera ancora il 15 maggio scorso ha confermato l’appalto da 00 milioni a La Cascina contro il parere di Raffaele Cantone. Odevaine considerava Ferrera come fosse uno della sua squadra al punto che, quando nell’ottobre del 2014, poco prima degli arresti, vuole ricattare la Cascina per farsi dare ‘il compenso’ per aver fatto vincere alla cooperativa l’appalto di Mineo a lui pensa per bloccare i pagamenti attesi dalla coop bianca: 40 milioni di euro non proprio bruscolini.
“Gli ho detto: ‘scegliete voi, se volete mettere sei mesi dopo che sono arrivati i soldi a prenderli, se li volete subito.. patti chiari perché se no cosi funziona’…omissis…dico.. ‘vai dal ministro, io…un cazzo.. vai a parlare con il ministro, tanto comunque alla fine la liquidazione la firma il direttore generale…’, ovvero Giovanni Ferrera”.
In pratica quando i manager della Cascina, che hanno le loro entrature nel mondo del Ncd, minacciano di andare a parlare dal ministro Angelino Alfano per farsi pagare i milioni dovuti dal Consorzio diretto da Ferrera, Odevaine non flette di un millimetro perché evidentemente confida di poter influire sul rubinetto che è nelle mani di Ferrera.
COME FINISCE? Secondo quello che racconta Odevaine, mentre le cimici nel suo ufficio registrano tutto, La Cascina cede e lui incassa i soldi, grazie anche ai fondi neri creati dalla cooperativa gonfiando i compensi dei suoi manager. Solo dopo avere incassato i soldi (che poi reinvestiva in Venezuela dove, come diceva Salvatore Buzzi aveva creato un impero), Odevaine va al ministero e spinge per i pagamenti dovuti alla coop ciellina. Visto come erano filate liscie le cose in Sicilia, Odevaine ci prende gusto e tenta di truccare anche la gara per il nuovo centro di smistamento dei rifugiati da alloggiare a San Giuliano di Puglia, nella new town comprata grazie ai soldi donati dagli italiani per la sottoscrizione per le vittime del sisma promossa da Corriere della Sera e Tg 5 nel 2002.
“Anche lì avrei dovuto fare io – spiega Odevaine mentre è registrato dal Ros – il Presidente della Commissione di gara perché anche lì ‘st’operazione la stiamo facendo con loro (La Cascina, ndr) non posso io mettermi a fare due gare contemporaneamente (ride) infatti adesso sto coinvolgendo una mia amica che … che è un dirigente della Presidenza del Consiglio”.
Detto fatto. Il Ros dei carabinieri ha videoregistrato un incontro nel solito ufficio di Odevaine tra Patrizia Cologgi (il funzionario di Palazzo Chigi, ndr) e il solito Ferrara de La Cascina “per garantire il buon esito della gara in loro favore”. Scrive il gip: “Questo ulteriore episodio corruttivo è rimasto nella fase degli atti preparatori, non per desistenza degli autori ma per l’intervento dell’autorità giudiziaria”. Gli arresti di dicembre hanno impedito di far nominare la commissione di gara con Patrizia Cologgi dunque non c’è stato reato “in quanto l’accordo di natura corruttiva è stato raggiunto prima che il corrotto assumesse il ruolo di pubblico ufficiale componente della commissione aggiudicatrice”.

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