martedì 2 giugno 2015

Lo “sceriffo”: sono pronto a schierare la mia giunta

Lo “sceriffo”: sono pronto a schierare la mia giunta (CONCHITA SANNINO)

De LucaScene da stadio alla prima uscita pubblica, ma l’ex sindaco evita di affrontare il suo affaire giudiziario “L’onore si riconquista con il lavoro”

SALERNO – «Non perderemo un minuto di tempo». Nessuno pensi che molleremo proprio ora. L’eterno sindaco è diventato neo governatore. Il salto elettorale è fatto, il resto dipenderà da un inedito groviglio giuridico- istituzionale che ora si stende tra lui e la poltrona. Lui, Vincenzo De Luca, con 987mila e 651 voti, il 41,15 per cento su dieci liste (compresa qualcuna che imbarazzava il premier Renzi), strappa la rivincita a Caldoro cinque anni dopo, è presidente Pd della Campania, scrive la sua pagina nuova con quello stesso slogan che si porta dietro come stimmate del suo passato di amministratore: «Non possiamo consentirci distrazioni, cominceremo subito, ecco le mie priorità».
Riesce a evitare ogni domanda sulla sua figura di governatore sotto giudizio, e nel giorno della vittoria non dirà mai la parola “Severino”. La sua vera risposta è tutta nel discorso di ringraziamento, tutta una mitragliata di progetti, paletti, date, attivismo: «Insedieremo gli organi, nomineremo entro un mese la giunta all’insegna di poche caratteristiche: le competenze, la società civile. Agiremo su Terra dei Fuochi, un dramma che intendiamo risolvere – dice Enzo – L’altra priorità è sui fondi ai disabili e agli anziani che erano stati loro tolti. Poi parleremo con il governo per un Piano industriale sulla Campania e per la sicurezza. Riconquisteremo il rispetto del resto d’Italia, dove si gioca per superficialità , per scorrettezza o per infamia a dipingerci solo come terra criminale o di nullafacenti. Ma l’onore si riconquista anche con il rigore e la concretezza, con il lavoro».
A mezzogiorno, il saluto e il bagno di folla sono a Napoli nel cuore della Stazione Marittima, cori da stadio, ola, resse imbarazzanti per toccarlo, pezzi di ceto politico di ogni data e provenienza che ricompaiono a galla, nell’assortita compagine che ora festeggia con Enzo, l’“impresentabile” inserito in cima alla black list varata dalla presidente Rosy Bindi della commissione antimafia. «Ma quello è stato un autogol della parte non ragionante del partito, un atto di killeraggio che gli ha portato solo voti», dicono ora ufficialmente i fedelissimi, mentre De Luca annuisce. A sera, invece, la festa vera e l’emozione lo portano a Salerno, dove in piazza Amendola si prende l’abbraccio della sua gente, dove abbraccia con più calore i figli Piero e Roberto, dove si dedica all’ultimo sermone in veste di sceriffo, ovvero «sindaco emerito in eterno» come giocosamente si era sempre detto, e dove declina anche la sua analisi del vo- to appena alle spalle. Duro e spietato, anche se con citazione letteraria, contro la minoranza Pd.
«La vera sfida politica in queste regionali è stata la Campania », rivendica Enzo, anche dimenticando l’imbarazzo generale per alcuni dei suoi sostenitori inseriti in lista, trasformisti in arrivo dalle fila dei cosentiniani, dei fascisti all’inspauta di tutti. Poi spiega: «In Liguria abbiamoscontato una scissione irresponsabile. Quelli che immaginavano di fare i rivoluzionari adesso spieghino ai cittadini il grande risultato che hanno prodotto. Dalla rivoluzione sono arrivati a trovarsi Toti. Io questi li paragono alla “Ginestra” di Leopardi, contenta dei deserti. Loro sono contenti così: perdiamo e gli altri governano». Poi torna sceriffo, benedice e ammonisce: «Anche se vado a lavorare un po’ più lontano, voi statemi sempre vicini, tenete sempre alto il nome e il primato di Salerno, mi raccomando io non sono a Palazzo, ma ci sono le telecamere, mi raccomando la differenziata e non facciamo gli imbecilli con le auto in seconda e terza fila». Applausi, risate, ancora show.
Ma ci sono voluti quasi trent’anni per fare quei sessanta chilometri: dal suo Comune di Salerno a Palazzo Santa Lucia, tutti e due sul mare, ma così distanti. C’è tempo ovviamente per ringraziare Matteo Renzi che lo ha chiamato di buon mattino mentre lui dormiva, e ha lasciato auguri e messaggi a Fulvio Bonavitacola, il fedelissimo parlamentare salernitano. E per far volare tanti sassi: «Ho ascoltato in questi mesi vere e proprie infamie contro di me. E fra le cose più faticose che ho dovuto fare è stato sopportare una campagna di aggressione violenta, volgare che tendeva a calpestare la mia dignità e la mia vita, ma non abbiamo mai mollato, per questo siamo stati premiati ». Poi comincia la giornata “da presidente” declinata nella sua lingua preferita: il futuro imminente. «Contiamo di liberare la Regione da questa emergenza di Terra dei Fuochi nel giro dei prossimi 2-3 anni. Avvieremo una radicale sburocratizzazione. E faremo leggi semplici e utili, perché le norme devono servire a rendere più facile la vita a chi investe e crea sviluppo ». Non una parola sul suo destino di “condannato” alla sospensione per effetto della legge Severino. Altro che fermo per diciotto mesi. Adesso Enzo c’è: da governatore. Tutto il resto non conta. Nessuno pensi che mollerà ora.
Da La Repubblica del 02/06/2015

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