venerdì 5 giugno 2015

L’ultimo spenga la luce

da contro*corrente

L’ultimo spenga la luce (Marco Travaglio 05/06/2015)

travaglio2
Ricordate gli scudi umani? Entrarono in azione nell’autunno 2013 su mandato del Quirinale per scongiurare la decadenza da senatore del neopregiudicato B. Decadenza automatica e immediata, diceva la legge Severino (così come dev’essere ora la sospensione da presidente della Regione Campania del neoeletto Vincenzo De Luca per la sua condanna in primo grado). Ma ciò che valeva al- lora per B. (e poi per tanti altri) non vale più oggi per De Luca. O meglio: oggi a invocare la sospensione di De Luca sono gli stessi che due anni fa tentavano di scongiurare la decadenza di B., mentre a tentare di scongiurare la sospensione di De Luca sono gli stessi che invocavano la decadenza di B. Forse siamo degli inguaribili ingenui: ma vedere il Pd schierato a testuggine a difesa di un condannato che non vuole sloggiare e contro una legge votata da tutti e persino contro l’Antimafia che ha osato dire che il re è nudo, ci fa ancora un certo effetto. E non possiamo non notare la crisi di identità del Pd che fino a ieri voleva sciogliere per mafia tanti comuni che avevano magari un paio di arrestati o di sospettati, e oggi fa quadrato attorno al consiglio comunale di Roma che in sei mesi ha collezionato cinque consiglieri arrestati per Mafia Capitale, senza contare i neoindagati coperti da omissis, i funzionari e gli amici degli amici: forse, per scioglierlo, Renzi aspetta che arrivi l’accalappiacani a ingabbiarli tutti fino all’ultimo (che, si spera, spegnerà la luce). Più che un partito, il Pd ricorda un detersivo: quello che lava più bianco, contro lo sporco più sporco.
Dicevamo degli scudi umani di B., annata 2013. Partì in quarta Luciano Violante, benedetto da Re Giorgio, con una supercazzola che coinvolgeva la Corte costituzionale e quella di Strasburgo, ma forse anche quelle di Lussemburgo, Friburgo, Edimburgo e Magdeburgo. Il terrore dei corazzieri era che il Caimano decaduto facesse crollare le larghe intese, con annesso governo Letta. E qui sottovalutavano la perfetta aderenza fra la poltrona e il deretano di Alfano, che ormai erano un tutt’uno, e infatti restarono amorevolmente incollati l’una all’altro. Al noto participio presente, seguirono in rapida successione altri scudi umani, pronti a sacrificare la propria faccia impapocchiando le più improbabili patacche giuridiche pur di garantire un rinvio della decadenza automatica e immediata del pregiudicato.
Erano Capotosti, Onida, Vietti, Ranieri, Nordio e via napolitaneggiando, in una gara di arrampicata sulle specchiere del Quirinale davvero encomiabile. Roba da far impallidire l’intero collegio dei giuristi-freeklimbers berlusconiani: gli on. avv. prof. Ghedini, Longo e Paniz che, curvi sui loro alambicchi a serpentina come i vecchi druidi, a forza di pozioni a base di zampe di gallina, code di lucertola, baffi di furetto, sangue di topo e cuore di scarafaggio, erano arrivati a partorire prelibatezze tipo l’“utilizzatore finale” e la nipote di Mubarak, ma niente di più.
Comunque fu tutto inutile: il 27 novembre 2013 B. decadde grazie alla pressione dei 5Stelle e di Sel su un Pd al solito riottoso e diviso (tranne Casson e pochi altri).
Cinque mesi dopo la Severino si applicò, automatica e immediata, al governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti (Ncd), condannato in primo grado per abuso e falso. La sentenza arrivò il 27 marzo 2014, Scopelliti si dimise il 2 maggio e il 4 maggio il premier Renzi lo sospese anche per l’ordinaria amministrazione, senza sollevare la minima obiezione sulla Severino. E non fu mica l’unica volta: nell’anno e mezzo scarso del suo governo, come documenta Luca De Carolis a pag. 9, Renzi ha sospeso immediatamente e automaticamente altri 7 amministratori locali condannati. Poveretti: non si chiamavano De Luca. Ma per Don Vincenzo la legge non vale, anche se lui è decaduto non una, ma due volte da sindaco di Salerno: la prima perché pretendeva di cumulare illegalmente la carica di primo cittadino a quella di viceministro delle Infrastrutture del governo Letta (quando doveva discutere della metropolitana di Salerno, opera notoriamente imprescindibile, si riuniva con se stesso davanti allo specchio e discuteva animatamente mettendosi e levandosi la fascia tricolore e il tricorno di sottosegretario come Arturo Brachetti); la seconda perché condannato in primo grado per abuso d’ufficio. Soltanto un manicomio organizzato avrebbe potuto candidarlo a qualsiasi altra cosa, anche ad amministratore di condominio. Infatti il Pd lo candidò a governatore. E la decadenza? “Problema risolvibile”, disse Renzi alla sua clacque di iscritti all’Albo di Giornalisti, che naturalmente mai osarono domandare: “Scusi, di grazia, risolvibile come?”. Ora siamo al dunque. Il giorno della proclamazione degli eletti, prima che possa presentare la giunta, De Luca dev’essere sospeso dallo stesso Renzi come tutti gli altri.
Ma riecco gli scudi umani lanciati al salvamento. Nell’ormai famosa intervista a Repubblica, Raffaele Cantone dice che De Luca può essere sospeso solo dopo la presa di possesso, cioè dopo la nomina della giunta e dunque del vicepresidente, cioè del prestanome che governerà telecomandato da lui. Cantone parla come se fosse la prima volta che ciò accade (“è un rompicapo senza precedenti… affascinante per chi ama le potenzialità del diritto… la soluzione che si trova oggi farà giurisprudenza”). Invece c’è già stato un condannato in primo grado che si è candidato ed è stato eletto consigliere regionale: Michele Iorio, in Molise.
Il governo Monti – facendo giurisprudenza – lo sospese il giorno stesso della proclamazione (28.3.2013). Perché la regola non dovrebbe valere per De Luca? Alla domanda risponde, pronto e scattante come un leprotto, un altro scudo umano, appositamente scovato dal Corriere: Giuseppe Patroni Griffi, ex ministro di Monti, ora presidente di sezione del Consiglio di Stato. Anche lui dice che una causa di sospensione (la condanna di De Luca) precedente all’elezione è “uno scenario inimmaginabile”. Forse in Scandinavia, non certo in Italia, dove le condanne fanno curriculum per le candidature.
Ma tenetevi forte: pur avendo fatto parte del governo Monti, che varò la Severino e sospese Iorio il giorno della proclamazione, Patroni Griffi dice che quel precedente potrebbe non valere per De Luca, perché la sua sospensione metterebbe “in crisi la funzionalità della Regione”.
Qui uno psichiatra potrebbe domandare: scusa, caro, ma la Severino non l’avete fatta per ripulire le istituzioni dai condannati? Triplo salto mortale carpiato con avvitamento di Patroni Griffi, che rivolta la frittata: “Può una norma finalizzata a sanzionare l’amministratore condannato e a tutelare l’onorabilità dell’organo, determinarne poi la paralisi”? Fantastico: invece di preoccuparsi della presenza di un condannato al vertice della Regione e dunque auspicare che la Campania torni alle urne per darsi un presidente pulito, lo scudo umano propone di salvare il condannato per non bloccare la Regione guidata dal condannato. A questo punto lo psichiatra domanderà: che c’entra Patroni Griffi con De Luca? Il Pompiere della sera previene la domanda: come ministro di Monti, egli aveva “passato sotto la lente d’ingrandimento la legge Severino” insieme al ministro dell’Interno Cancellieri. Quindi la legge, da oggi, si chiama Severino Cancellieri Patroni Griffi. Ma anche un po’ Serbelloni Mazzanti Viendalmare.

Nessun commento:

Posta un commento