giovedì 4 giugno 2015

Porte girevoli al senato

da il manifesto
POLITICA

Porte girevoli al senato

Scatta la corsa al cambio di casacca. Governo a caccia di "responsabili". Nascono nuovi gruppi e altri ancora se ne annunciano. Due senatori in più all’opposizione, ma Verdini prepara un sostanzioso soccorso. E Zanda richiama all’ordine i democratici

 
L'aula del senato

Se Mat­teo Renzi avesse biso­gno di un ottimo spot per quel senato non elet­tivo che pro­pone con la sua riforma costi­tu­zio­nale — ammesso che non ci abbia già ripen­sato — dovrebbe cer­carlo nel tur­bi­nio di spo­sta­menti e cambi di pol­trona al quale fa da sfondo l’aula del senato. Solo che non può farlo per­ché è esat­ta­mente su que­ste tran­su­manze che fa affi­da­mento per con­sen­tire al suo governo di tirare avanti.
Dige­rite le regio­nali, a palazzo Madama sono riprese le grandi mano­vre tra gli eletti, come non bastas­sero i 125 cambi di gruppo fin qui regi­strati in 28 mesi di legi­sla­tura (in totale i sena­tori sono 321). Il gruppo misto conta ormai tanti com­po­nenti quanti il gruppo dei 5 Stelle e l’atmosfera in aula può ricor­dare quella rie­vo­cata al tri­bu­nale di Napoli nel pro­cesso per la com­pra­ven­dita dei voti all’epoca di Prodi e De Gre­go­rio (e Ber­lu­sconi).
Ieri le ultime novità. Il sena­tore ed ex mini­stro della difesa (governo Letta) Mario Mauro ha sciolto la sua com­po­nente dei Popo­lari per l’Italia all’interno del gruppo Gal (con­te­ni­tore cusci­netto tra mag­gio­ranza e oppo­si­zione, fucina di spe­ri­men­ta­zioni ardite come il soste­gno degli «amici di Cosen­tino» a De Luca in Cam­pa­nia) per tra­sfe­rire i suoi voti sta­bil­mente all’opposizione. Da sal­tua­ria­mente all’opposizione che erano. I voti di cui si parla sono in tutto tre, ma una sena­trice «popo­lare» è for­te­mente indi­ziata di fedeltà al governo dal momento che è — e resta — sot­to­se­gre­ta­ria (D’Onghia, all’istruzione).
Nello stesso giorno, ha preso corpo l’annunciatissima scis­sione da Forza Ita­lia. Raf­faele Fitto ha pre­sen­tato il suo gruppo — una sigla da mal di testa «Conservatori-Riformisti» con l’aggiunta di «Ita­liani», da cui l’acronimo stile Croce rossa: «Cri» — che è com­po­sto da 12 sena­tori e non più da 15–16 per­ché alcuni si sono scissi dalla scis­sione all’ultimo momento. Que­sti tre o quat­tro sareb­bero in pro­cinto di seguire il sena­tore Save­rio Romano (ex mini­stro ber­lu­sco­niano), non più con­vinto dall’anti ren­zi­smo duro annun­ciato da Fitto e piut­to­sto sedotto dal pro ren­zi­smo mor­bido pra­ti­cato da Denis Verdini.
Il gruppo di Forza Ita­lia si è così ancora ridotto, avvi­ci­nan­dosi peri­co­lo­sa­mente alla con­si­stenza di quello del tra­di­tore per anto­no­ma­sia, il Nuovo cen­tro­de­stra di Alfano. E Ber­lu­sconi potrebbe non aver smesso di per­dere pezzi, se appunto Ver­dini deci­derà a breve di rega­larsi una pat­tu­glia per­so­nale: in que­sto caso l’inventore e primo fir­ma­ta­rio del «patto del Naza­reno» andrebbe a pescare soprat­tutto nel gruppo misto e ancora nel Gal. Il vero regalo, imba­raz­zante ma uti­lis­simo, sarebbe per Renzi.
Ne ha tanto biso­gno il pre­si­dente del Con­si­glio, visto che i cal­coli che si fanno e si rifanno danno tutti lo stesso risul­tato: l’area di governo può con­tare su un mar­gine assai ridotto, attorno ai dieci sena­tori. L’ultima bene­di­zione per il «rot­ta­ma­tore» sono l’ex poeta della corte di Arcore Bondi e la sena­trice Repetti, sua moglie. I numeri si sono a tal punto ristretti che l’ultima fidu­cia al governo è pas­sata al senato con appena 161 sì, cioè la mag­gio­ranza asso­luta pre­cisa all’unità. Mag­gio­ranza asso­luta che è indi­spen­sa­bile nell’ultimo voto sulle riforme costi­tu­zio­nali, nel caso ci si arrivi. Prima Renzi dovrebbe riu­scire a por­tare a casa l’ultima let­tura del testo che riscrive la Costi­tu­zione, ed ecco per­ché la mini­stra Boschi ha avviato la mano­vra per ripor­tare a casa (in mag­gio­ranza) l’intera Forza Ita­lia, ver­di­niani e non, in nome di quel richiamo al vec­chio patto del Naza­reno che non dispiace al capo­gruppo azzurro Romani.
Tutto però diven­te­rebbe inu­tile se la dis­si­denza del Pd — sulla scuola prima che sulle riforme — si dimo­strasse dav­vero capace di sfi­lare quei trenta voti più volte (invano) minac­ciati. Il capo­gruppo Zanda dal Sole 24 Ore ha avver­tito: «La legi­sla­tura è in mano ai sena­tori Pd». Un richiamo all’ordine. Al cospetto del caos.



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