lunedì 27 luglio 2015

Il Governo vuole chiudere il punto #SosEquitalia del M5S

da blog Beppe Grillo

Il Governo vuole chiudere il punto #SosEquitalia del M5S



soccorsoanti.jpg

"Il 22 maggio 2015 abbiamo dato il via al primo punto #SOSEquitalia fatto da cittadini volontari che avevano come obiettivo quello di dare un primo ascolto a tutte quelle persone che si trovavano inermi al cospetto di cartelle esattoriali di Equitalia.
La necessità del punto #SOSEquitalia proviene dalle numerose richieste che ogni giorno riceviamo di persone vessate e disperate per richieste di pagamento incomprensibili, non dovute o comunque viziate da irregolarità.
Equitalia è solita fare maialate immorali come quella di sequestrare soldi, conti e stipendi ai figli di qualche padre defunto con accertamenti fiscali in corso. Come è successo a Lucca dove questa volta però il giudice tributario ha condannato Equitalia a risarcire gli eredi con quasi 40mila euro e lo sblocco dei beni e servizi congelati.
Grazie al lavoro dei volontari del punto di soccorso in poco meno di due mesi siamo riusciti ad ottenere questi ottimi risultati:
risultatisos.jpg
VIDEO I risultati dei Punti di soccorso M5S AntiEquitalia
Quasi 5 milioni di euro di cartelle esattoriali trattate, quasi 80 mila euro di risparmi già ottenuti tra sanzioni già pagate e sanzioni decadute scoperte dai volontari
Questo lavoro vitale è frutto anche di uno strumento legislativo inserito nella LEGGE di stabilità del 24 dicembre 2012, n. 228 che GRAZIE al comma 538 permetteva di fare ricorso gratuitamente in alcuni casi ben definiti di errore presenti nelle cartelle inviate da Equitalia.
A testimonianza che, lo Stato stesso, in qualche modo, riconosce i gravi vizi di notifica a cui Equitalia ci ha abituati (vedi. cartelle pazze, notifiche illegittime, etc. etc.).
Un caso in particolare alla lettera f) del comma 538, permette eventuali “ricorsi” su iscrizioni al ruolo interessante "da qualsiasi altra causa di non esigibilità del credito sotteso.”
Ed è per questo che il governo amico delle banche, della Merkel, di Schauble e dei grandi evasori ha deciso di emettere il decreto legislativo 185 che, guarda caso, ha proprio lo scopo di cancellare quella famosa lettera f:
letteraf.jpg
Il sospetto che questa azione del governo sia stata fatta proprio per distruggere il punto #SOSEquitalia diventa certezza quando scopriamo che la data di emissione di questa norma risale proprio al 27 giugno 2015 ovvero dopo il primo mese di attività del punto stesso a Cagliari.
VIDEO Inaugurato il primo punto di soccorso anti Equitalia del M5S a Cagliari

Insomma il governo vuole distruggere qualsiasi strumento, se pur piccolo, a difesa dei cittadini che comunque hanno solo 90 giorni per fare ricorso mentre Equitalia ha fino a 220 giorni per rispondere. Con tutta calma. La cosa che più fa rabbia è che lo schema di decreto legislativo è una vigliaccata che non permette a noi parlamentari di fare modifiche ma solo di esprimere un parere non vincolante in commissione entro il 27 luglio 2015.
Chiediamo al Governo di ritirare immediatamente il decreto legislativo!
Se pensano di fermare così il Movimento 5 Stelle e la rete di assistenza spontanea dei cittadini: si sbagliano di grosso. Apriremo ancora tanti punti #SOSEquitalia e sportelli anticrisi perché dove non arriva il governo arriviamo NOI.
Questa volta è proprio il caso di dirlo: loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?), noi neppure!"

“Tasse giù? Solo slogan e show televisivi La politica ormai parla del nulla”

da contro*corrente

“Tasse giù? Solo slogan e show televisivi La politica ormai parla del nulla”di Gianluca 

Annamaria Testa
Annamaria Testa
L’INTERVISTA 
Annamaria Testa
La comunicazione del premier vista da una delle principali pubblicitarie italiane
Wanda Marra | il Fatto Quotidiano 26-7-2015
La grande ‘rivoluzione fiscale’ annunciata da Renzi? Stiamo parlando del nulla e del nulla continuiamo a parlare”. Annamaria Testa, pubblicitaria, docente alla Bocconi, comunicatrice politica, è netta.
La promessa di ridurre le tasse può far crescere il consenso?
È una promessa: tutto dipende da quanto verrà mantenuta. I dati sul consenso sono ballerini. Spesso ci interroghiamo su variazioni statisticamente irrilevanti, specie perché ottenute su campioni troppo piccoli. Inoltre sappiamo che una stessa domanda, formulata in modo diverso, ottiene risposte molto diverse. Stiamo parlando quasi del nulla.
Perché si parla del nulla?
Gestire il dibattito politico in una situazione ad alta complessità, in cui si intrecciano questioni nazionali e internazionali, è difficile. Così, nel nostro paese, tendiamo a semplificare troppo.
I motivi?
L’età media degli italiani è alta. Siamo il paese più vecchio del mondo dopo il Giappone. Il livello medio di istruzione è basso: abbiamo un 16% di laureati tra i 25 e i 64 anni. Nel Regno Unito è il 41% (OECD 2014). È un paese che legge poco: solo il 41% degli italiani legge almeno un libro all’anno. Abbiamo pochi strumenti per affrontare una situazione complessa: così ci si rifugia nell’ideologia e nel pregiudizio.
Quali sono i luoghi del dibattito e come lo influenzano?
La rete e i talk show. In rete vince la semplificazione dei contenuti, che crea sorpresa, scandalo e reazioni emotive forti. Il meccanismo dei talk show macina quotidianamente posizioni e opinioni, in una macchina perversa che finisce per commentare se stessa. E produce un circolo vizioso: si viene invitati per creare scandalo e si crea scandalo per essere invitati. Per gli spettatori, i talk show diventano simili alle serie tv: di puntata in puntata gli stessi personaggi rigiocano infinite variazioni sullo stesso schema. Ma manca l’azione: allora si strilla.
Allora Renzi non è stato “abile” a creare la serie tv estiva annunciando il taglio delle tasse?
Non mi importa. Siamo arrivati a pensare che qualsiasi mossa faccia un personaggio pubblico serva per ottenere visibilità e non per cambiare le cose.
È ciò che accade nel dibattito?
Penso di sì. E questo favorisce la deriva dietrologica.
Quest’anno i talk show hanno perso ascolti: saturazione?
Quando un meccanismo è troppo ripetuto dopo un po’perde di senso. Ma non ho la ricetta per riqualificare il dibattito. Forse, un punto di partenza è pensare che non basti una ricetta.
Renzi recentemente ha fatto una lezione ai parlamentari Pd invitandoli a lavorare sulle loro apparizioni tv. Utile?
La forma è essenziale per veicolare buoni contenuti. Ma senza quelli non basta.
E dunque come valuta i contenuti di Renzi?
I leader, come i film, vanno giudicati alla fine: vedremo cosa realizza e quanto cambia il paese.
(Speriamo che la fine di Renzi arrivi il prima possibile ndr)

#NoBavaglio

da blog Beppe Grillo

#NoBavaglio

nobavaglio.jpg
"In questi giorni è in discussione la riforma del codice di procedura penale, ed il Governo pare voglia mettere una stretta alla pubblicazione delle intercettazioni.
Ci aveva provato già Silvio Berlusconi, ed oggi ci ri-prova il Partito Democratico. Il progetto prevede che nelle ordinanze di custodia cautelare i magistrati non possano inserire intercettazioni che non abbiano rilevanza penale, che finiranno in un archivio riservato nella disponibilità di pochi. Ma la cosa grave è che si prevedono severe punizioni per imbavagliare i giornalisti che le pubblicano.
VIDEO La legge Pd contro la libertà d'informazione
Il perché è molto semplice: le intercettazioni finora hanno rappresentato lo strumento più incisivo per scovare casi di malaffare, corruzione, scambi di tangenti e mazzette, ma anche per far conoscere ai cittadini scandali politici come quello del Rolex al figlio di Lupi, che è costato al Ministro le dimissioni. Per questola nostra classe politica, non le gradisce.
Da tempo la nostra posizione è molto chiara, ci limitiamo a dire che senza le intercettazioni, ad oggi, i cittadini non sarebbero mai venuti a conoscenza dei casi:
- Mose
- Expo
- Soldi pubblici Lega Nord
- Connivenze di Mafia Capitale
- Rolex ed i lavori al figlio di Lupi
- Consigli di politici sul come eludere le leggi
- Ma soprattutto il ricatto di Matteo Renzi per salire a Palazzo Chigi
E' un grande classico: bustarelle made in Italy: grandi opere, imprenditori, appalti pilotati, politici corrotti, soldi dei cittadini intascati dai partiti, minacce a chi difende la legalità e la democrazia, inviti a fare leggi porcata. E' il sistema, cari cittadini. Noi siamo qui per scardinarlo e lo diciamo fin da ora: siamo pronti a dar battaglia per difendere la libertà d'informazione!" Commissione Giustizia M5S

In Calabria si muore

Calabria sanità

In Calabria si muore



di Dalila Nesci, portavoce M5S Camera
"Come in Grecia, in Calabria si muore per carenze nella sanità. Qui politica e ‘ndrangheta hanno rovinato il sistema, ma è anche colpa del peso dell'euro, che ha ridotto casse e reparti.
La sanità della Calabria prima del 2010 aveva un bilancio di 3,6 miliardi all'anno. Nei successivi quattro anni sono stati tagliati 400 milioni. Dei fondi destinati alla sanità regionale il 70% se ne vanno in stipendi, il resto in altri capitoli di spesa. Sapete quanto resta per gli investimenti? Zero. Tutto questo a causa della necessità di raggiungere il pareggio di bilancio. Si tratta di un paradosso suicida, perché senza investimenti non ci sono possibilità di tornare a crescere.
Dal momento che le strutture sanitarie della Calabria troppo spesso non sono in grado di garantire i servizi necessari ai suoi cittadini, la Regione sborsa ogni anno somme ingenti per consentirgli di andarsi a curare all'estero. Il saldo tra questi fondi e quelli che entrano nelle casse calabresi grazie ai cittadini che vanno a curarsi sul suo territorio è pesantemente negativo: -250 milioni all'anno.
All'ospedale di Corigliano (Cosenza) per un ecocardiogramma occorre un anno d'attesa e in Pediatria manca perfino la tachipirina. A Polistena (Reggio Calabria) un caposala mi confessa che addirittura non hanno i soldi per sostituire le maniglie delle porte. All'ospedale di Crotone il laboratorio analisi, la cui ristrutturazione è ferma da anni, sembra uno scantinato. A Serra San Bruno (Vibo Valentia) hanno in dotazione una sola ambulanza, per cui in caso d'incidente stradale che coinvolga più persone il medico deve scegliere chi caricare a bordo e chi lasciare a terra.
In questo angolo di Sud è perfino un problema far nascere un figlio. Infatti, le terapie intensive neonatali sono state ridotte drasticamente e per le emergenze mancano posti negli ospedali hub. Noi del M5S gli unici a lottare per la giustizia, a denunciare, a chiedere che le autorità intervengano per arginare il crollo di un sistema al collasso, schiacciato da tagli, clientele e illegalità.
Per cercare di tamponare l’emorragia in questi anni in Calabria si si sono succeduti diversi commissari, che hanno solo tagliato posti letto e risorse, dimostrando che la politica dell’emergenza non risolve i problemi alla radice né gli sprechi.
Passano gli anni, cambiano i commissari e continuano i tagli. Il sistema clientelare della politica resta lì, immutabile, come nulla fosse.
Un esempio per tutti: recentemente è stato riattivato il punto nascite all'ospedale di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria), nonostante fosse stato chiuso a seguito di precise e pressanti disposizioni ministeriali. Come mai questa decisione allora? Forse c’entra che Melito Porto Salvo è tra i feudi elettorali di Nico D'Ascola, nel 2014 candidato alla presidenza della Calabria con Ncd, il partito del ministro Lorenzin?
Qui i conti, oltre a essere in rosso, sono anche pazzi e fuori di ogni controllo. Lo scorso anno dall'Asp di Reggio Calabria sono usciti 393 milioni di euro senza che vi siano le relative tracce. Non bastasse, manca anche la certificazione ufficiale dell'andamento del debito, che spetterebbe al revisore Kpmg, pagato 3 profumati milioni all'anno. Quasi quattrocento milioni scomparsi nel nulla e nessuno, a parte noi del MoVimento, che abbia alzato un dito contro procedure che di legale non hanno nulla.
Infine, sempre a Reggio Calabria, troviamo lo scandalo “d’eccellenza” della sanità calabrese: il Centro Cuore con la Cardiochirurgia. Una struttura nuova di zecca, pronta per da tre anni ma non ancora aperta; anche, forse, per una storia di conflitto d'interessi nella vecchia direzione generale, dove c'era l'amministratore di una società privata di diagnostica. Il danno erariale, stimato dalla Guardia di Finanza, è di 40 milioni, il danno umano invece è incalcolabile. Oggi in tutta la Calabria esistono due soli altri reparti di cardiochirurgia e si trovano entrambi a Catanzaro.

Adesso il tempo delle vacche da mungere in Calabria è finito, insieme ai soldi. Per il crollo definitivo della sanità è solo questione di tempo e la Grecia non è mai stata così vicina."

RAI occupata dal governo

da blog Beppe Grillo

RAI occupata dal governo

propagrai.jpg
ntervento di Roberto Fico
"Dopo mesi di chiacchiere, conferenze stampa, tweet sulla necessità di una riforma della governance Rai, il governo ammette implicitamente il suo fallimento. Nessuna riforma all’orizzonte, i nuovi vertici della Rai saranno molto probabilmente nominati con quella stessa legge Gasparri che il premier ha detto infinite volte di voler cambiare. Il governo ha presentato un emendamento al ddl Rai che apre di fatto la strada al rinnovo del cda proprio con la legge che porta il nome del senatore di Forza Italia, introducendo contestualmente delle modifiche che rigettiamo in pieno. È davvero una situazione incredibile. Il sottosegretario Giacomelli ha dichiarato: “Non possono passare mesi, la politica discute ma non può bloccare un’azienda”. Affermazioni da respingere al mittente: sono il governo e la maggioranza ad essere in ritardo estremo!
Non solo l’esecutivo non è stato in grado di scrivere una buona legge, ma ha anche perso un sacco di tempo per presentare un proprio testo quando, in Parlamento, erano già state depositate diverse proposte di legge (tra cui quella del M5S) su cui era possibile mettersi al lavoro da subito.
VIDEO Mentana e la riforma del M5S
E ora cosa fa? Presenta un proprio emendamento per dire in sostanza: rinnoviamo il cda con la Gasparri e trasformiamo il Direttore generale della Rai in un Amministratore delegato con enormi poteri. Ovvero l’uomo solo al comando, tanto caro al premier, inserito però nell’impianto della Gasparri: una specie di Frankenstein.
È questa l’idea di Rai che hanno? Tutto questo dimostra quanto al governo non interessi nulla del servizio pubblico. Non c’è nessuna visione, nessuna idea, nessuna volontà di innovare l’azienda e renderla al servizio dei cittadini. L’esecutivo e la maggioranza vogliono solo occuparla e il premier scegliere il suo uomo da mettere a capo della televisione pubblica. Un governo di incapaci. Incapaci di scrivere una buona legge, incapaci di progettare il futuro e di tutelare gli interessi del Paese". Roberto Fico

La tredicesima sui cellulari

da blog Beppe Grillo

La tredicesima sui cellulari

13cell.jpg
"Una "tredicesima" sulle tariffe dei cellulari, decisa unilateralmente dai tre operatori telefonici Vodafone, Tim e Wind, che costringerà gli utenti delle offerte ricaricabili - loro malgrado - a pagare ogni anno 13 mensilità e non più 12, senza nessun'altra alternativa.
È l'ultima furbata delle compagnie telefoniche, denunciata, anche a seguito delle vostre numerose segnalazioni, dai deputati del M5S in Commissione Trasporti all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
VIDEO Class Action: la vittoria M5S contro truffe e abusi
Fino ad oggi, gli utenti potevano infatti ricaricare ogni mese una certa cifra, mentre d'ora in poi la scadenza delle ricaricabili è fissata a 28 giorni, alla faccia degli utenti! Questa pratica scorretta, adottata dalle compagnie telefoniche, è un vero e proprio insulto alla concorrenza dal momento che la rimodulazione delle tariffe è stata fatta pressoché all'unisono da tutti e tre gli operatori, uniti in un fruttuoso sodalizio che costerà agli italiani in media l'8% in più rispetto a prima. Come M5S, abbiamo denunciato tutto all'Autorità presieduta da Pitruzzella, che ha il compito di vigilare sulla protezione dei diritti dei consumatori, con la richiesta di indagare subito sul rispetto della disciplina antitrust, alla luce di quello che sembra un vero e proprio "cartello" formato ad hoc dai gestori telefonici, a danno dei consumatori." M5S Parlamento

martedì 21 luglio 2015

pena di morte

da il manifesto

Non siamo razzisti, siamo peggio

da il manifesto

Non siamo razzisti, siamo peggio

 
Caccia agli immigrati a Casale San Nicola (Roma) 
La sim­bo­lo­gia del pogrom si era già espressa, a Quinto di Tre­viso, col rogo delle sup­pel­let­tili di uno degli alloggi desti­nati ai pro­fu­ghi: raz­ziate, get­tate in strada e date alle fiamme tra la folla plau­dente. Ora il maca­bro festino dell’intolleranza si arric­chi­sce di un det­ta­glio ancor più espli­cito: le minacce al pre­fetto di Roma, Franco Gabrielli, reo di non aver ceduto al ricatto dei cit­ta­dini «esa­spe­rati» di Casale San Nicola.
In uno sgan­ghe­rato mes­sag­gio via Face­book, l’autore delle minacce, il vice­pre­si­dente, leghi­sta, del con­si­glio regio­nale delle Mar­che, inde­gno della carica isti­tu­zio­nale che rico­pre, pro­mette «olio di ricino» al «porco di un comunista».
Siamo ormai a un punto di svolta allar­mante, con Sal­vini che vomita quo­ti­dia­na­mente ingiu­rie e cli­ché raz­zi­sti come: «Smet­tete di coc­co­lare migliaia di clan­de­stini. Acco­glie­teli in pre­fet­tura o a casa vostra, se pro­prio li volete».
Men­tre il sistema di acco­glienza dei pro­fu­ghi mostra tutta la sua ina­de­gua­tezza, men­tre sugli sco­gli di Ven­ti­mi­glia il gruppo di gio­vani esuli con­ti­nua a resi­stere da più di un mese, abban­do­nato da ogni isti­tu­zione cen­trale, il blocco fascio­le­ghi­sta, aiz­zato da capo­rioni quali Zaia e Sal­vini, imper­versa da Nord a Sud, gui­dando la rivolta dei «pro­prie­tari del ter­ri­to­rio»: marce, molo­tov, cas­so­netti incen­diati e saluti romani.
Arduo è que­sta volta giu­sti­fi­care i ten­tati pogrom con la reto­rica della guerra tra poveri, seb­bene alcuni media per­si­stano. Non siamo in peri­fe­rie estreme, degra­date e abban­do­nate, ma in un comune tutt’altro che povero, ammi­ni­strato da un mono­co­lore leghi­sta, e in un sob­borgo romano tutto ville e piscine.
In realtà, gli impren­di­tori poli­tici del raz­zi­smo, spal­leg­giati da quelli mediali, non fanno che legit­ti­mare od orga­niz­zare pro­te­ste che si nutrono di una per­ce­zione deli­rante degli altri: quella che li col­loca, sim­bo­li­ca­mente e fat­tual­mente, nella sfera dell’estraneità all’umano. Solo così è spie­ga­bile come si possa par­te­ci­pare o con­sen­tire al lan­cio di sassi e bot­ti­glie con­tro il fur­gone che a Casale San Nicola tra­spor­tava i dician­nove gio­vani richiedenti-asilo, già sgo­menti per aver dovuto abban­do­nare d’un tratto la siste­ma­zione pre­ce­dente e ter­ro­riz­zati dalla torma degli scalmanati.
In realtà, coloro che si sono lasciati gui­dare dai fascio­le­ghi­sti niente sanno dei pro­fu­ghi allog­giati o da allog­giare nel «loro ter­ri­to­rio»: non ne cono­scono nep­pure le nazio­na­lità. Gra­zie al mar­tel­la­mento mediale dovreb­bero, però, essere edotti dell’epopea che li vede tra­gici eroi del nostro tempo: la fuga da mondi in fiamme o in sfa­celo, l’estenuante tra­ver­sata peri­gliosa del Medi­ter­ra­neo, i cada­veri, anche di bam­bini, abban­do­nati alle acque nostre, le madri che sbar­cano orfane dei figli e i figli che appro­dano orfani dei geni­tori… Ma quel che forse sanno non li muove a pietà, non fa scat­tare la molla dell’empatia o solo della com­mi­se­ra­zione: il deli­rio pro­duce anche anaf­fet­ti­vità, com’è ben noto.
Nulla sanno di ognuno di loro. E di tutti non pos­sono dire nean­che che sono ladri e rapi­tori di bam­bini, come dicono abi­tual­mente degli «zin­gari». Eppure li hanno già cata­lo­gati come nemici della loro medio­cre tran­quil­lità bor­ghese o piccolo-borghese, che essa alber­ghi nelle ville con piscina di Casale San Nicola oppure in alloggi ordi­nari di Quinto di Treviso.
Sanno o dovreb­bero sapere quali gaglioffi siano i mili­tanti di Casa­Pound, Forza Nuova, Mili­tia Chri­sti, Fra­telli d’Italia, Lega Nord e via dicendo. Eppure è a loro che si affi­dano «per pro­teg­gere il nostro ter­ri­to­rio dagli extra­co­mu­ni­tari». Così una resi­dente di Casale San Nicola all’inviato del Cor­riere della Sera, Fabri­zio Ron­cone, in una dichia­ra­zione pre­ce­duta dal clas­sico «Noi non siamo raz­zi­sti, ma…», sublime per emble­ma­ti­cità razzista.
La molla dell’empatia, ma verso i difen­sori del loro ter­ri­to­rio, è invece scat­tata nel M5S: una dele­ga­zione, costi­tuita da par­la­men­tari e da con­si­glieri comu­nali e muni­ci­pali di Roma, si è affret­tata a rice­vere il «comi­tato spon­ta­neo di Casale San Nicola, riu­nito in presidio».
Niente di nuovo. Del pari, tutt’altro che ine­dita nella sto­ria ita­liana recente è la ten­ta­zione del pogrom. Ma è pro­prio que­sto a farci temere: il fatto che nulla cambi, se non in peg­gio, dopo quasi quarant’anni d’immigrazione in Italia.

giovedì 16 luglio 2015

Ue vs Grecia

da il manifesto

La scelta di Syriza

da il manifesto


↳ Il parlamento di Atene 
È notte ad Atene. Il parlamento approva le prime norme del nuovo memorandum della Troika con 228 sì e 64 il no. Il governo Tsipras resta in carica ma Syriza perde 38 voti su 149 (32 no e 6 astenuti). A favore i conservatori di Nea Demokratia, i centristi del Potami e Pasok. Contrari i comunisti del Kke e i nazisti di Alba dorata. Drammatico appello ai deputati di Tsipras: «Non saremo una parentesi, la nostra lotta continua»



EUROPA
La lunga notte di Tsipras
È notte ad Atene. Il parlamento approva le prime norme del nuovo memorandum della Troika con 228 sì e 64 il no. Il governo Tsipras resta in carica ma Syriza perde 38 voti su 149 (32 no e 6 astenuti). A favore i conservatori di Nea Demokratia, i centristi del Potami e Pasok. Contrari i comunisti del Kke e i nazisti di Alba dorata. Drammatico appello ai deputati di Tsipras: «Non saremo una parentesi, la nostra lotta continua»
— Pavlos Nerantzis


EUROPA
Grecia: "alleggerimento" del debito all'orizzonte
Primi effetti dell'ultimatum dell'Fmi agli europei: qualcosa si muove sul fronte del debito. "Trattamento equilibrato del debito perché la Grecia possa immaginare un avvenire che sia solo rimborso" per la Francia, mentre la Germania rifiuta un "haircut mascherato" ma apre all'allungamento della maturità. Ieri sera Eurogruppo, oggi decide (all'unanimità) il Consiglio: la Commissione propone un prestito-ponte di 7 miliardi su tre mesi, che sarà poi scalato dal montante del terzo piano. Riserve britanniche. Il parlamento francese approva a grande maggioranza l'accordo del 13 luglio, con grande confusione alla sinistra della sinistra. Venerdi' vota il Bundestag. Voto anche in Spagna
— Anna Maria Merlo


EUROPA
Tsitsovic: «Prima che ci buttino fuori, meglio dire no con orgoglio»
Tonia Tsitsovic (Syriza), una dei 109 firmatari del no all'accordo
— Angelo Mastrandrea


L'INTERVISTA
Galbraith: «Per Syriza missione impossibile»
Secondo l’economista, amico e "consigliere" di Varoufakis, la sinistra non può cambiare l’Europa. Uscire dall'euro sarebbe doloroso, ma rimanerci a queste condizioni è inaccettabile
— Thomas Fazi


EUROPA
'Oxi' e molotov, anarchici a piazza Syntagma
— Redazione


COMMENTI
Atene, «liberalizzazioni» all’italiana
Il pacchetto della Troika impone la stessa ricetta sperimentata con i governi Prodi, Ciampi, Amato e Dini
— Nico Perrone


COMMENTI
Una sconfitta che rivela la natura di questa Europa
— Marco Bersani


COMMENTI
Le buone analisi non bastano più
Nella nostra epoca la pratica culturale non basta se non scatta il senso della realtà e la consapevolezza dell’urgenza di una soggettività che organizzi le forze disperse
— Piero Bevilacqua


EUROPA
Se l’orizzonte è il sistema tedesco
— Paolo Pini, Roberto Romano

mercoledì 15 luglio 2015

Da Fornero a Poletti: così si crea la precarietà in Italia

da il manifesto
LAVORO

Da Fornero a Poletti: così si crea la precarietà in Italia

Lavoro. I dati del ministero del lavoro dal 2012 al 2014 dimostrano come le riforme del mercato del lavoro decise dai governi dell'austerità hanno aumento i precari senza diminuire la disoccupazione né generare la crescita. Uno sguardo al meccanismo della "precarietà espansiva" per capire i risultati del Jobs Act di Renzi ispirato alla stessa logica

 
Flash mob contro il Jobs Act

Tre anni di riforme del lavoro che hanno aumen­tato la pre­ca­rietà. I dati sull’andamento dei flussi con­trat­tuali con­te­nuti nel rap­porto pub­bli­cato ieri dal Mini­stero del Lavoro, rela­tivi al periodo 2012–2014, sono una miniera di infor­ma­zioni sul mer­cato del lavoro ita­liano. Su que­sta base è pos­si­bile fare un bilan­cio dei risul­tati delle riforme del lavoro — quella For­nero e in parte il Decreto Poletti sui con­tratti a ter­mine fino all’ultimo seme­stre dello scorso anno — che hanno aumen­tato la pre­ca­rietà senza pro­durre né cre­scita né occu­pa­zione. Que­sto mec­ca­ni­smo, defi­nito dall’economista Emi­liano Bran­cac­cio «pre­ca­rietà espan­siva», è utile per com­pre­dere gli effetti futuri del Jobs Act di Renzi, un prov­ve­di­mento che replica la logica dei precedenti.
La sta­bi­lità for­male del con­tratto non garan­ti­sce la con­ti­nuità dei rap­porti di lavoro: il 41% dei con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato, tra­sfor­mati nel 2012, sono infatti ces­sati entro il 2014. La stessa per­cen­tuale in pro­por­zione si ritrova anche nel 2013 e nel 2014, a riprova che la Riforma For­nero ha influito solo sul tasso di pre­ca­rietà. La durata dei con­tratti con­ti­nua ine­so­ra­bil­mente a dimi­nuire: i rap­porti di lavoro che non supe­rano il mese di atti­vità aumen­tano, men­tre quelli di durata oltre i quat­tro mesi sono in costante dimi­nu­zione. Feno­meno che riguarda tutti i set­tori del lavoro. Guar­dando al focus sul 2014 del rap­porto, esso inte­ressa prin­ci­pal­mente l’amministrazione pub­blica. In que­sto set­tore, infatti, la durata non supera il mese solare per il 56% dei con­tratti. Una situa­zione evi­dente nel set­tore dell’istruzione e negli altri ser­vizi pub­blici, sociali e per­so­nali dove oltre il 62% dei con­tratti ces­sati ha avuto una durata infe­riore a 30 giorni e solo il 3,1% oltre i dodici mesi. Que­sti dati dimo­strano che la sva­lu­ta­zione del lavoro e dei diritti riguarda tutti, anche coloro che fino a ieri si pen­sava fos­sero pro­tetti dalle regole del pub­blico e/o dal sindacato.
L’andamento dei con­tratti di lavoro, al netto delle ces­sa­zioni nel periodo 2012–2014, è alta­le­nante. Con­si­de­rando il numero totale di rap­porti netti si nota un appa­rente miglio­ra­mento nel trien­nio. Tut­ta­via, i due periodi imme­dia­ta­mente suc­ces­sivi alle ultime riforme, cioè l’ultimo seme­stre del 2012 suc­ces­sivo alla riforma For­nero e l’ultimo tri­me­stre del 2014 suc­ces­sivo all’introduzione del decreto Poletti, sono quelli in cui i con­tratti netti hanno subìto una caduta mag­giore nel con­fronto a parità di tri­me­stre tenendo conto dei feno­meni di sta­gio­na­lità che carat­te­riz­zano i periodi dell’anno.
Dai dati a dispo­si­zione non è pos­si­bile dire cosa abbia indotto que­sto com­por­ta­mento da parte delle imprese. Da un lato, si aspet­ta­vano una ripresa gene­rale, che non è mai arri­vata data l’assenza di poli­ti­che pub­bli­che a favore della domanda aggre­gata. Dall’altro lato, è lecito soste­nere che i datori di lavoro cre­de­vano in altri inter­venti a loro favore, arri­vati con la legge di sta­bi­lità del 2014 ma non con quella del 2013 durante il governo Letta. È certo che la dina­mica dei con­tratti non dice nulla sullo stato del mer­cato del lavoro se svin­co­lata dal numero dei lavo­ra­tori interessati.
È un bagno di realtà per tutti quelli che usano i con­tratti per fini pro­pa­gan­di­stici. Un’analisi un po’ più appro­fon­dita sug­ge­ri­sce che, al netto delle ces­sa­zioni, men­tre i con­tratti aumen­tano il numero di lavo­ra­tori inte­res­sati dimi­nui­sce. La disoc­cu­pa­zione coe­ren­te­mente mostra invece una dina­mica posi­tiva sul periodo. Appare utile sof­fer­marsi sull’andamento delle tra­sfor­ma­zioni di con­tratti da tempo deter­mi­nato a inde­ter­mi­nato. Durante il trien­nio, per otte­nere un’apparente sta­bi­liz­za­zione biso­gna esser stati pre­cari, ma con mode­ra­zione: la pro­ba­bi­lità di otte­nere con­tratto stan­dard è più alta se il con­tratto a ter­mine aveva durata tra i quat­tro e dodici mesi, men­tre coloro che ini­ziano con un con­tratto di durata oltre l’anno, la pro­ba­bi­lità die­va­dere dalla pre­ca­rietà si riduce dra­sti­ca­mente tra il 2012 e la fine del 2014. L’assenza di infor­ma­zioni sui tri­me­stri non per­mette di capire se la dina­mica sia o meno influen­zata dagli annunci dell’ultima legge di sta­bi­lità sugli sgravi che, a guar­dare i dati sui con­tratti, pare aver fre­nato la dina­mica in espan­sione dell’ultimo tri­me­stre del 2014 segnando un netto calo di con­tratti, ma anche di occupati.

Fondi ai gruppi, Sanjust condannato a 3 anni. Due anni e 4 mesi a Petrini

da Sardinia post

Fondi ai gruppi, Sanjust condannato a 3 anni. Due anni e 4 mesi a Petrini

tribunale
Tre anni di reclusione a Carlo Sanjust, due anni e quattro mesi a Onorio Petrini. Queste le condanne pronunciate dal Gup del tribunale di Cagliari, Ornella Anedda, nei confronti dei due ex consiglieri regionali del Pdl finiti nello scandalo dei fondi ai gruppi con l’accusa di peculato.
Per Sanjust è scattata l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, mentre Petrini sarà inibito per gli stessi anni della condanna. Il pm Marco Cocco aveva chiesto 3 anni e 4 mesi per il primo, 2 anni e 4 mesi per il secondo. Imputati con i due politici anche l’imprenditore cagliaritano Riccardo Cogoni, che ha patteggiato un anno e otto mesi per aver emesso fatture false a beneficio di Sanjust. Il giudice ha disposto il rinvio degli atti in Procura per contestare a Sanjust una presunta truffa legata al pagamento di una fattura quando capogruppo del Pdl non era più Mario Diana – anche lui a processo per peculato – ma Pietro Pittalis, quest’ultimo all’oscuro di tutto e dunque vittima, secondo l’accusa, della truffa.
Difeso dagli avvocati Carlo Amat e Francesco Marongiu, Sanjust era presente in aula alla lettura della sentenza, così come Petrini – difeso da Giancarlo Mereu – e a Cogoni – assistito da Anna Maria Busia e Massimiliano Ravenna. I tre erano finiti sotto inchiesta nell’ambito delle indagini sui fondi ai gruppi del Consiglio regionale della Sardegna. In particolare, i due esponenti del Pdl erano accusati il primo di essersi pagato il banchetto nuziale con i soldi del gruppo (23 mila euro), il secondo di aver comprato dell’argenteria. Entrambi avevano poi restituito le somme contestate. Sanjust e Cogoni, assieme a Mario Diana, erano stati anche arrestati su ordine di custodia cautelare del Gip il 6 novembre 2013.

TI POTREBBERO INTERESSARE ANCHE


Tsipras: «Continueremo a combattere»

da il manifesto
EDITORIALE

Tsipras: «Continueremo a combattere»


 
Alexis Tsipras

Abbiamo lot­tato dura­mente per sei mesi, fino alla fine per otte­nere il miglior risul­tato pos­si­bile, un accordo che con­sen­tirà alla Gre­cia di rimet­tersi in piedi e al popolo greco di essere in grado di con­ti­nuare a com­bat­tere. Abbiamo affron­tato deci­sioni dif­fi­cili e dif­fi­cili dilemmi. Ci siamo assunti la respon­sa­bi­lità di una deci­sione per evi­tare l’attuazione degli obiet­tivi più estremi por­tati avanti dalle forze con­ser­va­trici più estreme dell’Unione europea.
Que­sto accordo pre­vede misure severe. Tut­ta­via, abbiamo impe­dito il tra­sfe­ri­mento di pro­prietà pub­bli­che all’estero, abbiamo impe­dito l’asfissia finan­zia­ria e il crollo del sistema finan­zia­rio — che erano già stati pia­ni­fi­cati nei minimi det­ta­gli e alla per­fe­zione — che erano in corso di attuazione.Infine, in que­sta bat­ta­glia dura, siamo riu­sciti a otte­nere la ristrut­tu­ra­zione del debito e un pro­cesso di finan­zia­mento a medio termine.
Era­vamo con­sa­pe­voli che non sarebbe stato un com­pito facile, ma abbiamo creato un patri­mo­nio molto impor­tante. Un lascito impor­tante, e un cam­bia­mento tanto neces­sa­rio per tutta l’Europa. La Gre­cia con­ti­nuerà a com­bat­tere, noi con­ti­nue­remo a com­bat­tere, in modo da poter tor­nare a cre­scere, a recu­pe­rare la nostra sovra­nità nazio­nale persa. Abbiamo gua­da­gnato la nostra sovra­nità. Abbiamo inviato un mes­sag­gio di demo­cra­zia, un mes­sag­gio di dignità, in Europa e nel mondo. Que­sta è l’eredità più impor­tante di que­sti giorni.
Vor­rei rin­gra­ziare tutti i miei colleghi-ministri, i col­le­ghi e i col­la­bo­ra­tori che hanno por­tato avanti, insieme a me, una lotta molto dura. Una lotta, che alla fine di que­sta sto­ria, sarà riven​di​cata​.La deci­sione di oggi man­terrà la sta­bi­lità finan­zia­ria della Gre­cia e getta le basi per una poten­ziale cre­scita. Tut­ta­via, come si sapeva da prima, l’accordo sarà dif­fi­cile da attuare. Le misure com­pren­dono quelle che il par­la­mento ha votato.
Sono misure che ine­vi­ta­bil­mente ali­men­tano ten­denze reces­sive. Tut­ta­via sono fidu­cioso che il «pac­chetto svi­luppo» da 35 miliardi di euro che abbiamo con­cor­dato insieme alla ristrut­tu­ra­zione del debito e al finan­zia­mento per i pros­simi tre anni, potrà creare un clima di fidu­cia in modo che gli inve­sti­tori si ren­de­ranno conto che i timori di un «Gre­xit» sono una cosa del pas­sato, ali­men­tando inve­sti­menti che com­pen­se­ranno even­tuali ten­denze recessive.
Credo che la grande mag­gio­ranza del popolo greco sosterrà lo sforzo di tor­nare a cre­scere; essi rico­no­scono che abbiamo com­bat­tuto per una causa giu­sta, abbiamo lot­tato fino alla fine, abbiamo nego­ziato giorno e notte, e non importa quanti saranno i pesi che dovremo sop­por­tare — lo garan­ti­sco — lo faremo con la giu­sti­zia sociale. Coloro che hanno por­tato sulle pro­prie spalle il peso degli ultimi anni non paghe­ranno il conto una volta di più. Que­sta volta, coloro che finora hanno evi­tato di pagare — pro­tetti dai pre­ce­denti governi — ini­zie­ranno a pagare.
Infine, voglio impe­gnarmi in que­sta pro­messa: da adesso in poi dob­biamo com­bat­tere sodo, come abbiamo com­bat­tuto finora, per otte­nere il miglior risul­tato in Europa, per libe­rare gli inte­ressi di que­sto paese. La Gre­cia ha biso­gno di riforme radi­cali a favore delle forze sociali, e con­tro l’oligarchia che ha por­tato alla situa­zione attuale del paese. L’impegno per que­sto nuovo sforzo ini­zia domani.