sabato 4 luglio 2015

Chi vuol esser senatore

da contro*corrente

Chi vuol esser senatore – Marco Travaglio 4-7-2015

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Un anno fa il Fatto lanciava la petizione “Contro i ladri di democrazia”, cioè contro l’Italicum e la controriforma del Senato, e raccoglieva in tre mesi circa 350 mila firme. Gli italiani, anestetizzati dal Giornale Unico Renzusconiano che trattava il premier – reduce dal 40,8% alle Europee e in pieno flirt Nazareno – come un semidio, scoprivano così cosa celava il mantra delle “riforme”: un altro Parlamento di nominati, una riedizione riveduta e corrotta del Porcellum.
Ora per fortuna molte cose sono cambiate. Renzi, dopo le ultime amministrative e gli ultimi sondaggi, è planato dall’Olimpo sulla terraferma, con un atterraggio piuttosto brusco. Il Caimano, o quel che ne resta, è tornato all’opposizione, ma soprattutto al suo habitat naturale: i tribunali.
L’Italicum, approvato appena due mesi fa, fa ribrezzo anche a chi l’ha votato e tutti già vogliono cambiarlo, compreso il suo geniale inventore professor D’Alimonte (i sondaggi dicono che non garantisce più la vittoria al Pd, ergo pussa via). Civati & C. lanciano il referendum per abrogarlo, i professori che ricorsero contro il Porcellum facendolo incenerire dalla Consulta sono pronti a fare altrettanto col suo legittimo erede, e l’idea che 2/3 dei deputati siano nominati dai capipartito e che la lista più votata anche col 25% si pappi il 55% dei seggi fa orrore alla stragrande maggioranza dei cittadini informati.
Insomma, grazie a questo giornale e ai suoi tanti lettori e amici che un anno fa ruppero il muro di omertà e osarono andare controvento, oggi si respira un’aria nuova. Non pro o contro la persona di Renzi, ma contro il merito delle cosiddette “riforme”.
Ora tocca a quella del Senato, che proprio a Palazzo Madama rischia di passare nella terza lettura. La minoranza del Pd s’è svegliata (meglio tardi che mai, dopo aver votato Sì una volta alla Camera e una al Senato) e con 25 senatori chiede che il Senato resti elettivo e mantenga, pur con funzioni diverse dalla Camera, un ruolo di controllo e garanzia. Se terranno duro, e senza il solito soccorso azzurro di B. e/o Verdini, Renzi dovrà piegarsi, perché senza quei 25 voti la sua boiata a Palazzo Madama non passa.
Ma attenzione, perché è già pronta la truffa: la annunciava l’altroieri Repubblica col titolo squillante “Senato elettivo più vicino. Vertice Boschi-Finocchiaro”. Naturalmente non è vero niente: l’ideona partorita dalle due Minerve non è affatto un Senato elettivo come l’abbiamo sempre conosciuto, ma – tenetevi forte – “semi-elettivo”. Funzionerebbe così: i senatori sarebbero sempre nominati – come da legge Boschi-Verdini – dalle Regioni fra i consiglieri regionali e i sindaci, ovviamente coperti da immunità come se fossero eletti; ma al momento di votare alle regionali (e forse alle comunali, ma non si capisce) gli elettori si ritroverebbero in mano una seconda scheda, oltre a quella della Camera, con un “listino speciale” per scegliere quali consiglieri regionali (e forse sindaci, boh) potranno fare anche i senatori, nei fine settimana, a tempo perso. Una pagliacciata che farebbe il giro del mondo in 80 secondi, ma servirebbe a questi gaglioffi per poter raccontare nei talk show che così sarebbero i cittadini a scegliere (buona questa). Per carità, abbiamo visto anche di peggio, ma a questo punto non si vede perché scartare altri sistemi di selezione dei senatori che avrebbero almeno il pregio della chiarezza e dell’originalità, oltreché del risparmio.
1) Un talent show tipo la Corrida di Corrado, dal titolo “Chi vuol esser senatore”, dove ciascun cittadino possa mettere in mostra la sua abilità in ogni ramo settore dello scibile e sottoporsi al voto di una giuria altamente qualificata a cura di Maria De Filippi che in queste cose ci sa fare.
2)Abbinare il voto sul nuovo Senato alla riedizione del “Rischia tutto ” (meglio: Raschiatutto) condotta da Fabio Fazio: le domande di cultura generale, con risposte in cabina e cuffie per evitare i suggerimenti dal pubblico, garantirebbero una qualità di scrittura mediamente comprensibile delle nuove leggi da tempo sconosciuta alla produzione normativa nazionale.
3) Mandare in Senato gli sconfitti – dal secondo classificato in giù, fino a esaurimento posti – di Miss Italia, del Festival di Sanremo e del Premio Strega: il che eviterebbe tra l’altro con assoluta certezza il ritorno a Palazzo Madama di Maurizio Gasparri e di Carlo Giovanardi, notoriamente estranei alla bellezza, alla musica, ma anche all’arte dello scrivere e a qualsiasi altra arte, mentre troverebbe finalmente una degna collocazione la presunta Elena Ferrante, risparmiandoci ulteriori piagnistei in suo favore di Roberto Saviano e Pigi Battista.
4)Selezionare i nuovi senatori sulle rubriche telefoniche di Buzzi e Carminati o sulle liste alleate di Vincenzo De Luca, che nei rispettivi ambiti hanno mostrato un fiuto rabdomantico per gli uomini del fare, all’insegna della concretezza e della praticità, scevri dalle fumisterie inconcludenti e dai vecchi steccati ideologici tipo destra-sinistra, legalità-illegalità, o peggio ancora mafia-antimafia: un Senato così formato non necessiterebbe neppure di incontri clandestini per le larghe intese, essendo la trasversalità inscritta nel Dna dei suoi membri.
5)Tirare a sorte.

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