mercoledì 15 luglio 2015

Da Fornero a Poletti: così si crea la precarietà in Italia

da il manifesto
LAVORO

Da Fornero a Poletti: così si crea la precarietà in Italia

Lavoro. I dati del ministero del lavoro dal 2012 al 2014 dimostrano come le riforme del mercato del lavoro decise dai governi dell'austerità hanno aumento i precari senza diminuire la disoccupazione né generare la crescita. Uno sguardo al meccanismo della "precarietà espansiva" per capire i risultati del Jobs Act di Renzi ispirato alla stessa logica

 
Flash mob contro il Jobs Act

Tre anni di riforme del lavoro che hanno aumen­tato la pre­ca­rietà. I dati sull’andamento dei flussi con­trat­tuali con­te­nuti nel rap­porto pub­bli­cato ieri dal Mini­stero del Lavoro, rela­tivi al periodo 2012–2014, sono una miniera di infor­ma­zioni sul mer­cato del lavoro ita­liano. Su que­sta base è pos­si­bile fare un bilan­cio dei risul­tati delle riforme del lavoro — quella For­nero e in parte il Decreto Poletti sui con­tratti a ter­mine fino all’ultimo seme­stre dello scorso anno — che hanno aumen­tato la pre­ca­rietà senza pro­durre né cre­scita né occu­pa­zione. Que­sto mec­ca­ni­smo, defi­nito dall’economista Emi­liano Bran­cac­cio «pre­ca­rietà espan­siva», è utile per com­pre­dere gli effetti futuri del Jobs Act di Renzi, un prov­ve­di­mento che replica la logica dei precedenti.
La sta­bi­lità for­male del con­tratto non garan­ti­sce la con­ti­nuità dei rap­porti di lavoro: il 41% dei con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato, tra­sfor­mati nel 2012, sono infatti ces­sati entro il 2014. La stessa per­cen­tuale in pro­por­zione si ritrova anche nel 2013 e nel 2014, a riprova che la Riforma For­nero ha influito solo sul tasso di pre­ca­rietà. La durata dei con­tratti con­ti­nua ine­so­ra­bil­mente a dimi­nuire: i rap­porti di lavoro che non supe­rano il mese di atti­vità aumen­tano, men­tre quelli di durata oltre i quat­tro mesi sono in costante dimi­nu­zione. Feno­meno che riguarda tutti i set­tori del lavoro. Guar­dando al focus sul 2014 del rap­porto, esso inte­ressa prin­ci­pal­mente l’amministrazione pub­blica. In que­sto set­tore, infatti, la durata non supera il mese solare per il 56% dei con­tratti. Una situa­zione evi­dente nel set­tore dell’istruzione e negli altri ser­vizi pub­blici, sociali e per­so­nali dove oltre il 62% dei con­tratti ces­sati ha avuto una durata infe­riore a 30 giorni e solo il 3,1% oltre i dodici mesi. Que­sti dati dimo­strano che la sva­lu­ta­zione del lavoro e dei diritti riguarda tutti, anche coloro che fino a ieri si pen­sava fos­sero pro­tetti dalle regole del pub­blico e/o dal sindacato.
L’andamento dei con­tratti di lavoro, al netto delle ces­sa­zioni nel periodo 2012–2014, è alta­le­nante. Con­si­de­rando il numero totale di rap­porti netti si nota un appa­rente miglio­ra­mento nel trien­nio. Tut­ta­via, i due periodi imme­dia­ta­mente suc­ces­sivi alle ultime riforme, cioè l’ultimo seme­stre del 2012 suc­ces­sivo alla riforma For­nero e l’ultimo tri­me­stre del 2014 suc­ces­sivo all’introduzione del decreto Poletti, sono quelli in cui i con­tratti netti hanno subìto una caduta mag­giore nel con­fronto a parità di tri­me­stre tenendo conto dei feno­meni di sta­gio­na­lità che carat­te­riz­zano i periodi dell’anno.
Dai dati a dispo­si­zione non è pos­si­bile dire cosa abbia indotto que­sto com­por­ta­mento da parte delle imprese. Da un lato, si aspet­ta­vano una ripresa gene­rale, che non è mai arri­vata data l’assenza di poli­ti­che pub­bli­che a favore della domanda aggre­gata. Dall’altro lato, è lecito soste­nere che i datori di lavoro cre­de­vano in altri inter­venti a loro favore, arri­vati con la legge di sta­bi­lità del 2014 ma non con quella del 2013 durante il governo Letta. È certo che la dina­mica dei con­tratti non dice nulla sullo stato del mer­cato del lavoro se svin­co­lata dal numero dei lavo­ra­tori interessati.
È un bagno di realtà per tutti quelli che usano i con­tratti per fini pro­pa­gan­di­stici. Un’analisi un po’ più appro­fon­dita sug­ge­ri­sce che, al netto delle ces­sa­zioni, men­tre i con­tratti aumen­tano il numero di lavo­ra­tori inte­res­sati dimi­nui­sce. La disoc­cu­pa­zione coe­ren­te­mente mostra invece una dina­mica posi­tiva sul periodo. Appare utile sof­fer­marsi sull’andamento delle tra­sfor­ma­zioni di con­tratti da tempo deter­mi­nato a inde­ter­mi­nato. Durante il trien­nio, per otte­nere un’apparente sta­bi­liz­za­zione biso­gna esser stati pre­cari, ma con mode­ra­zione: la pro­ba­bi­lità di otte­nere con­tratto stan­dard è più alta se il con­tratto a ter­mine aveva durata tra i quat­tro e dodici mesi, men­tre coloro che ini­ziano con un con­tratto di durata oltre l’anno, la pro­ba­bi­lità die­va­dere dalla pre­ca­rietà si riduce dra­sti­ca­mente tra il 2012 e la fine del 2014. L’assenza di infor­ma­zioni sui tri­me­stri non per­mette di capire se la dina­mica sia o meno influen­zata dagli annunci dell’ultima legge di sta­bi­lità sugli sgravi che, a guar­dare i dati sui con­tratti, pare aver fre­nato la dina­mica in espan­sione dell’ultimo tri­me­stre del 2014 segnando un netto calo di con­tratti, ma anche di occupati.

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