domenica 5 luglio 2015

EDITORIALE La sfida greca ai filistei

da il manifesto
EDITORIALE

La sfida greca ai filistei


 
La visita di Alexis Tsipras al manifesto, prima delle elezioni, nel gennaio 2015

Può suo­nare reto­rico dire che oggi la Gre­cia sarà tea­tro di un avve­ni­mento sto­rico. Ma così è. Il risul­tato del refe­ren­dum influirà sul futuro stesso dell’Unione euro­pea e su quello di uno dei paesi più pic­coli della Comunità.
E pro­prio que­sta par­ti­co­la­rità merita una prima rifles­sione. Come è pos­si­bile che un paese tanto pic­colo possa, non dico tenere in scacco, ma con­di­zio­nare il domani di altri 27 stati? Non è strano che il voto di dieci milioni di per­sone possa influire sulla vita di altri quat­tro­cento? Lo sarebbe se que­sta vicenda non rap­pre­sen­tasse la quin­tes­senza della globalizzazione.
Dagli Stati uniti alla Cina tutti seguono con atten­zione quanto sta acca­dendo nella terra degli dei dell’Olimpo. Per­ciò il voto di oggi è qual­cosa di più e di diverso della sfida sim­bo­lica di Davide con­tro Golia, anche se la grande dispa­rità di forze può ben sug­ge­rire l’accostamento per­ché in que­sto cimento del pic­colo con­tro il gigante non sono certo i fili­stei di Bru­xel­les ad aver dovuto sfi­dare nella vita quo­ti­diana gli orsi e i leoni della lunga, infi­nita crisi che ha but­tato donne, uomini, bam­bini, anziani nella bat­ta­glia con­tro le bestie nere della povertà, della fame, della man­canza di medi­ci­nali, della depres­sione che ha fatto impen­nare le per­cen­tuali dei suicidi.
Il cit­ta­dino greco per lun­ghi anni ha sop­por­tato l’assedio e quando il Golia di Ber­lino lo ha inchio­dato all’ultimo duello, il pic­colo Davide ha tirato fuori la fionda del refe­ren­dum cogliendo tutti di sorpresa.
Atene mette oggi in evi­denza non solo la spro­por­zione delle forze in campo ma le con­trad­di­zioni forti e divi­sive della Ue.
Sono lì a dimo­strarlo i poli­tici ita­liani che, da sini­stra a destra — da Ven­dola a Bru­netta a Sal­vini pas­sando per Grillo — tifano, pur tra molti distin­guo, per la bat­ta­glia del pic­colo Davide. Sicu­ra­mente per­ché molti vor­reb­bero usare il voto greco a fini di poli­tica interna. E non è curioso che grandi eco­no­mi­sti, quasi tutti nobel e libe­ral si siano pro­nun­ciati per il “No”, posi­zione mal dige­rita da tutte le grandi firme del gior­na­li­smo nostrano, scritto e televisivo?
Abbiamo assi­stito a una straor­di­na­ria opera di mani­po­la­zione dell’informazione, par­ti­co­lar­mente sfron­tata nell’impegno pro­fuso a dare per verità son­daggi smen­titi dalle stesse fonti, a cen­su­rare noti­zie impor­tanti, come la cri­tica del con­gresso Usa, reca­pi­tata, nero su bianco, alla signora Lagarde.
Que­sto voto mette strappa i veli alle magni­fi­che e pro­gres­sive sorti della Ue a tra­zione tede­sca. Denun­cia il difetto di nascita, una Unione calata dall’alto senza nulla chie­dere ai cit­ta­dini, con­trad­di­cendo lo spi­rito dell’Europa pen­sata da Altiero Spinelli.
Sco­pre un’Unione costruita su un’impalcatura economico-finanziaria che sosti­tuiva alla val­vola di sfogo della sva­lu­ta­zione delle monete nazio­nali l’impressionante sva­lu­ta­zione del lavoro sot­to­messo alle duris­sime leggi dell’eterna precarietà.
Tut­ta­via la ten­sione e la pas­sione che viviamo nel giorno in cui ci sen­tiamo tutti greci è così forte non solo per­ché abbiamo impa­rato a memo­ria i numeri del disa­stro pro­vo­cato dalla cieca auste­rità, fino all’ultimo para­dosso del man­cato rim­borso di 1,6 miliardi non pagato da Atene che ha pro­vo­cato il falò di 287 bru­ciati dalle borse il giorno dopo. Per­ché i mer­cati si erano «spa­ven­tati», così tito­la­vano i gior­nali con la con­sueta bana­lità invece di rac­con­tare a let­tori e tele­spet­ta­tori l’assurdità della situazione.
E non si venga a dire che tagliando e dila­zio­nando il debito greco ver­rebbe annul­lato il prin­ci­pio fon­da­men­tale della Ue, cioè il rispetto delle regole.
Se rispet­tarle signi­fica dan­neg­giare l’intera comu­nità, allora è solo un brac­cio di ferro poli­tico quello in corso, una pura guerra di potere con la volontà di arri­vare allo scon­tro frontale.
Ed eccolo lì il nostro Renzi, fin dal primo momento lesto a nascon­dersi die­tro lo scudo tede­sco, pronto ad accu­sare Tsi­pras di voler tor­nare alla dracma, non solo una bugia ma una meschi­ne­ria che spiega molte cose sulla stoffa del per­so­nag­gio. Natu­ral­mente in ottima com­pa­gnia di cuori corag­giosi come Hol­lande, Gabriel, Schulz…
C’è di più, è in gioco qual­cosa di più profondo.
Oltre alla testa, alla razio­na­lità, c’è in ballo il cuore acceso dalla sfida demo­cra­tica, c’è la lezione di un grande popolo capace di sop­por­tare e tenere a bada la for­tis­sima ten­sione del momento. Tutti gli ita­liani, gio­vani e vec­chi, che danno lezioni sulle regole da rispet­tare sareb­bero stati capaci di met­tersi in fila così digni­to­sa­mente davanti ai ban­co­mat vuoti?
E, infine, nello scon­tro fron­tale gioca una par­tita molto rischiosa anche lo stesso Tsipras.
Aveva già vinto le ele­zioni con un pro­gramma molto chiaro, no all’austerità, sì, mode­rato, all’Europa. Oggi il gio­vane lea­der tenta il tutto per tutto, il numero secco alla rou­lette, dove i punti quello che hai. Se perdi è un disa­stro, se vinci sei più forte ma non hai risolto i tuoi pro­blemi. Che sono comuni a molti altri paesi. Ita­lia com­presa, come già dice l’Istat a pro­po­sito del ral­len­ta­mento di una ripresa già debolissima.
Da que­sto punto di vista il voto di Atene ha un signi­fi­cato sto­rico, unico. Nella mito­lo­gia greca ci sono nume­rosi esempi di uomini abban­do­nati dagli dei. Tsi­pras deve spe­rare che gli dei dell’Olimpo — e il popolo greco — oggi siano con lui.

Grecia

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