domenica 5 luglio 2015

Fassina: «Faremo un partito di sinistra»

da il manifesto
POLITICA

Fassina: «Faremo un partito di sinistra»

Oltre il Pd. Sul palco di Roma Cofferati, Civati e l’economista Mariana Mazzucato. Appuntamento in autunno, subito comitati per scuola, democrazia e lavoro. «Renzi interpreta al meglio la subalternità della sinistra. Bisogna sostenere Tsipras. La nuova Unità lo attacca? Tolgano il nome di Gramsci dalla testata»

 
Cofferati e Fassina all'iniziativa del Palladium a Roma 
ROMA
Sale sul palco in cami­cia e cra­vatta da bravo ragazzo, cita Ben­nato, la vin­tage «isola che non c’è», quella che «ti pren­dono in giro se con­ti­nui a cer­carla», ogni volta che parte l’applauso — spesso — con la mano fa il gesto di non esa­ge­rare. Ste­fano Fas­sina non fa l’anti Renzi: di Renzi è l’opposto per natura e cul­tura. In una loca­tion a effetti spe­ciali zero, il tea­tro Pal­la­dium del quar­tiere popo­lare romano di Gar­ba­tella, ieri ha con­vo­cato i delusi del Pd, come lui che è uscito dieci giorni fa. Nel giorno della festa dell’indipendenza degli Stati Uniti, attacca, «cele­briamo l’indipendenza da una sini­stra ras­se­gnata e subal­terna, vin­cente senza vit­to­ria», «siamo donne e uomini che tra il Pd e il popolo demo­cra­tico abban­do­nato dal Pd, hanno scelto il popolo democratico».
Sono arri­vati in tanti, almeno un migliaio dalla «mitica» base Pd, sfi­dando l’afa e l’aria con­di­zio­nata scarsa come si con­viene a mili­tanti d’antan, facce di sini­stra popo­lare dai cir­coli di Giub­bo­nari e del cen­tro sto­rico, dell’Aurelio Caval­leg­geri, dell’Alitalia, di Capan­nelle, dove Fas­sina ha annun­ciato il suo addio al par­tito e ora il segre­ta­rio allarga le brac­cia: «Il tes­se­ra­mento è par­tito ma si reiscri­vono in pochi, fin qui tre su qua­ranta». La scuola è stata una maz­zata per molti, «la riforma più deva­stante», spie­gano Melinda, ammi­ni­stra­trice napo­le­tana, e Monica Gre­gori, depu­tata. Ma anche il Jobs Act, come spie­gano i lavo­ra­tori della Mul­ti­ser­vizi di Roma, salu­tati dal palco. Alcuni non sono ancora usciti dal Pd, come Paolo, cir­colo Albe­rone, che l’altra set­ti­mana stava all’assemblea di Spe­ranza e Ber­sani e non si ras­se­gna: «Dicono le stesse cose di Stefano».
Non è pro­prio così, non più. Nelle prime file c’è mezzo gruppo par­la­men­tare di Sel, Fer­rero del Prc, Cesare Salvi (non par­le­ranno dal palco), e poi Pippo Civati, Luca Pasto­rino, Ser­gio Cof­fe­rati, i pro­fes­sori Michele Pro­spero e Mas­simo D’Antoni. Del Pd c’è solo il depu­tato Alfredo D’Attorre, com­pa­gno di tante bat­ta­glie e oggi di viag­gio verso Atene: «Tengo aperta la bat­ta­glia del Pd, fin­ché sarà pos­si­bile», ma in molti lo danno in uscita. Fas­sina attacca su Renzi («non è un usur­pa­tore del Pd, è l’interprete più abile della subal­ter­nità della sini­stra», il Pd «vuole essere il par­tito degli inte­ressi più forti, di Mar­chionne, del par­tito degli affari, del Lin­gotto»); dei socia­li­sti euro­pei che si schie­rano con­tro il governo di Atene, dice che hanno esau­rito la «spinta pro­gres­siva»; sull’Europa non teme di pro­nun­ciare le parole «inte­resse nazio­nale»; se la prende con lanuova Unità che titola sulla Gre­cia «Tasche vuote, arse­nali pieni»: «Rispetto la libertà di stampa, ma almeno si tolga dalla testata la dici­tura di gior­nale fon­dato da Anto­nio Gram­sci». Si scalda soprat­tutto su Ale­xis Tsi­pras: «Domani (oggi, ndr) è una data sto­rica, segna uno spar­tiac­que nella vita delle per­sone e nella vita poli­tica euro­pea: Syriza e il governo Tsi­pras hanno ridato senso alla demo­cra­zia». Sul palco sale il greco Pana­go­pou­los che infiamma la pla­tea. Fra poche ore il ver­detto delle urne.
Sarà l’ora della verità per l’Europa. Ma anche per la sini­stra ita­liana. Intanto Fas­sina pro­pone un pro­gramma per un sog­getto di sini­stra che non nasce oggi, per­ché «prima va con­di­viso un pro­gramma». A sini­stra le dif­fe­renze sono cosa seris­sima e far finta di nulla porta dritto al fal­li­mento: vedasi noti pre­ce­denti. Il pro­gramma è quello di un Pd imma­gi­na­rio, di sini­stra e anco­rato alla Costi­tu­zione, quello che non c’è mai stato se non forse «nella paren­tesi della segre­te­ria di mino­ranza di Ber­sani»: «Spesa per inve­sti­menti, abo­lire il fiscal com­pact e il pareg­gio in bilan­cio in Costi­tu­zione», «bloc­care i nego­ziati per il Ttip, il trat­tato di scambi com­mer­ciali tra Ue e Usa»; una chiara mis­sione di poli­tica indu­striale per la Cassa depo­siti e pre­stiti, diritti civili, red­dito di dignità da spe­ri­men­tare (ma l’obiettivo è il lavoro di cittadinanza).
Un’estate di comi­tati nei ter­ri­tori su scuola, lavoro e demo­cra­zia, poi in autunno l’appuntamento per un sog­getto uni­ta­rio, con Sel, Civati e tutti gli altri.
«Il Pd ha cam­biato natura, c’è un grande spa­zio a sini­stra che va riem­pito, con calma per­ché il per­corso è lungo. Il con­te­ni­tore è l’ultimo dei pro­blemi» avverte un applau­di­tis­simo Ser­gio Cof­fe­rati, altro ex Pd di lusso che qui è il più auto­re­vole ponte con la coa­li­zione sociale di Lan­dini. Ma anche il pro­fes­sore Pro­spero, autore di un for­mi­da­bile sag­gio sul ren­zi­smo, «Il nuo­vi­smo rea­liz­zato», si prende un lungo applauso quando dice «il dopo Renzi è già comin­ciato, a me la parola par­tito piace». «Siamo qua per fare un par­tito», assi­cura nelle con­clu­sioni Fas­sina. Ma i tempi sono lun­ghi e il per­corso sarà serio. E magari pas­serà attra­verso i refe­ren­dum, ma «senza fughe in avanti soli­ta­rie e inu­tili, pos­siamo rac­co­gliere le forze per una cam­pa­gna refe­ren­da­ria da valu­tare insieme, anzi­tutto sulla legge per la scuola, e insieme a chi rap­pre­senta inse­gnanti e studenti»».
Civati, che invece i refe­ren­dum li vor­rebbe lan­ciare subito, risponde che è bene guar­darsi dalla sini­stra «dei salotti» ma anche da quella «dei divani, quella che se gli dici refe­ren­dum risponde “sì, ma il pros­simo anno”».
Insomma, c’è da chia­rirsi le idee su come andare avanti. Come non è per niente scon­tata l’unanimità su come affron­tare le ammi­ni­stra­tive 2016: «Può essere l’occasione per gui­dare alla vit­to­ria un cen­tro­si­ni­stra oggi sem­pre più lon­tano dal suo popolo».
Ma la parola «cen­tro­si­ni­stra» è ormai inno­mi­na­bile per un pezzo della sini­stra in cam­mino, se non a prezzo di mille chia­ri­menti. Ci sarà da discu­tere anche su que­sto.
Intanto oggi parte il char­ter per Atene, fiato sospeso, dalle urne gre­che arri­verà un ver­detto per l’Europa ma anche, a modo suo, per la sini­stra italiana.

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