venerdì 3 luglio 2015

Grecia, nell’attesa la morsa si stringe

da il manifesto
EUROPA

Grecia, nell’attesa la morsa si stringe

Verso il referendum. Negoziati bloccati, ma i tiri si concentrano per scaricare tutte le responsabilità sul governo Tsipras. Hollande chiede un "si'", se vince il no si va verso "l'incognito". Per l'Fmi, i bisogni finanziari di Atene si sono aggravati a causa di "importanti cambiamenti politici": c'è bisogno di altri 50 miliardi di qui al 2018 (oltre a una ristrutturazione del debito). Tispras e Varoufakis evocano le dimissioni se vince il si'. Cristina Kirchner a fianco dei greci: "è come l'Argentina nel 2001"


Hollande
PARIGI
L’attesa. Ormai l’appuntamento è per lunedi’. La scena si mette in atto, per sca­ri­care tutte le respon­sa­bi­lità sul governo Tsi­pras. La Ger­ma­nia ha chiuso la porta al dia­logo e ha tra­sci­nato con sé la Com­mis­sione. Fra­nçois Hol­lande, che avrebbe voluto “un accordo subito”, ieri ha fatto pres­sioni a favore del “si’”: se vince, “il nego­ziato potrà molto facil­mente avviarsi”, sulla base della bozza di accordo già redatta, invece, se sarà il no entre­remo “in una forma di inco­gnito”. Per il pre­si­dente fran­cese, che si ripara cosi’ dalle cri­ti­che che rica­dranno su tutti in caso di Gre­xit, “tocca ai greci rispon­dere”. Per il mini­stro dell’Economia, Michel Sapin, “c’è un momento in cui i popoli hanno la mano, oggi dob­biamo sem­pli­ce­mente lasciare la demo­cra­zia greca espri­mersi”. Anche se, ha aggiunto, “è dif­fi­cile fare un accordo con qual­cuno che dice no”.
E’ tutto un coro per ripren­dere l’ingiunzione ripe­tuta in que­sti giorni da Chri­stine Lagarde dell’Fmi: “serve un dia­logo tra adulti”. La Gre­cia ha fatto default sull’Fmi il 30 giu­gno e l’istituzione adesso scende in campo con un rap­porto allar­mi­sta, che fa pre­ve­dere che non con­ce­derà la pro­roga sui tempi del rim­borso chie­sta da Atene: i biso­gni finan­ziari della Gre­cia sono aggra­vati da “impor­tanti cam­bia­menti poli­tici” avve­nuti negli ultimi mesi. Per l’Fmi, la cre­scita è crol­lata a zero con il governo di Syriza, men­tre le pre­vi­sioni erano di un +2,5%. Cosi’, la Gre­cia avrà biso­gno di 50 miliardi di qui al 2018, 36 finan­ziati dagli euro­pei, che dovranno con­ce­dere anche una ristrut­tu­ra­zione del debito, attra­verso un rad­dop­pio della durata delle obbli­ga­zioni e un periodo di gra­zia sul paga­mento degli interessi.
In Gre­cia, la cam­pa­gna per il si’ uti­lizza i son­daggi. Yanis Varou­fa­kis, in un’intervista a Bloom­sberg Tv, ha rispo­sto che se vince il si’ “non saro’ più mini­stro”. Varou­fa­kis spiega che in que­sto caso il governo potrebbe dimet­tersi, ma “coo­pe­rare con i suc­ces­sori” per evi­tare un vuoto. Anche Tsi­pras mette sul tavolo le dimis­sioni: “non sono un primo mini­stro che resta al suo posto sia che piova o che tiri vento”. Ma Tsi­pras punta sull’unità del paese, anche all’indomani del referendum.
La morsa si stringe sulla Gre­cia anche con l’arma delle agen­zie di rating. Per Moody’s, la Gre­cia è ormai in cate­go­ria Caaa3, cioè a un passo dal “default immi­nente”. La Bce non si muove. Man­tiene l’Ela (liqui­dità di emer­genza) a 89 miliardi, e aspetta gli eventi. Per la Bce la sca­denza defi­ni­tiva è il 20 luglio, con la sca­denza del rim­borso di 3,5 miliardi. Se per quella data, in man­canza di accordo, non verrà ono­rata, la Banca cen­trale si sen­tirà costretta a tagliare l’ossigeno che resta alle ban­che gre­che, pre­ci­pi­tan­dole nel fallimento.
La Gre­cia è ben sola in Europa, dove tutti non hanno potuto fare a meno di seguire la Ger­ma­nia e atten­dono un “si’”, nella spe­ranza di limi­tare i danni per se stessi. Dalla lon­tana Argen­tina, la pre­si­dente Cri­stina Kirch­ner, è ben iso­lata a difen­dere Atene: “cio’ che vive il popolo greco – ha detto alla tv pub­blica – cor­ri­sponde esat­ta­mente a cio’ che noi argen­tini abbiamo vis­suto nel 2001: le con­se­guenze di poli­ti­che ter­ri­bili, del neo­li­be­ri­smo, di aggiu­sta­menti per­ma­nenti che tra­sci­nano verso la mise­ria, la fame, la disoccupazione”.

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