sabato 4 luglio 2015

I Brics: la Grecia venga con noi

da il manifesto
INTERNAZIONALE

I Brics: la Grecia venga con noi

Alleanze. Il summit dei cinque grandi emergenti, il 9, esaminerà la situazione ellenica

 
Per le vie di Atene

La Gre­cia sal­vata dai Brics? La noti­zia ha comin­ciato a cir­co­lare a mag­gio, quando il vice­mi­ni­stro delle Finanze russo Ser­gei Stor­chak ha pro­po­sto ad Atene di aggiun­gersi come sesto paese a Bra­sile, Rus­sia, India, Cina e Suda­frica. I cin­que si sono riu­niti l’anno scorso a Bra­si­lia e si ritro­ve­ranno il 9 e il 10 luglio nella città di Ufa, in Rus­sia, paese a cui tocca la pre­si­denza di turno dell’organismo. In quella sede, la Cina pre­sen­terà i docu­menti rela­tivi alla neces­sa­ria rati­fica par­la­men­tare per la crea­zione della Banca dei Brics, che potrà ini­ziare le prime ope­ra­zioni di finan­zia­mento a par­tire dal gen­naio del 2016. Il primo passo verso l’istituzione di una moneta comune.
I par­la­menti degli altri quat­tro paesi hanno già appro­vato la par­te­ci­pa­zione alla Banca di svi­luppo: la cui fina­lità è quella di con­tra­stare l’egemonia occi­den­tale sui mer­cati finan­ziari e di con­ce­dere cre­diti ai paesi emer­genti in dif­fi­coltà senza strin­ger­gli intorno al collo il cap­pio degli “aggiu­sta­menti strut­tu­rali” modello Fmi. I cin­que som­mano una popo­la­zione di 3 miliardi di per­sone –il 40% del totale –, rap­pre­sen­tano il 26% della super­fi­cie del globo, e si con­fi­gu­rano come una gigan­te­sca riserva alimentare.
Se le cose pre­ci­pi­tano ulte­rior­mente per Atene, i Brics potreb­bero costi­tuire una sponda seria? Secondo molti ana­li­sti, le trat­ta­tive sono in corso e la que­stione verrà discussa a Ufa. Tsi­pras ha dichia­rato che qua­lun­que sia il risul­tato del refe­ren­dum, fir­merà un accordo con l’Unione euro­pea quarantott’ore dopo. Tut­ta­via, sono molte le voci auto­re­voli che con­si­de­rano l’uscita dall’euro «un’idea che sta gua­da­gnando popo­la­rità presso i lavo­ra­tori, i poveri e le classi medio-basse», come sostiene su Le Monde diplo­ma­ti­que di luglio l’economista Costas Lapa­vi­tsas, depu­tato di Syriza, mem­bro della Piat­ta­forma di sini­stra e soste­ni­tore di un’uscita del suo paese dall’Unione eco­no­mica e mone­ta­ria (Uem). Afferma: «Nes­suno vuole negare che un default e un’uscita dall’euro avreb­bero un costo sociale ele­vato, soprat­tutto nei primi tempi. Ma si trat­te­rebbe di una prova tem­po­ra­nea; e que­sto non giu­sti­fica che l’intero paese debba invece accet­tare l’austerità richie­sta all’interno della Uem… L’entrata nell’Uem si è rive­lata un grave errore. Ma il paese può ancora seguire un’altra strada. E così facendo aiu­te­rebbe l’Europa a sba­raz­zarsi di un sistema mone­ta­rio tos­sico, che soprav­vive solo gra­zie al soste­gno dei set­tori poli­tici de eco­no­mici dominanti».
Invece, il sistema dei Brics – affer­mano i paesi socia­li­sti dell’America latina, invi­tati al ver­tice dell’anno scorso – parte con un piede diverso, for­te­mente influen­zato dal segno soli­dale di altri orga­ni­smi regio­nali che com­pon­gono il Banco del Sur. E così l’Alleanza boli­va­riana per i popoli della nostra Ame­rica – Trat­tato del com­mer­cio dei popoli (Alba-Tcp) ha subito mani­fe­stato soste­gno al popolo e al governo greco con un comu­ni­cato: «per­ché la bat­ta­glia sto­rica che stanno con­du­cendo con­tro le forze distrut­trici del capi­tale neo­li­be­ri­sta trans­na­zio­nale – scrive l’Alba – è una lotta per la sal­vezza di tutta la spe­cie umana, per la vita, la libertà e l’autodeterminazione dei popoli». Anche il pre­si­dente del Vene­zuela, Nico­las Maduro, ha invi­tato Tsi­pras – che alcuni grandi media nor­da­me­ri­cani hanno defi­nito «il Cha­vez dei Bal­cani» — a «non aver paura» e a «tener duro nella dif­fi­cile bat­ta­glia per libe­rarsi dal giogo di chi pre­tende suc­chiare il san­gue dei popoli e la ric­chezza dei paesi: una bat­ta­glia che serve da esem­pio all’Europa affin­ché si sve­gli dal letargo».
Si è fatto sen­tire anche l’economista Rafael Cor­rea, pre­si­dente dell’Ecuador, paese che ha impo­sto al Fondo mone­ta­rio inter­na­zio­nale la pro­pria sovra­nità, deci­dendo di non pagare il debito e vol­gen­dosi ai rap­porti sud-sud. «Il primo con­si­glio che mi sento di dare – ha detto Cor­rea durante una riu­nione con il Con­sejo Empre­sa­rial de Ame­rica Latina – è di non pre­stare la minima atten­zione all’Fmi né ad altre buro­cra­zie inter­na­zio­nali, le cui ricette ci ave­vano por­tato a crisi sem­pre peg­giori: per­ché a gui­dare i loro inte­ressi non sono le per­sone, ma il grande capitale».
Intanto, fanno discu­tere le dichia­ra­zioni rila­sciate al New York Times dal gover­na­tore di Porto Rico, Ale­jan­dro Gar­cia Padilla, secondo il quale il debito di 73 mila milioni di dol­lari dell’isola (3,6 milioni di abi­tanti), arri­vato a sca­denza «è impa­ga­bile». Ma non può esserci default in base alle leggi fede­rali, essendo l’isola uno stato libe­ra­mente asso­ciato agli Usa: «Non si può con­ti­nuare a chie­dere pre­stiti per sanare il defi­cit – ha detto Padilla – e aumen­tare ancora le tasse ai cit­ta­dini e a tagliare le pensioni».
L’Fmi sta «distrug­gendo Porto Rico, la cui eco­no­mia è con­trol­lata al 25% dai fondi avvol­toio», ha detto la pre­si­dente argen­tina Cri­stina Kirch­ner durante un discorso all’Organizzazione mon­diale del com­mer­cio (Wto). «Quel che sta vivendo il popolo greco – ha affer­mato — è esat­ta­mente quel che ha vis­suto il popolo argen­tino: oggi il 60% dei gio­vani greci non ha lavoro, ma la Gre­cia destina il 2,6% del suo Pil alle spese mili­tare per acqui­sti alla Fran­cia, Ger­ma­nia e Stati uniti, per­ché è un paese stra­te­gico per la sua posi­zione nel Medi­ter­ra­neo».
Invi­tata al ver­tice Brics dell’anno scorso, Kirch­ner ha denun­ciato il ricatto dei fondi avvol­toio e ha rice­vuto il pieno appog­gio dell’organismo: «La solu­zione del debito argen­tino – ha detto – non è solo un pro­blema nostro, ma una que­stione di sovra­nità che inte­ressa tutti i paesi ricat­tati dai mec­ca­ni­smi della finanza inter­na­zio­nale». E ora, anche l’esempio della Gre­cia farà scuola.

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