martedì 14 luglio 2015

La gabbia senza chiave

da contro*corrente

La gabbia senza chiave – Marco Travaglio 14-7-2015

pignorantiDomenica 5 luglio abbiamo un po’ invidiato i greci perché, non contenti di essersi scelti il governo che preferivano, hanno anche potuto dire la loro su una materia che ai tempi della democrazia era decisa dai popoli: la politica. E, con il loro No, hanno urlato all’Europa che volevano tenersi stretta la politica e dunque la democrazia. Domenica 12 luglio l’Eurotruppen ci ha riportati bruscamente sulla terraferma: nel Grande Bancomat che ha preso il posto dell’Europa, non c’è posto per i No, solo per i Signorsì. Il rubinetto dell’euro lo aprono e lo chiudono personaggi perlopiù mai eletti: la cosiddetta Troika. E le istituzioni elettive, dal Parlamento europeo a quelli nazionali, sono a loro volta ostaggi di regole, trattati e dinamiche che hanno preso il sopravvento anche su di loro. Perché hanno messo i popoli l’uno contro l’altro. I paesi virtuosi del Nord, che si riconoscono nella leadership tedesca, non vogliono pagare il conto di quelli viziosi del Sud. E tra quelli del Sud non c’è solidarietà: solo rivalità come in ogni guerra tra poveri. Spagna e Portogallo non vogliono concedere alla Grecia ciò che a loro è stato negato. La Francia gioca su tutti i tavoli e l’Italia renziana (come quella berlusconiana, montiana e lettiana) su nessuno. In mancanza di un governo europeo, siamo in mano a 19 premier che rischiano la testa a ogni scadenza elettorale, dunque sono deboli anche quando appaiono forti, più preoccupati di salvare la faccia che non la Grecia o l’Europa. E i loro nemici, i “populisti antieuro”, li han creati loro.
La Merkel – checché se ne dica – è molto più ragionevole del falco Schauble, che però ha dalla sua la stragrande maggioranza dei tedeschi, oltre a tutto il Nord Europa; e per di più la Cancelliera rischia di farsi scavalcare in asprezza dagli alleati socialdemocratici; e, se appare cedevole, la bestia neonazista è sempre pronta a liberare i suoi spiriti animali.
Hollande è il premier più impopolare d’Europa e gli basta un niente per regalare la Francia non a Sarkozy, ma alla Le Pen. Il premier spagnolo Rajoy è terrorizzato dall’avanzata di Podemos. Renzi è assediato a tenaglia su tre fronti: i 5Stelle, Salvini e la sinistra nel Pd e fuori. E Tsipras deve fronteggiare la rivolta del suo partito Syriza contro l’accordo capestro dell’altra notte, ma anche dai vecchi partiti, il conservatore e il socialista, che vogliono riprendersi il potere, magari nascosti dietro un bel governo tecnico di larghe intese sponsorizzato dalla Troika.
Raccontare il caso Grecia come un ricatto della Merkel a Tsipras è roba da cartoon. La verità è che sono tutti ricattatori e contemporaneamente ricattati, tutti sequestratori e insieme sequestrati. Hanno costruito una gabbia dall’interno e non riescono più a uscirne. Forse hanno perduto le chiavi, o forse non le hanno mai avute perché si sono scordati di costruire la porta e la serratura. Con una tragica coazione a ripetere sempre gli stessi errori, seguitano a imporre agli stati deboli ricette feroci e recessive che li indeboliscono vieppiù, allontanando anziché avvicinare il giorno in cui potranno eventualmente restituire un po’ di debiti. Intanto però non hanno idea di che accadrebbe all’Europa se la Grecia uscisse. Dunque parlano allegramente di Grexit, ma non l’hanno mai seriamente considerata. Nemmeno Tsipras sa cosa accadrebbe alla Grecia col ritorno alla dracma e, nel timore di un disastro ancor più catastrofico dell’attuale, ha preferito restare dentro, accettando condizioni più giugulatorie di quelle rifiutate cinque mesi fa.
Al confronto, il giogo subìto dai romani alle Forche Caudine è una passeggiata. E chi, come Renzi e Boldrini, esulta per l’accordo salvifico e per l’Europa che cambia verso, dovrebbe farsi visitare da uno specialista bravo.
Il tempo ci dirà se Tsipras ha fatto bene o male ad arrendersi, ma nemmeno chi lo liquida come un voltagabbana attaccato alla poltrona può dimostrare che l’altra opzione fosse migliore.
(Ma allora il referendum era una farsa? ndr)
Nell’attesa, non è ancora il momento di ritirare la nostra piccola invidia per il popolo greco. Intanto perché ha ancora, pur malconcio e ostaggio dei “responsabili” all’ateniese, un governo democraticamente eletto, che noi non sappiamo più nemmeno cosa sia. Poi perché la gente segue la politica minuto per minuto con una partecipazione, anche in piazza, che noi ci scordiamo. Infine perché in Grecia, diversamente che da noi, la parola data da un politico agli elettori è sacra: tant’è che Tsipras viene lapidato per aver prima sottoposto la sua a referendum, quando il memorandum europeo gli chiedeva di rimangiarsela, e poi di averla sconfessata con la firma dell’a ltra notte.
A ben pensarci, è quel che fece B. nell’estate del 2011 lasciandosi dettare il menu delle riforme dalla Bce (l’esatto contrario delle sue promesse elettorali) in cambio della sua permanenza al governo (poi sfumata di lì a poco). Da allora, nessun premier ha potuto essere accusato di aver tradito il programma elettorale, non avendone mai avuto uno.
Monti, Letta e Renzi hanno mai avuto neppure degli elettori, infatti non si sono mai candidati a premier: lo sono diventati per investitura regia (i primi due) o per autoinvestitura via Twitter (il terzo), con maggioranze parlamentari truccate da un premio incostituzionale. Quale elettore potrà mai rinfacciare agli eletti i loro tradimenti se, dal 2006 col Porcellum e ora con l’Italicum e col Senato delle Regioni, non esistono né elettori né eletti? Prima di ridere dei greci, guardiamoci allo specchio: la loro è una tragedia, noi siamo sempre alla farsa.

Nessun commento:

Posta un commento