martedì 14 luglio 2015

La Grecia, la Storia e i depressi di sinistra

da l'Espresso

Piovono Ranedi Alessandro Gilioli

La Grecia, la Storia e i depressi di sinistra

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Fosse esistita un secolo e mezzo fa, la sinistra italiana avrebbe rinunciato al Risorgimento dopo la fucilazione dei fratelli Bandiera.
Voglio dire: ogni nuovo ordine nasce dalla comprensione del disordine (cit.) e qui l'entropia è al limite della soglia critica.
Ciò nonostante, mi pare assai scarso lo sforzo di comprensione del disordine se ci si limita a far passare rapidamente Tsipras da eroe a traditore senza provare a sistematizzare alcuni dati di realtà che non sono poi nemmeno così complessi.
Importa fino a un certo punto, ad esempio, che Tsipras sia stato sottoposto a "waterboarding mentale", come ha scritto il Guardian: anche se fa un po' impressione che in una sedicente Unione si arrivi a questo. Importa poco perché il problema strutturale di fondo sono stati comunque i rapporti di forza nell'eurogruppo tra la parte keynesiana-sociale e quella rigorista-liberista: non solo uno Stato contro tutti gli altri, ma soprattutto quell'uno a rappresentare un'economia debolissima e con l'acqua alla gola. Del tutto indifferente è stato il fatto che l'acqua alla gola gliel'abbia fatta salire proprio il connubio fra la Troika e le larghe intese greche che hanno comandato ad Atene fino all'altro ieri: sempre con l'acqua alla gola era, Tsipras, quindi in rapporti di forza pessimi.
Se a rappresentare l'Europa sociale è la Calvairate e a rappresentare quella liberista è il Barcellona, insomma, bisogna mettere in conto la probabilità di perdere anche se in campo si corre come matti. Tsipras dunque non è stato né un eroe né un traditore, ma il capitano di una squadra debolissima contro una che voleva maralmadeggiare - e perdonatemi la metafora calcistica.
Se poi proprio vogliamo parlare di "traditori" (ma il termine mi piace pochissimo) piuttosto io guarderei a quei capi di governo del Pse i cui partiti sono stati votati anche in Europa con slogan e programmi contrari al rigore contabile e poi si sono sdraiati sulla linea Merkel-Schäuble. Velo pietoso.
Quanto alla "stravittoria" della Germania, questa è stata indubbia, l'altro ieri. Tuttavia ha stravinto un po' come nel 1844 stravinsero i Borboni sui fratelli Bandiera, appunto: non esattamente un trionfo di lungo termine. Ha infatti ottenuto lo scalpo della Grecia uccidendo il progetto europeo e palesando a tutti che questa non è un'Unione fra cittadini d'Europa ma una gabbia le cui chiavi sono in mano a Merkel, Schäuble e pochi altri. Quindi rendendo l'Unione stessa odiosa a centinaia di milioni di persone fuori dall'asse Germania-Olanda-Finlandia, determinando perciò un effetto politico devastante in diversi Paesi proprio per quegli equilibri che credono di aver stabilizzato.
Ne parlavo giusto ieri con il responsabile di un istituto di ricerche demoscopiche: contrariamente a quanto vuole il racconto mediatico di questi giorni, la "lezione tedesca" tenderà a gonfiare - per reazione - il consenso verso le cosiddette forze anti sistema, che in ogni Paese hanno volti e idee diverse ma ugualmente incassano la rabbia contro questa follia. Quindi stiamo parlando di Le Pen in Francia e Podemos in Spagna, da noi di Grillo e Salvini.
Del resto, se arriva il messaggio che l'Ue è una dittatura di pochi e non è riformabile con la ragionevolezza e la mediazione, si alimentano per forza conflittualità ancora più dure ed estreme. In altre parole, dato che quest'Europa tenuta insieme con i diktat e i ricatti non va comunque da nessuna parte, la vera domanda è cosa prenderà il suo posto: altro che vittoria della Merkel.
A proposito, faccio presente chi in Grecia sta cercando di incassare localmente la sconfitta di Tsipras: Alba Dorata. E mi viene in mente Slavoj Žižek quando dice che ogni esplosione del fascismo nasce da una sconfitta della sinistra.
È poi una grave sciocchezza, a mio avviso, anche quella secondo cui "allora il referendum non è servito a niente", come dicono alcuni depressi di oggi.
Mi rendo conto che questo pensiero possa scattare come riflesso automatico, visto che poi alla Grecia sono state imposte condizioni peggiori di quelle a cui aveva detto no, ma se si uniscono retrospettivamente i puntini si capisce benissimo a cosa è servito il referendum greco e molto oltre i confini di quel Paese: è servito a mostrare a tutta Europa come mai era accaduto primal'abisso ormai incolmabile scavato tra la democrazia e questa Ue, a evidenziare il livello inaccettabile di sottrazione della sovranità ai cittadini, a rendere chiaro a ogni popolo Ue che in questa Unione, così com'è, il loro voto non conta più niente, quindi è tutto da rifare. A palesare universalmente che questa Ue è solo un «protettorato in maschera», come scrive oggi Lucio Caracciolo.
Certo, è un eterogenesi dei fini, ma così a volte procede la storia. L'importante è provare a capirne e magari orientarne i percorsi, tutt'altro che lineari.
Ecco perché oggi - torno all'inizio del post - è non solo inutile ma anche un po' irritante piangere per la sconfitta di Tsipras o - peggio - dividersi a sinistra fra "tsiprioti" e "varoufakisti", tra chi condivide fotomontaggi di Schäuble impiccato e chi alza già bandiera bianca dopo la prima battaglia europea persa - quando qui siamo solo al giorno zero.
A causare queste reazioni a sinistra è, come sempre, quel mix bipolare di settarismo e sconfittismo proprio di chi preferisce cullarsi con il pensiero magico (l'eroe senza macchia Tsipras) piuttosto che con le complessità e le sfide poste dal reale.
Oggi più  rischiose di ieri, certo, ma anche più interessanti e affascinanti. Che richiedono quindi ancora più intelligenza e coraggio, altro che la solita onanistica depressione.
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