domenica 5 luglio 2015

La narrazione sulla Grecia dei media italiani è quella della troika

da il manifesto
EUROPA

La narrazione sulla Grecia dei media italiani è quella della troika

Informazione. Il gior­na­li­smo ita­liano main­stream, in grande mag­gio­ranza, ha mostrato i muscoli e ogni tipo di mezzo per rac­con­tare un paese - la Gre­cia - che a detta di tanti che sono in loco, non esi­ste


La crisi greca non solo ha mostrato il vero volto della troika, basti pen­sare aidocu­menti segreti pub­bli­cati dal Guar­dian, alle inter­cet­ta­zioni di Mer­kel, o all’ostruzione dei paesi euro­pei alla dif­fu­sione del docu­mento del Fmi, che sostan­zial­mente dava ragione ai greci, ma ha per­messo di com­pren­dere come la nar­ra­zione dei fatti esteri dei media main­stream, sia giunto ad un suo punto di non ritorno.
La crisi greca non solo ha posto in discus­sione, evi­den­te­mente, l’Europa e l’eurozona, sep­pure in modo per ora imper­scru­ta­bile, ma ha messo in mostra una sorta di modus ope­randi dell’informazione ita­liana, che ha finito per aggan­ciarsi com­ple­ta­mente alla nar­ra­zione della troika, per sal­vare se stessa. Non ha tanto favo­rito le “isti­tu­zioni”, ne ha assunto in pieno le linee stra­te­gi­che comunicative.
Il gior­na­li­smo ita­liano main­stream, in grande mag­gio­ranza, ha mostrato i muscoli e ogni tipo di mezzo per rac­con­tare un paese - la Gre­cia — che a detta di tanti che sono in loco, non esi­ste. Dal “dramma del pen­sio­nato” con cuiRepub­blica ha tenuto la sua home page per tutta la gior­nata di venerdì,
pensionato
fino al con­fronto tra le due piazze di venerdì sera, come se fos­sero la stessa cosa. Come se da una parte non fos­sero di più, e per lo più gio­vani e dall’altra non fos­sero meno e non fos­sero per lo più i vitu­pe­rati “pelan­droni pen­sio­nati” greci. Un corto cir­cuito – voluto — vero e pro­prio che ha por­tato la stessa Syriza a cer­care di comu­ni­care più sui social net­work, che sui media (come rac­conta Le Monde).
Non si può, oggi, fare un gior­nale come se non esi­stesse internet.
Lo dovrebbe sapere l’esperto Fede­rico Fubini (vice diret­tore del Cor­riere della Sera), i cui rac­conti “in presa diretta” sono stati smen­titi, punto per punto, luogo per luogo da Mat­teo Nucci su mini­maet­mo­ra­lia. Nucci è andato in ogni posto nel quale Fubini lamen­tava una situa­zione simile al disa­stro, dimo­strando cosa stesse real­mente acca­dendo in quei luoghi.
Senza par­lare dei “nostri” gior­na­li­sti sui social network.
Tra­la­sciando i neo adepti ren­ziani come Clau­dio Cerasa, diret­tore de Il Foglio, che ha twittato

come se il –26% del Pil gra­zie ai trat­ta­menti troika, fosse un’invenzione di Syriza, i social net­work si sono riem­piti di novelli esperti eco­no­mici, colmi di certezze.
Alcuni si sono distinti in modo particolare.
È il caso di Vit­to­rio Zuc­coni di Repub­blica, in prima linea con­tro Tsi­pras, ispi­rato nel citare il Guar­dian su arti­coli circa il calo di turi­smo, ma deci­sa­mente meno pronto a lan­ciare gli scoop sui docu­menti segreti della troika.



Gli esempi sono mol­tis­simi ed evi­den­ziano — non solo in Ita­lia — come nel momento del biso­gno e di un grande rischio, la gran­cassa media­tica main­stream abbia saputo subito piaz­zarsi dalla parte del più forte, facendo finta di niente riguardo le “noti­zie” (la let­tera del Con­gresso, il docu­mento del Fmi, le pres­sioni dei paesi euro­pei, i docu­menti di Nuova Demo­cra­zia in Gre­cia per indi­riz­zare la comu­ni­ca­zione dei media in Gre­cia, i fal­li­menti della troika) e ingag­giando la lotta con­tro la con­trad­di­zione di un par­tito che non accetta le regole impo­ste dai “potenti”.
La nar­ra­zione a senso unico, fino ad arri­vare a misti­fi­care la realtà, pur­troppo, non è una novità (l’abbiamo vista all’opera anche in Ucraina, per fare un esem­pio, dove i neo­na­zi­sti sono diven­tati “europeisti”).
Basta chie­dere a un qual­siasi free­lance, in giro per il mondo, quali siano spesso i suoi pen­sieri dopo la let­tura di molti, tanti, pezzi di “cor­ri­spon­denti” ben più noti e tito­lati. Non importa ciò che è vero, quanto ciò che è vero­si­mile. Il mito del gior­na­li­smo indi­pen­dente viene dun­que sma­sche­rato pro­prio da chi se ne fa pala­dino, attra­verso una vera e pro­pria nar­ra­zione di una realtà che si cerca di pie­gare alla pro­pria “visione del mondo” det­tata da inte­ressi acco­mu­na­bili, nel pro­prio “set­tore”, a quelli che non vuole per­dere la troika in Europa.
Si accusa chi fa un gior­na­li­smo poli­tico, evi­den­ziando quindi le con­trad­di­zioni ma ponen­dosi aper­ta­mente da un lato della bar­ri­cata, di essere di parte, fin­gendo di essere neutrali.
Come se la scelta delle fonti, di chi si inter­vi­sta, della pro­spet­tiva con cui si sce­glie di par­lare di un argo­mento, fos­sero neu­trali, aset­tici e non pre­sup­po­nes­sero, invece, una chiara scelta. 
E infine ci sono quelli imba­raz­zanti. Ieri l’Unità tito­lava “Gre­cia tasche vuote, arse­nali pieni”, facendo finta di niente su chi in pre­ce­denza ha com­prato le armi e sul fatto che quelle, insieme al mini­stro di destra del governo greco, dovrebbe ras­si­cu­rare pro­prio gli amici di Renzi, ovvero la Nato.

Senza con­si­de­rare poi il silen­zio del quo­ti­diano fon­dato da Anto­nio Gram­sci, su guerre uma­ni­ta­rie e recenti acqui­sti in tema di F35.

Grecia

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