sabato 4 luglio 2015

L'Europa siamo noi.Tsipras fa il pieno di no in piazza

da il manifesto

L'Europa siamo noi

Una piazza Syntagma stracolma accoglie il comizio del leader del governo che esorta i greci a dare forza alla democrazia. Si chiude così una lunga giornata iniziata con il via libera del consiglio di stato al referendum. Con i sondaggi fermi sul testa a testa, da Bruxelles raffica di dichiarazioni contro il No mentre dal congresso Usa arriva, netta e esplicita, la critica alla politica del Fmi

Tsipras fa il pieno di no in piazza

Atene. Oceanica manifestazione a sostegno dell’oxi: «Respingiamo il ricatto». Il premier greco parla da vincitore: «L’Europa che vogliamo non è quella degli ultimatum», ma un continente che «torni ai suoi principi fondativi». Sul palco Podemos e la Linke
 
Piazza Syntagma ieri

Basta un colpo d’occhio dall’alto del palco di piazza Syn­tagma, al calar del sole, a squar­ciare all’improvviso la neb­bia che da giorni avvol­geva la vigi­lia del refe­ren­dum greco: una cor­tina fumo­gena fatta di inge­renze inde­bite dei lea­der euro­pei, ridi­co­liz­za­zione delle richie­ste gre­che all’Eurogruppo e dello stesso voto di dome­nica, pre­sen­tato come una scelta tra euro e dracma o tra euro­pei­sti e anti­eu­ro­pei­sti, titoli di gior­nale allar­mi­stici e bat­tage tele­vi­sivo a favore del sì.
La marea umana che si estende a per­dita d’occhio nell’enorme piazza e nelle arte­rie cir­co­stanti, senza solu­zione di con­ti­nuità fino a piazza Omo­nia, dice una cosa sola: il governo di Ale­xis Tsi­pras non è solo e il popolo che gli aveva dato fidu­cia appena cin­que mesi fa è sem­pre con lui. Anzi, è pronto a far­gli qua­drato attorno. Non sarà facile sba­raz­zar­sene, comun­que vada a finire dome­nica (e a que­sto punto sorge più di un dub­bio su son­daggi e pre­vi­sioni della vigi­lia, l’ultimo dif­fuso ieri da un gior­nale di cen­tro­de­stra, To Eth­nos, che dava il sì leg­ger­mente in vantaggio).
Quando sale sul palco in cami­cia bianca con i pol­sini arro­to­lati quasi fino al gomito, alle 21,50, Ale­xis Tsi­pras è con­sa­pe­vole del fatto che la prova di forza con il fronte del sì, radu­nato nel vicino Sta­dio del marmo, era ampia­mente vinta. Così, ha potuto tra­sci­nare la folla uti­liz­zando la stessa parola-simbolo della cam­pa­gna elet­to­rale dello scorso gen­naio: «elpida», «spe­ranza», la stessa parola che gli aveva con­sen­tito di scon­fig­gere pochi mesi fa «la poli­tica della paura» uti­liz­zata dagli avver­sari per pro­vare a non farlo vin­cere e ora ripro­po­sta in maniera ancora più bru­tale. Quello del pre­mier greco è un discorso da vin­ci­tore: «Popolo greco, oggi non pro­te­stiamo, festeg­giamo la vit­to­ria delle demo­cra­zia e man­diamo un mes­sag­gio di orgo­glio che nes­suno può invo­care», comin­cia. Poi, come nel pome­rig­gio in tele­vi­sione, incita i greci a «pren­dere il destino nelle pro­prie mani», per­ché «l’Europa che vogliamo non è quella degli ulti­ma­tum» ma un con­ti­nente che «torni ai suoi prin­cipi fon­da­tivi». Per que­sto «dome­nica man­de­remo un mes­sag­gio di egua­glianza e dignità», affonda il colpo.
In dieci minuti appena di discorso in mani­che di cami­cia, Tsi­pras non lesina qual­che stoc­cata a Jean Claude Junc­ker, Angela Mer­kel e il suo mini­stro del Tesoro Wol­fgang Schau­ble, rap­pre­sen­tato col volto truce nelle strade di Atene sui mani­fe­sti che inci­tano a votare no: «Nes­suno ha il diritto di dire che toglierà la Gre­cia dal suo spa­zio natu­rale», manda a dire ai fal­chi dell’austerità. Per que­sto invita «il popolo greco», che «ha dimo­strato molte volte di saper rispe­dire al mit­tente gli ulti­ma­tum», «a dire un grande e orgo­glioso no» anche a quest’ultimo, il più indecente.
Infine, prima di reci­tare alcuni versi di una poe­sia di Yan­nis Ritzos sul «pic­colo popolo senza spada né pal­lot­tole che com­batte per il pane di tutti», ben con­scio della deli­ca­tezza del momento, spende qual­che parola per smor­zare la ten­sione: «Lunedì, qual­siasi sarà il risul­tato, dob­biamo dire no alla divi­sione tra i greci». Unità, come aveva fatto appello in chiu­sura di cam­pa­gna elet­to­rale alla fine di gennaio.
Già nel pome­rig­gio, di fronte all’intensificarsi del bom­bar­da­mento media­tico e della pro­pa­ganda a favore del sì, Tsi­pras aveva deciso di lan­ciare un breve mes­sag­gio alla tele­vi­sione: «Dite no a ricatti e ulti­ma­tum, deci­dete con calma il vostro futuro», aveva detto alla popo­la­zione greca con l’obiettivo di tran­quil­liz­zarla. Durante la gior­nata era stata un’escalation di allarmi e pres­sioni: vec­chi arnesi della poli­tica greca, respon­sa­bili dell’indebitamento del paese come l’ex pre­mier Kostas Kara­man­lis, rima­sto in silen­zio durante tutti gli anni della crisi e dei Memo­ran­dum, che lan­cia­vano appelli per il sì, un gior­nale vicino alla destra che tito­lava su un pre­sunto pre­lievo dai risparmi supe­riori ai 20 mila euro, i ban­chieri che soste­ne­vano di avere liqui­dità fino a lunedì, per­fino una com­pa­gnia tele­fo­nica che si è messa a rega­lare minuti a chi inviava un mes­sag­gio con scritto «sì». Men­tre la Corte Costi­tu­zio­nale aveva dichia­rato valido il que­sito e smon­tato pure l’ultimo ten­ta­tivo di impedirlo.
Non è escluso che la ricom­parsa nell’agone poli­tico di per­so­naggi scre­di­tati e le fasti­diose inge­renze dei lea­der euro­pei nella cam­pa­gna refe­ren­da­ria, unite alla sen­sa­zione che l’Europa voglia asfis­siare la Gre­cia per arri­vare a un «regime change», abbiano gio­cato un ruolo nega­tivo per i soste­ni­tori del sì, facendo loro per­dere con­sensi piut­to­sto che guadagnarli.
In ogni modo, il pre­mier si è deciso a non limi­tarsi al pre­vi­sto comi­zio serale in piazza Syn­tagma e ha par­lato a tutti i greci, pre­ci­sando che «il refe­ren­dum non è sulla per­ma­nenza della Gre­cia nell’euro» e facen­dosi forza del fatto che anche il Fmi ha ammesso l’insostenibilità del debito elle­nico, con la pre­vi­sione un taglio del 30 per cento e la dila­zione del rima­nente 70 per cento in vent’anni: «Ha giu­sti­fi­cato la nostra scelta di non accet­tare un accordo che ignora il tema fon­da­men­tale del debito». Anche se stra­na­mente, ha fatto notare Tsi­pras, que­sto rap­porto «non è mai stato con­di­viso con le isti­tu­zioni nei cin­que mesi in cui abbiamo negoziato».
La boc­cia­tura del piano dei cre­di­tori rischia a que­sto punto di met­tere in pesante discus­sione pro­prio la lea­der euro­pea che voleva toglierlo di mezzo, e con lui le rina­scenti vel­leità delle sini­stre euro­pee, non a caso pre­senti in gran spol­vero sul palco di piazza Syn­tagma: un rap­pre­sen­tante della Linke strappa applausi quando dice «voi fate la vostra bat­ta­glia qui e noi faremo la nostra in Ger­ma­nia», ova­zione per Miguel Urban di Pode­mos che il pros­simo autunno potrebbe con­qui­stare la Spa­gna dopo aver già preso Madrid e Bar­cel­lona. Spa­zio pure a un mes­sag­gio di Gerry Adams per lo Sinn Fein, ai ciprioti dell’Akel, ai Verdi e a una espo­nente del cen­tro sociale Dik­tio di Exar­chia che tra­scina la folla reci­tando tutti i «no» dei movi­menti sociali. «La vit­to­ria del no signi­fi­cherà avere più forza sul tavolo dei nego­ziati» e non una fuga dall’Europa, ha detto Tipras. Da lunedì potrebbe avere ragione.

Grecia

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