martedì 14 luglio 2015

Paura e sollievo a Palazzo Chigi Italia

da il manifesto
POLITICA

Paura e sollievo a Palazzo Chigi

Italia . Prodi: «Evitato il peggio, non il male: Grecia umiliata e devastata, Ue incapace». Vincenzo Visco: «Poste le basi della fine della moneta unica». Allontanato l’incubo Grexit, Renzi non può comunque cantare vittoria: il ruolo italiano ulteriormente sminuito, l’Europa duramente ferita

 
Il premier Matteo Renzi 

È sin­cero il sor­riso che cam­peg­gia sul viso di Mat­teo Renzi. Certo, quando assi­cura che l’accordo dimo­stra che la Ue non è affatto agli ordini di un Paese solo, viene da sgra­nare gli occhi e chie­dersi se c’è o ci fa. Quando dice che «non c’è nes­sun derby Merkel-Tsipras» il solo pro­blema essendo che «la Gre­cia deve fare le riforme», si può stare certi che ci fa. Quando assi­cura che «nes­suno voleva la caduta del governo greco», nem­meno vale la pena di starlo a sen­tire. Ma il sol­lievo, quello è vero. E quando il pre­mier ita­liano dice che nella notte per due volte si è rischiato il botto finale, ha la fac­cia di chi i bri­vidi lungo la schiena li ha sen­titi cor­rere davvero.
E’ stata una notte da incubo per Renzi e forse ancora di più per la squa­dra del Tesoro. Una cosa è rac­con­tare al volgo che la Gre­xit non sarebbe un gran pro­blema, che «i fon­da­men­tali sono a posto» e quindi comun­que poco male per l’Italia. Tutt’altra tro­varsi di fronte lo spet­tro della cac­ciata di Atene dalla moneta unica. Per l’Italia sarebbe stato un disa­stro. Per il governo e per il suo capo peg­gio. In fin dei conti è andata bene, nono­stante tutto.
Per la verità, di lati oscuri nel dramma di Bru­xel­les e nel suo esito ce ne sono a mazzi. Prima di tutto la totale assenza di qual­siasi ruolo ita­liano: un irri­le­vanza con pochi pre­ce­denti. Al con­fronto, Sil­vio Ber­lu­sconi era un pro­ta­go­ni­sta di pri­mis­sima gran­dezza. Nei quat­tro ver­tici a quat­tro che si sono sus­se­guiti nella notte più lunga, l’Italia non è stata mai invi­tata e pochis­simo con­sul­tata. Renzi si è effet­ti­va­mente schie­rato con­tro i super­fal­chi, ma ha potuto farlo solo quando Hol­lande ha imboc­cato quella strada, ondeg­giando dun­que tra l’ombra di Ber­lino e quella di Parigi. Anche se le smen­tite di pram­ma­tica sono ovvia­mente pio­vute, lo scon­tro diretto con il pre­mier olan­dese Rutte, pasda­ran rigo­ri­sta, sem­bra ci sia stato dav­vero. Ma se qual­cuno con pas­sa­porto ita­lico ha dav­vero fron­teg­giato i duri, quello non è stato Renzi: è stato Mario Draghi.
Il ruolo dell’Italia esce da que­sta vicenda ulte­rior­mente smi­nuito, il che non fa certo pia­cere all’inquilino di palazzo Chigi. Ma il vero cruc­cio, la paura prin­ci­pale, è la maz­zata presa dall’Europa. L’ottimismo è di ordi­nanza, anche se qual­cuno, come Gen­naro Migliore strafa e applaude il «capo­la­voro poli­tico». Il pre­si­dente della Repub­blica in carica, Ser­gio Mat­ta­rella, e il pre­de­ces­sore, re Gior­gio, si entu­sia­smano. Ma le valu­ta­zioni reali sono diverse: non a caso a rive­larle sono euro­pei­sti al di sopra di ogni sospetto. Come Romano Prodi: che della moneta unica è uno dei padri sto­rici: «Si è evi­tato il peg­gio ma non il male: una Gre­cia umi­liata, un’Europa inca­pace di ini­zia­tiva, lea­der­ship e soli­da­rietà. La Gre­cia è deva­stata e l’Europa di oggi, se non cam­bia, non potrà pre­pa­rare l’Europa di domani».
L’ex mini­stro del Tesoro Vin­cenzo Visco, altro uomo chiave negli anni rug­genti dell’euro, è più dra­stico: «La verità è che con que­sto accordo, a meno di un cam­bio di rotta, sono state poste le basi mate­riali e poli­ti­che della fine della moneta unica». Per il Pd, come per tutte le forze di cen­tro­si­ni­stra euro­pee, una crisi dell’Europa, anche solo in ter­mini poli­tici e di popo­la­rità, è deva­stante. «La verità — spiega un diri­gente del Pd pas­sato al ren­zi­smo dopo aver a lungo soste­nuto Mas­simo D’Alema — è che l’Europa regge sem­pre meno. E noi sull’Europa abbiamo scom­messo tutto».
Infine il fronte interno, che sin dall’annuncio del refe­ren­dum è stato per Renzi uno degli aspetti fon­da­men­tali della vicenda. La scon­fitta di Tsi­pras non gli dispiace affatto. Nei suoi cal­coli ha sem­pre pen­sato che un suc­cesso dell’azzardo greco avrebbe raf­for­zato i nemici ita­liani dell’euro, che guarda caso sono anche i suoi più temi­bili rivali: l’M5S e la Lega. Ma la disfatta è un’altra cosa, e l’umiliazione impo­sta dalla Ger­ma­nia alla Gre­cia rischia di rive­larsi con­tro­pro­du­cente. Da ieri nes­suno può più fin­gere che l’Europa sia qual­cosa di diverso da un’area con­trol­lata dalla Ger­ma­nia e dai suoi più stretti alleati.
Se sul fronte dell’economia le cose andranno bene, non sarà un esa­ge­rato cruc­cio. In caso con­tra­rio, il risen­ti­mento per l’esercizio di arro­ganza di Ber­lino, latente sotto pelle, si abbat­terà su palazzo Chigi.

Grecia

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