sabato 4 luglio 2015

Senato,i no di Renzi ai dissidenti dem

Senato,i no di Renzi ai dissidenti dem (TOMMASO CIRIACO)

I numeri“Chiedono di modificare punti richiesti dalla stessa minoranza,voglio vedere se fanno cadere il governo” Ma spunta una disponibilità: “Discutiamo nel merito senza pregiudizi”.Gli oppositori: “Noi determinanti”.

ROMA . Preparata da venticinque senatori dem, la trappola perfetta è già nascosta tra i banchi di Palazzo Madama. E rischia di mettere fuori gioco il governo. «Discutiamo nel merito, senza pregiudizi. Ma il bello ricorda in provato Matteo Renzi – è che chiedono di modificare la riforma costituzionale proprio nei punti che erano stati voluti da altri esponenti della minoranza… ». Un paradosso, per il premier. Pronto a concedere solo l’elettività del Senato, e solo a patto di non resettare l’iter del ddl Boschi. «Altro tempo non ne perdo. Piuttosto me la gioco in Aula». E in Aula i verdiniani sono già pronti a votare compattamente con il governo. «Al 100%», assicura l’azzurro Ignazio Abrignani.
Il futuro della legislatura si gioca proprio su questa riforma. Per una volta, i numeri della minoranza fanno davvero paura. «Noi siamo determinanti – premette Doris Lo Moro – Io da capogruppo in commissione sono leale, ma ho firmato il documento perché non sono abituata a nascondermi». Oltre ai venticinque che hanno sottoscritto il testo, altri tre o quattro (da Casson e Mineo, fino a Bubbico) potrebbero accodarsi. Per fare cosa? «Dopo l’Italicum – ricorda Miguel Gotor – bisogna pensare ai contrappesi. Da qui la necessità di aumentare le competenze del Senato e tornare all’elettività». Per riuscirci, bisognerebbe riaprire la discussione sull’articolo due: «È stato già modificato, quindi il presidente Grasso può farlo», assicura il senatore. Un incubo, per il governo.
Di rimettere tutto in discussione Renzi proprio non vuol sentirne parlare. «Ho sempre avuto ragione io, finora – ha confidato – Voglio vedere se qualcuno vuole davvero far cadere il governo, in una fase internazionale così delicata». Altro discorso è prevedere l’elezione dei senatori, contestualmente al voto per i consiglieri regionali. Dal punto di vista tecnico è possibile, vanno ripetendo da tempo Maria Elena Boschi e Gaetano Quagliariello. Proprio la ministra avrebbe sondato informalmente i tecnici del Quirinale per acquisire pareri sul nodo più delicato del ddl. Nel frattempo, l’area “Sinistra è cambiamento” di Maurizio Martina, ormai sempre più distante dai bersaniani, prova a blindare la maggioranza. «La strada migliore – ammette il ministro – è sottoporre agli elettori la scelta dei senatori con liste collegate alle Regionali». Troppo poco, troppo vago per l’ala dura della minoranza. «Se parliamo di elettività, deve essere effettiva – rilancia il senatore Federico Fornaro – Evitiamo i pasticci».
Articolo intero su La Repubblica di oggi.

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